Che scuola ha fatto Colombre e che titolo di studio ha
Colombre è un cantante, ma anche un prof di Lettere alle medie e alle superiori: ecco che scuola ha fatto e che titolo di studio ha il cantautore
Colombre è un cantante marchigiano, che si divide tra il palco e l’aula scolastica: è, infatti, un insegnante di Lettere, che non ha rinunciato alla sua carriera da prof, nonostante il successo dei suoi album e delle sue canzoni. Che scuola ha fatto Colombre e che titolo di studio ha il cantautore scelto da Carlo Conti per il Festival di Sanremo 2026?
Che titolo di studio ha Colombre, prof e cantante
Colombre, pseudonimo di Giovanni Imparato, è nato a Senigallia, in provincia di Ancona, nelle Marche, il 15 agosto 1982. Il cantautore, che è anche professore di Lettere, prima di iniziare la sua fortunata carriera da solista ha fatto parte di un gruppo: era il frontman dei Chewingum. Ha pubblicato il suo album di debutto nel 2017: si intitola “Pulviscolo”. Al Festival di Sanremo 2026 è in coppia sul palco dell’Ariston con Maria Antonietta.
Colombre è laureato in Lettere, ma come ha raccontato in un’intervista del 2020 a Lifegate non ha “proseguito gli studi per diventare insegnante. Più avanti mi sono iscritto in terza fascia, una graduatoria per aspiranti supplenti da cui pescano in caso di necessità. Mentre lavoravo al primo disco mi hanno chiamato a scuola per una settimana di supplenza, poi durata sei mesi. È stata un’esperienza molto bella che mi ha dato tanto; mi ha insegnato ad aprirmi e a scrivere in modo diverso, a non nascondermi più dietro alle parole o all’ironia ma a essere molto più sincero”.
Il nome d’arte e la citazione di un racconto di Buzzati
Quando ha intrapreso la sua carriera da solista, il cantautore marchigiano ha scelto uno pseudonimo, Colombre: si tratta del titolo di un racconto di Dino Buzzati.
A Fanpage nel 2018 l’artista ha spiegato perché ha scelto proprio questo nome d’arte, ispirandosi all’autore de “Il Deserto dei Tartari“: “A differenza del protagonista del racconto io ho voluto affrontare adesso, nel presente, questo mostro che è la paura di svelarsi, di affrontare qualcosa di cui magari pensi di non essere all’altezza”.
Colombre ha sottolineato poi: “Quando ho letto quel racconto avevo capito che era il nome perfetto per l’avventura che stavo per cominciare, però contrariamente a quello che ha fatto il protagonista del racconto, che ha vissuto una vita di attesa nei confronti di questo mostro che pensava che gli avrebbe portato sventure e invece gli portava la felicità, la perla del mare, io ho voluto affrontare adesso, nel presente, questo mostro: la paura di svelarsi, di affrontare qualcosa di cui magari pensi di non essere all’altezza e secondo me era proprio quella la cosa interessante, mettersi in gioco cercando di essere più onesto e sincero possibile con te stesso, affrontando tutto
Il rapporto di prof Colombre con i suoi alunni
Nella stessa intervista, Colombre ha raccontato che insegna ancora, non durante i tour, perché è molto impegnato: “Appena mi fermo, però, se dovesse ricapitare una supplenza, all’ultimo, perché no”, ha confessato, svelando poi qual è il suo rapporto i suoi alunni, definito “speciale”.
Sanno che è un cantante “perché mi seguono su Instagram, prima forse l’hanno potuto intuire, anche perché le lezioni erano incentrate su contenuti musicali etc. Questo discorso dei ragazzi, tra l’altro, è stato importante per scrivere i testi. Con l’esperienza che ho avuto a scuola ho capito che quando scrivi qualcosa che va fuori la tua casa, non puoi, nelle canzoni come a scuola, dire delle cose false, con te stesso e con gli altri, quindi questa esperienza mi ha aiutato a essere diretto e ancora più sincero nelle cose da dire, senza giocare a nascondino sotto formule allegoriche”.
Per lui portare la musica in aula era una “cosa di istinto”: “Banalmente: muore Bowie, entri in classe e gli fai ascoltare a un volume stratosferico ‘Heroes’ e visto che i ragazzini non conoscevano quella canzone ne vengono travolti e ne escono entusiasti. Oppure ricordo che una mattina in cui dovevo spiegare la poesia a una seconda media ed è difficilissimo, a meno che tu non ti rifai a quello che è il manuale, ma anch’esso è difficile da spiegare. Pensai, quindi, di fare un excursus musicale, passando da Dylan e arrivando a Ghali, spiegando come il testo cambia forma nel corso degli anni fai in modo che si avvicinino al testo poetico più facilmente, con qualcosa che li riguardi. Vedere dei ragazzini che sono fan di Ghali, vederselo spiegato in una lezione di poesia, casomai quando leggi Petrarca, ha un altro fascino”.
Durante l’intervista, il professore cantante ha anche ricordato “una lezione alle superiori, quando portai il computer a scuola, lo attaccai alle casse, misi su Ableton, un synth con un beat, e gli feci rappare Petrarca in una gara e loro hanno capito che quell’uomo non era solamente un tipo palloso che viveva centinaia di anni fa che ha scritto cose bellissime e lontane da loro, ma era qualcuno che in un certo qual modo poteva essere equiparato a un cantante che circonda la loro vita. Capendo questa cosa, mi sono reso conto, dal compito in classe che avevano tutti studiato Petrarca”.
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