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Cervello dei bambini bersagliato da schermi, cos'è il criticoma iStock

Cervello dei bambini bersagliato da schermi: cos'è il criticoma

Il criticoma è l'insieme di esperienze che il cervello integra nei periodi critici di plasticità sinaptica che vanno dalla fase prenatale ai 25 anni

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

I bambini di oggi crescono bersagliati da imput che arrivano dagli schermi, che siano smartphone, tablet o televisori. Una nuova revisione peer-reviewed, pubblicata su "Brain Health", ha indagato su quali siano gli effetti sul cervello. Lo studio, a cura di Michel Cuenod e Kim Q. Do del Centro di Neuroscienze Psichiatriche dell’Università di Losanna, e di Julio Licinio della SUNY Upstate Medical University, ha parlato di "criticoma".

Cos’è il criticoma

Per i ricercatori di neuroscienza, il termine criticoma indica l’insieme completo delle esperienze sensoriali, motorie, sociali, culturali e ambientali che il cervello integra durante i periodi critici di plasticità sinaptica che vanno dalla fase prenatale fino a circa venticinque anni.

Ciò che entra diventa parte del cervello. Ciò che non entra, o entra in modo errato, non può essere facilmente recuperato.

In questo contesto, i disturbi dello spettro autistico, la schizofrenia, il disturbo da stress post-traumatico, il disturbo depressivo maggiore e le sindromi culturalmente determinate vengono riconsiderati dagli autori come condizioni evolutive piuttosto che puramente sinaptiche.

Secondo gli esperti non si tratta più soltanto di ciò che è danneggiato nel cervello adulto, ma di ciò che non è stato possibile integrare, o è stato integrato in modo errato, durante le finestre temporali cruciali.

"I dati ci dicono da anni che la schizofrenia è un disturbo dello sviluppo, non un disturbo della sinapsi adulta", ha sottolineato Michel Cuenod, coautore presso il Centro di Neuroscienze Psichiatriche dell’Università di Losanna, in alcune dichiarazioni riportate da LaPresse. "La difficoltà è sempre stata quella di articolare cosa fosse andato storto e quando. Il concetto di criticoma ci fornisce una cornice per affrontare questa questione", ha spiegato.

Criticoma, depressione e gemelli: l’esperimento

In un esperimento condotto da Kenneth Kendler e Lindon Halberstadt sono state intervistate quattordici coppie di gemelli monozigoti cresciuti insieme, ma nettamente discordanti per quanto riguarda la depressione nel corso della vita.

Pur avendo lo stesso genotipo e la stessa famiglia d’origine, il gemello affetto portava quasi sempre il peso di una rottura relazionale, talvolta casuale, talvolta causata da un temperamento leggermente più impulsivo che si era irrigidito nel corso dei decenni, dando origine a una vita divergente. Kendler e Halberstadt hanno definito questo lento processo di amplificazione "continuità cumulativa".

Nella prospettiva del "criticoma", l’impalcatura sociale integrata durante la prolungata finestra prefrontale della tarda adolescenza è di per sé fondamentale per la regolazione dell’umore in età adulta.

Sei meccanismi nel cervello

Sei meccanismi neurobiologici costituiscono il fondamento di questo quadro: la regolazione GABAergica attraverso interneuroni parvalbumina-positivi, le reti perineuronali attorno alle cellule a scarica rapida, la mielinizzazione progressiva dei circuiti corticali, la regolazione epigenetica dipendente dall’esperienza, la maturazione neuromodulatoria e la potatura sinaptica durante lo sviluppo.

Gli autori considerano proprio la potatura sinaptica come un sesto pilastro. Fino a metà delle sinapsi corticali viene eliminata durante l’infanzia e l’adolescenza. Ciò che viene potato non può essere recuperato. Ciò che resta diventa il substrato della cognizione adulta.

A spiegare in modo più chiaro il fenomeno del corticoma è un proverbio brasiliano: "Papagaio velho não aprende a falar" (un vecchio pappagallo non impara a parlare). In pratica c’è una finestra temporale che va dalla fase prenatale fino ai 25 anni in cui il cervello sarebbe più ricettivo, i neuroscienziati si stanno però interrogando su quali siano le conseguenze del bombardamento di segnali provenienti dai device sul cervello dei bambini.