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Ragazza usa lo smartphone in classe iStock

Cellulari vietati a scuola, botta e risposta in tv Riniolo-Matone

In tv l'artista milanese Filippo Riniolo e la deputata della Lega Simonetta Matone si sono "scontrati"sul divieto dell'uso di smartphone in classe

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Il divieto di utilizzo degli smartphone a scuola divide, tra chi è d’accordo con la presa di posizione del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e chi, invece, non trova utile il provvedimento preso, che entrerà in vigore fin dal primo giorno di lezioni dell’anno scolastico 2025-2026. In tv, in una trasmissione andata su La7 Filippo Riniolo e Simonetta Matone si sono “scontrati” in un botta e risposta sull’argomento, che è ben presto diventato virale.

Telefoni cellulari vietati a scuola, polemica in tv

In tv il dibattito sul divieto degli smartphone a scuola ha tenuto banco anche in occasione di una puntata del programma di La7 “L’aria che tira“. Il conduttore ha introdotto l’argomento elencando una serie di Paesi che vietano l’uso dei cellulari in classe ormai da tempo: dalla Cina alla Finlandia, passando per la Gran Bretagna (dove però sono i presidi a decidere), la Francia, la Svezia, il Belgio, i Paesi Bassi, la Nuova Zelanda.

Agli ospiti in studio è stato chiesto cosa ne pensassero del divieto di utilizzo degli smartphone sancito anche da una circolare del ministero dell’Istruzione e del Merito, una decisione fortemente voluta dal ministro Giuseppe Valditara che in più occasioni ha difeso la sua scelta.

In studio i pareri sono stati discordanti e c’è stato un intenso botta e risposta tra l’artista milanese Filippo Riniolo e la deputata della Lega Simonetta Matone: il primo molto negativo e polemico sul divieto, mentre la seconda in linea con la presa di posizione del Governo.

Riniolo sul divieto di smartphone in classe: “Lo useranno lo stesso”

“Ci sono tanti Paesi che lo vietano, ma è tutto sbagliato proprio l’approccio”, ha detto Filippo Riniolo nel suo intervento sulla scelta del ministero dell’Istruzione e del Merito di vietare i cellulari in classe, aggiungendo poi: “Cioè, spiegate a Valditara e anche a tutto il resto del Governo che non è che se domani vietate la febbre la gente smette di ammalarsi. Non è coi divieti, con le proibizioni che potete costruire un rapporto con la comunità degli studenti e delle studentesse“.

L’artista milanese ha poi continuato nel suo intervento, spiegando che a scuola si può trovare “un momento con i professori in cui si può provare a capire come si usa il cellulare. È con il rapporto con la nuova digitalizzazione e con un rapporto educativo con la digitalizzazione che formiamo i ragazzi”.

Poi è arrivata nello studio televisivo la provocazione: “La verità è che i ragazzi il cellulare lo useranno lo stesso, in barba a Valditara”. L’artista ha poi aggiunto: “Questo provvedimento fa acqua da tutte le parti. Tutti i presidi sanno che non funzionerà, ma voi per lavarvi la coscienza mandate la circolare e pensate di aver assolto a un problema molto più profondo, che è la dipendenza che i ragazzi hanno con il cellulare, un rapporto distorto che spesso è l’epifenomeno di una solitudine profondissima e invece di mettere gli psicologi al fianco degli studenti come chiedono le organizzazioni studentesche arriva la circolare e loro si sono lavati la coscienza. Come se questo cambierà qualcosa nella vita delle persone”.

Proprio sul tema del divieto degli smartphone a scuola era arrivata anche una critica di uno psicologo scolastico che considerava questa scelta incoerente e negativa.

La difesa di Matone della linea del Governo sul divieto di telefoni a scuola

Simonetta Matone, deputata della Lega, invece, è di tutt’altro parere. Lei è convinta che questa decisione “cambierà radicalmente” le cose e secondo lei non è vero che gli studenti e le studentesse aggireranno il divieto. La donna politica ha anche accusato il suo interlocutore di pensarla così solo perché “vive in un mondo senza regole. Se c’è una regola i direttori didattici sono obbligati a farla rispettare”.

Per la deputata della Lega si tratta “un messaggio forte che viene mandato” a tutto il mondo scolastico, in particolare agli studenti, che sono divisi su queste nuove regole introdotte a scuola.

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