Che scuola ha fatto Antonio Diodato: è Cavaliere della Repubblica
Diodato ha ricevuto dal Quirinale il titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana: che scuola ha fatto, che titolo di studio ha
Antonio Diodato è un cantante italiano che nel 2026 ha ricevuto dal Quirinale il titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, “per essere cittadino attivo che presta particolare attenzione alle problematiche degli altri”. L’artista, infatti, ha visitato delle associazioni che operano nelle periferie di grandi città, raccontando “le loro storie di inclusione e socializzazione” e dando spazio a chi offre nuove possibilità alle persone in difficoltà”, si legge nelle motivazioni dell’onorificenza. Che scuola ha fatto Antonio Diodato e che titolo di studio ha?
Che titolo di studio ha Antonio Diodato
Antonio Diodato, conosciuto semplicemente come Diodato, è nato ad Aosta il 30 agosto 1981, da padre salernitano e madre tarantina. È cresciuto a Brindisi e dopo l’infanzia si è trasferito a Taranto, dove ha frequentato il Liceo Ginnasio Statale Aristosseno.
Ha iniziato a lavorare nel mondo della musica a Stoccolma, insieme ai DJ svedesi Sebastian Ingrosso e Steve Angello (diventati poi gli Swedish House Mafia insieme ad Axwell). Rientrato in Italia, si è iscritto al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre, dove si è laureato in cinema, televisione e nuovi media.
Che studente è stato Antonio Diodato
In occasione della sua vittoria al Festival di Sanremo 2020 con la canzone “Fai rumore”, il suo liceo sul sito istituzionale ha ricordato il cantautore che ha frequentato quella scuola superiore dal 1996 al 2000. La professoressa Majchrzak e la professoressa Torcello ricordano Diodato “come un ragazzo splendido, ‘riservato ma non troppo‘, con un amore indescrivibile per la musica, con la quale intratteneva periodicamente i suoi compagni di scuola durante le assemblee di istituto”.
Nel dicembre del 2014 il cantante è tornato in quell’istituto per esibirsi, proprio durante un’assemblea, “dimostrando il legame forte, indissolubile nel tempo, maturato con la sua scuola, i suoi professori e il dirigente scolastico Salvatore Marzo, che fin da subito ha creduto nel suo talento e ha scommesso sulla sua vittoria a Sanremo”. In quell’occasione ha promesso “che se mai avesse vinto il Festival non solo sarebbe ritornato ancora una volta nella sua scuola, ma si sarebbe addirittura esibito all’Eurovision Song Festival con la spilla del Liceo“.
Il liceo ha poi concluso sottolineando che “la vittoria di Diodato al Festival è orgoglio della Puglia intera, ma soprattutto di Taranto, a cui egli ha dedicato il premio, nonché, ovviamente, della sua e nostra scuola, che lo aspetta a braccia aperte“.
Diodato e la “scoperta” della musica alle scuole medie
In un’intervista a TV Sorrisi e Canzoni del 2020 Diodato ha raccontato che la sua passione per la musica è nata proprio tra i banchi di scuola. “Alle medie c’era un indirizzo musicale, all’inizio facevi un esame con il Conservatorio per capire quale fosse il tuo strumento. Io risultai primo in tutta la scuola, così mi proposero il violino. Non durò tanto, era troppo dura, anche per i miei che mi sentivano esercitare tutto il giorno”. Dopo un anno e mezzo non sapeva se continuare o no e la mamma gli ha detto che non c’era nessun problema. Ridendo, il cantante ha detto: “L’ha messo in alto, dove non potevo più toccarlo”.
In quel momento “si è interrotto per un po’ il rapporto con la musica. Alle superiori è ripreso, grazie al film ‘The Doors‘ di Oliver Stone. Rimasi fulminato dall’immagine di questo poeta maledetto e dalla sua vita rock and roll”. Ha iniziato a suonare “nel mega-condominio dove vivevo a Taranto”. Uno dei suoi amici era “un chitarrista, era incendiato dalla passione per la musica e cercava di trasmetterla a tutti noi”.
La sua gavetta è iniziata nel 2001 a Stoccolma dove rimase “per un paio di mesi. Il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle ero in Svezia. Fu un trauma, mi sentivo smarrito, lontano da casa senza conoscere la lingua. Rimasi più del previsto perché non c’erano i voli. Al ritorno il mio aereo era semivuoto”.
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