Che scuola ha fatto Pep Guardiola e che titolo di studio ha
Pep Guardiola è un nome che spesso viene fatto in Italia, come possibile ct della nazionale: ecco alcune curiosità e aneddoti sul suo passato.
Tutti parlano di Pep Guardiola perché è tra i nomi di chi potrebbe diventare il nuovo commissario tecnico della nazionale italiana. L’allenatore è uno dei più talentuosi e dei più vincenti della storia del calcio internazionale e averlo sulla panchina dell’Italia potrebbe aiutare il team ad uscire da una serie di anni bui, caratterizzati dalla mancata convocazione ai Mondiali. Chi e che scuola ha fatto Pep Guardiola? Qual è il suo titolo di studio?
Che titolo di studio ha Pep Guardiola
Josep Guardiola i Sala, detto Pep, è nato a Santpedor, in Spagna, il 18 gennaio 1971. L’ex calciatore, che ha giocato come centrocampista, ha vinto tantissimo nella sua carriera di giocatore: sei campionati spagnoli, due Coppe di Spagna, quattro Supercoppe di Spagna, una UEFA Champions League, una Supercoppa UEFA, una Coppa della coppe UEFA. Con la nazionale ha conquistato anche un oro olimpico. Dal 2007 è un allenatore di calcio: ha debuttato sulla panchina del Barcellona, squadra per la quale ha giocato a lungo.
Da bambino ha frequentato la scuola religiosa La Salle di Manresa e in seguito si è laureato: ha conseguito, infatti, una laurea in Fisioterapia, come riportato dal Corriere della Sera. Inoltre, l’allenatore parla sei lingue: lo spagnolo, l’inglese, il tedesco, il francese, l’italiano e anche il catalano, che è il suo idioma preferito, come ha raccontato spesso, perché gli riporta alla mente la sua infanzia.
Nel 2025 Pep Guardiola è stato insignito del dottorato honoris causa dall’Università di Manchester.
La nuova carriera da insegnante di Pep Guardiola
A giugno 2026 Pep Guardiola è stato protagonista dell’inaugurazione di un campo di calcio presso la scuola La Salle di Manresa, dove è cresciuto. Questa è stata l’occasione per fare un annuncio importante che riguarda il suo futuro.
"Per il momento voglio fermarmi qui per un po’ e vedere cosa mi riserverà il futuro. Nemmeno io so cosa succederà", ha detto alla testata El Periodico, aggiungendo poi: "Tornerò a studiare a La Salle, dove sono stato da bambino, e diventerò insegnante".
Il discorso di Pep Guardiola al conferimento del dottorato
Nel 2025 l’Università di Manchester ha conferito a Pep Guardiola il dottorato honoris causa. L’allenatore ha commosso tutti con il suo discorso, nel quale ha parlato anche della delicata situazione di Gaza. "Sia chiaro: non si tratta di ideologia. Non si tratta di dire che io ho ragione e tu torto. Si tratta semplicemente di amare la vita. Di prendersi cura degli altri. Ciò che vediamo a Gaza è doloroso. Mi fa male tutto il corpo", ha detto l’ex centrocampista.
"Potremmo pensare di poter guardare bambini e bambine di quattro anni uccisi da una bomba o ricoverati in ospedale e pensare che non siano affari nostri. I prossimi bambini di quattro o cinque anni saranno nostri", ha aggiunto Guardiola, citando poi i suoi figli: "Guardo i miei figli, Maria, Marius e Valentina, ogni mattina da quando è iniziato l’incubo a Gaza. E ho tanta paura… Forse questa immagine sembra molto lontana da dove viviamo ora. E forse vi state chiedendo cosa possiamo fare".
L’allenatore ha anche raccontato una storia: "Una foresta è in fiamme. Tutti gli animali vivono, terrorizzati, indifesi, inermi. Ma il piccolo uccello vola avanti e indietro, avanti e indietro verso il mare, avanti e indietro, portando gocce d’acqua nel suo piccolo becco. Il serpente ride e chiede: ‘Perché, fratello? Non spegnerai mai il fuoco’. L’uccello risponde: ‘Sì, lo so’. ‘Allora, perché lo fai ancora e ancora?’. Il serpente chiede ancora una volta. ‘Sto solo facendo la mia parte’, risponde l’uccello. L’uccello sa che non può spegnere il fuoco, ma si rifiuta di non fare nulla". Guardiola ha spiegato che "in un mondo che spesso ci dice che siamo troppo piccoli per fare la differenza, questa storia mi ricorda che il potere di ognuno non sta nelle dimensioni. Sta nella scelta. Nel presentarsi, nel rifiutarsi di tacere o di restare immobili quando è più importante".