Centri estivi sempre più costosi: quanto spende una famiglia
I centri estivi sono sempre più cari in Italia e le famiglie si ritrovano a dover fare i conti con una spesa crescente: cosa chiede l'Adoc al Governo
Quando le scuole finiscono, iniziano le lunghe vacanze estive che danno ben più di un pensiero ai genitori italiani. Chi non può contare su nonni, parenti, amici, vicini di casa che possono tenere bambini e bambine durante l’estate, deve fare i conti con i prezzi di baby sitter e, soprattutto, dei centri estivi, che sono sempre più costosi. Se queste soluzioni rappresentano un’opportunità per socializzare e crescere durante l’estate insieme a coetanei ed educatori, i costi non sono proprio alla portata di tutte le tasche. Un’indagine ha svelato quanto spende una famiglia per i centri estivi.
Quanto sono aumentati i centri estivi in Italia
Per il quarto anno Eures-Adoc ha realizzato un monitoraggio dei costi dei centri estivi, tenendo in considerazione i prezzi e i servizi offerti da queste attività in otto grandi città italiane. Per quello che riguarda i costi dell’estate 2026, le famiglie italiane potrebbero ricevere una vera e propria stangata: mandare due figli al centro estivo quest’anno potrebbe arrivare a costare fino a 2.700 euro.
La tariffa media per un centro estivo privato a tempo pieno è di 179 euro a settimana, con una spesa complessiva di 1.432 euro per otto settimane se si ha un solo figlio e più di 2.700 euro per due figli, considerando anche eventuali sconti applicati. Sei settimane, invece, costano in media 1.074 euro per un figlio e più di 2.000 per due figli.
Dal 2023 al 2026 le tariffe sono aumentate con "un’impennata ben superiore all’inflazione", come si legge nell’analisi. Il costo medio settimanale a livello nazionale è passato da 141 a 179 euro, con un incremento del 27% in tre anni (38 euro in più a settimana). Nell’ultimo anno l’aumento è stato del 3,5%, mentre i rincari più alti sono stati registrati nel Centro Italia, dove i prezzi sono saliti di più del 50% rispetto al 2023.
Le città italiane dove si spende di più per i centri estivi
L’analisi ha preso in considerazione le tariffe dei centri estivi di otto grandi città italiane: Milano, Torino e Bologna per il Nord, Roma e Firenze per il Centro, Napoli, Bari e Palermo per il Sud. Nelle regioni settentrionali la spesa media settimanale può arrivare a 196, mentre in quelle centrali e meridionali rispettivamente a 185 e 143.
La città dove i rincari si avvertono maggiormente è Milano: è la più cara con una media di 233 euro a settimana, 100 euro in più rispetto a Bari, che è il capoluogo meno costoso. Nella classifica, dopo la città meneghina troviamo Firenze (187 €), Bologna (181 €), Torino (171 €), Roma (165), Palermo (153 €), Napoli (142 €) e Bari (137€).
Se si considera tutta l’estate e tutta la durata delle vacanze estive scolastiche, a Milano otto settimane di centro estivo costano in media 1.861 euro per un figlio e oltre 3.500 euro per due, mentre si va dai 1.320 euro di Roma ai 1.496 euro di Firenze per un solo figlio se si considera il Centro. Al Sud i costi sono più contenuti, ma comunque alti per i redditi medi delle famiglie italiane: per otto settimane la spesa è di 1.224 euro a Palermo, 1.136 euro a Napoli e 1.097 euro a Bari, mentre, con due figli, si superano sempre i 2.100 euro.
Bologna, invece, è la città che ha segnato l’aumento più elevato nel triennio 2023-2026: +71 euro a settimana. Il capoluogo emiliano è seguito da Roma (+42 euro) e Bari (+37 euro). Nell’ultimo anno solamente Napoli ha segnato un lieve ribasso dei prezzi (da 154 euro a 142).
Le richieste dell’associazione di consumatori per aiutare i genitori
Oltre agli alti costi dei centri estivi, c’è anche un altro problema, cioè quello della carenza di servizi pubblici comunali o convenzionati: non sono sufficienti visto l’aumento della domanda. Le agevolazioni economiche e i contributi sono pochi e non aiutano a coprire le spese per tutto il periodo di chiusura delle scuole. Sono in aumento, invece, i campus sportivi federali, con strutture di qualità e istruttori specializzati, ma anche costi che possono arrivare anche a 900 euro settimanali per la formula residenziale.
La Presidente Adoc nazionale, Anna Rea, ha sottolineato che costi così alti creano discriminazioni e disparità, che colpiscono soprattutto le famiglie dove i genitori lavorano a tempo pieno e non c’è una rete di supporto famigliare. Il rischio è quello di un'"interruzione della fase di apprendimento, che isola i minori più fragili a casa, spesso davanti a tablet o cellulari".
Le famiglie non cercano un "parcheggio" per poter andare a lavorare mentre bambini e bambine sono a casa, ma vogliono un luogo educativo dove i figli possano fare attività stimolanti, socializzare e crescere. Al Governo l’associazione di consumatori chiede:
- la detraibilità totale dei costi dei centri estivi nel 730;
- un aumento dell’offerta pubblica e convenzionata;
- una revisione del calendario scolastico;
- un piano di investimenti sul personale scolastico;
- un ammodernamento delle strutture scolastiche, con l’introduzione di condizionatori per rendere le scuole dei luoghi sicuri e salubri, vivibili tutto l’anno.