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Pierfrancesco Favino ANSA

Che scuola ha fatto Pierfrancesco Favino, il "secchione" bocciato

L'attore Pierfrancesco Favino, prima di diventare un attore di successo, è stato uno studente che non si può definire "modello": cosa ha studiato

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Pierfrancesco Favino è stato il Libanese in “Romanzo criminale”, il poliziotto di “Acab”, Bettino Craxi in “Hammamet” e un padre con un rapporto difficile con il figlio adolescente in “Enzo” (nelle sale dal 28 agosto 2025): lo conosciamo tutti come attore cinematografico, televisivo e teatrale, ma prima di intraprendere la sua carriera e ottenere successo è stato anche uno studente. Nonostante sia molto meticoloso e un noto “secchione” con un libro sempre in mano, però, all’epoca non è stato il classico “studente modello”.

Che scuola ha fatto Favino e che titolo di studio ha

Pierfrancesco Favino è nato il 24 agosto 1969 a Roma, dove è cresciuto e ha intrapreso gli studi scolastici. Dopo le scuole medie, si è diplomato al liceo classico della sua città. La sua passione per la recitazione lo ha portato a proseguire gli studi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, dove tra i suoi maestri c’erano Luca Ronconi e Orazio Costa.

Dopo aver recitato in diverse produzioni teatrali, Favino ha debuttato sul piccolo schermo nel 1991 nel film “Una questione privata”, tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, per poi passare al cinema nel 1995 con il film “Pugili”.

L’attore e produttore cinematografico è anche uno dei fondatori dell’Actor’s Center di Roma, oltre che direttore e insegnante presso la Scuola di Formazione del Mestiere dell’Attore “L’Oltrarno” di Firenze.

Come andava a scuola Favino

Se oggi sul set può definirsi un perfezionista e un “secchione” nella preparazione dei personaggi da interpretare, non si può dire che lo fosse anche da adolescente, dietro ai banchi di scuola. In un’intervista rilasciata a La Repubblica proprio Pierfrancesco Favino aveva ammesso di esser stato “una schiappa” e che venne anche bocciato.

“Studiavo solo quello che mi piaceva. Era la classica ribellione a un padre rigido”, aveva spiegato, sottolineando quindi che si impegnava solo se gli argomenti gli sembravano interessanti.

La professoressa che gli ha fatto amare il cinema

È durante gli anni del liceo che Pierfrancesco Favino si è innamorato del cinema. Il merito va a una sua professoressa di inglese, che gli avrebbe trasmesso la passione per il grande schermo facendogli scoprire Kurosawa e Fellini, tra i grandi maestri. Lo ha raccontato in un’altra intervista a La Repubblica, in cui ha sottolineato l’importanza di figure capaci di ispirare, proprio come i professori nelle scuole. “Devo a lei se ho iniziato a guardare i film non solo come intrattenimento”, ha confidato l’attore.

In tale occasione, parlando dei suoi anni da studente, Favino aveva espresso una riflessione sulle differenze tra le nuove generazioni e la sua: “Noi non avevamo tutte le distrazioni che hanno loro”, ha osservato, evidenziando come la soglia d’attenzione fosse diversa. Tra le cause, già fortemente dibattute, ci sarebbe la tecnologia dilagante e tutte le minacce che essa comporta per i giovani, ma non solo. Secondo l’attore la questione è anche legata al desiderio. Ha sottolineato infatti che l’immediatezza con cui oggi si riesce ad ottenere qualsiasi cosa avrebbe modificato profondamente il rapporto con l’attesa.

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