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Raf (Raffaele Riefoli) IPA

 Che scuola ha fatto Raf e che titolo di studio ha

Celebre cantautore dai tanti successi discografici, Raf torna al Festival di Sanremo 2026: cosa ha studiato prima di diventare famoso? Il retroscena.

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Raf, pseudonimo di Raffaele Riefoli, è il celebre cantautore di numerosi successi indimenticabili della musica italiana: da “Self Control” a “Cosa resterà…”, da “Il battito animale” a “Ti pretendo” e “Infinito”. Nel 2026 torna a cantare su uno dei palchi più importanti del Belpaese: quello del Festival di Sanremo.

Prima di diventare famoso, però, è stato un giovane studente con tanti sogni, timido ma allo stesso tempo ribelle, e che ha avuto una educazione familiare rigida. Ma cosa ha studiato?

Che titolo di studio ha Raf Raffaele Riefoli

Raffaele Riefoli è nato a Margherita di Savoia (in Puglia, l’attuale provincia di Barletta-Andria-Trani, all’epoca in provincia di Foggia) il 29 settembre 1959. All’età di 17 anni, quindi durante gli studi alle scuole superiori, si è trasferito a Firenze iscrivendosi al “Liceo Artistico Porta Romana” della città. Qui ha conseguito il diploma di Maturità e si è successivamente iscritto all’università presso la facoltà di Architettura, ma senza portare a termine il percorso di studi.

Si è poi trasferito per un periodo a Londra inseguendo il suo sogno di una carriera nell’ambito musicale: lì ha fondato, insieme a Ghigo Renzulli (futuro chitarrista del gruppo rock Litfiba), il gruppo rock/punk “Cafè Caracas”. Con loro, da bassista e non ancora cantante, ha inciso la cover di Mina “Tintarella di luna”.

Nel periodo fiorentino e poi in quello londinese, Raf ha raccontato di essersi mantenuto con qualche risparmio e con lavoretti che gli permettevano di vivere lontano da casa. A Firenze, ha raccontato in un’intervista a Vanity Fair che dormiva ogni sera in un letto diverso: “C’era sempre qualcuno pronto a ospitarmi, a condividere un piatto di pasta”. A Londra, invece, per mantenersi lavorava come lavapiatti.

È stato l’incontro con Giancarlo Bigazzi che ha segnato i suoi primi passi della sua carriera musicale, collezionando i primi successi. Nel 2026 torna al Festival di Sanremo insieme ad altri 29 Big, tra i quali anche Tommaso Paradiso, Arisa, Chiello, Fedez & Masini, Fulminacci, Ditonellapiaga, Elettra Lamborghini, Francesco Renga, Dargen D’Amico e Patty Pravo.

Come era Raf da bambino: il ricordo sull’educazione familiare

Lo conosciamo tutti come cantautore dalla lunga carriera nel mondo musicale, ma com’era Raf da bambino e adolescente? Lui stesso ha raccontato (in un’intervista al Corriere della Sera) di essere stato timido da bambino e di aver ricevuto un’educazione familiare molto rigida, soprattutto da parte del padre.

“Con mio padre ho vissuto due vite – ha spiegato Raf -. L’infanzia, quando io e mio fratello non avevamo un buon rapporto, non si poteva neanche chiamare rapporto, eravamo terrorizzati, ma bisogna anche contestualizzare, erano anni in cui lo scappellotto era concesso, lo scappellotto educativo diciamo, anche se mio padre andava ben oltre questo, aveva la concezione che i ragazzi vanno educati con estrema rigidità, e quindi non c’era dialogo, era una distanza proprio siderale”.

La scelta di trasferirsi a Firenze era stata dettata non solo dalla volontà di diplomarsi nell’istituto d’arte e iniziare a muovere i primi passi nella musica, ma anche per emanciparsi dalla realtà familiare e dall’educazione rigida ricevuta: “La situazione non era così drammatica da dover scappare, ci sono stati anche altri fattori, tra cui la voglia di conoscere altri posti, cercare di fare musica a tutti i costi e andarla a cercare dove si poteva fare”, ha raccontato.

A Firenze, in particolare, cercava “un posto nel mondo dove non sentirmi quello strano, oltre che un banco all’Istituto d’Arte di Porta Romana – ha detto nell’intervista a Vanity Fair -. Papà sperava che prima o poi mi stancassi e tornassi a casa. Mamma mi mandava qualche soldo di nascosto, era preoccupata”, ha concluso il celebre cantautore, sottolineando però che dopo i suoi primi successi il rapporto con il padre era migliorato.

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