Che scuola ha fatto Vincenzo Montella e che titolo di studio ha
Vincenzo Montella ha una carriera costellata di successi ma cosa ha studiato per raggiungere i suoi traguardi? Pochi lo sanno, ma si è anche laureato.
L’ex attaccante e allenatore di calcio Vincenzo Montella debutta ai Mondiali 2026 alla guida della Turchia, aggiungendo un nuovo capitolo a una carriera che lo ha visto protagonista sia in campo sia in panchina. Diventato celebre per l’esultanza ai gol che gli è valsa il soprannome di "aeroplanino", ha costruito il proprio percorso professionale senza mai perdere di vista il valore della formazione, soprattutto da quando è diventato commissario tecnico.
Nonostante si sia dedicato al calcio fin da giovanissimo, ha scelto di tornare sui banchi molti anni dopo: pochi lo sanno, ma Montella si è laureato.
Che titolo di studio ha Vincenzo Montella
Vincenzo Montella è nato a Pomigliano d’Arco il 18 giugno 1974. È cresciuto a Castello di Cisterna, nell’entroterra napoletano insieme al padre operaio e alla madre casalinga. Appassionato di calcio fin da bambino, è entrato molto giovane, a 13 anni, nel settore giovanile dell’Empoli FC, iniziando presto il percorso da calciatore professionista.
Non si conoscono i dettagli sulle scuole frequentate dall’ex "aeroplanino", ma la testimonianza di una sua vecchia professoressa ha svelato che tipo di studente era alle superiori. "Era un ragazzino vivace, ma eccezionalmente rispettoso e molto carino, tanto che le ragazze erano tutte innamorate di lui – aveva dichiarato l’insegnante raggiunta dalla Gazzetta dello Sport nel 2016 -. Vincenzo era educatissimo, ma aveva poca voglia di studiare", ha aggiunto la docente.
Dopo il diploma di Maturità, Montella si è concentrato totalmente nella sua carriera calcistica, ma diversi anni dopo ha ripreso in mano i libri e nel dicembre del 2010 si è laureato in Management dello Sport all’università Luiss Business School di Roma, nella struttura in zona Acqua Acetosa Ostiense. Si tratta di un corso organizzato dal Coni e dall’ateneo romano.
Lo sfogo di Montella sui genitori dei giovani
Gli anni di studio universitario di Montella sono coincisi con l’addio al calcio giocato e al debutto come allenatore dei Giovanissimi Nazionali della Roma, ruolo che ha ricoperto per circa un anno e mezzo.
Seguendo i giovani di 14 anni, non ha insegnato loro "soltanto" a giocare a calcio, ma ha anche cercato di infondere un’educazione sportiva anche ai genitori. Come? Per esempio, a Natale ha regalato a tutti i suoi ragazzi il libro "L’alchimista" di Paulo Coelho, che portava con sé una dedica speciale: "Per capire come inseguire e raggiungere un grande sogno". Inoltre, ha consegnato lettere per spiegare i danni del doping, l’importanza dell’alimentazione e soprattutto come gestire le emozioni forti e le delusioni calcistiche. Lo ha raccontato lui stesso in un’intervista rilasciata a La Repubblica nel 2010, dove ha spiegato anche perché secondo lui "i genitori sono un grande problema": "Troppe aspettative, troppa pressione sui ragazzi: sono tutti convinti di essere i papà di Totti".
Per far crescere campioni, secondo l’ex attaccante, non basta insegnare calcio, ma anche fare in modo di "non creare degli infelici". È quindi importante rendere consapevoli i giovani che solo pochi potranno diventare campioni e giocare nella serie A: "Delle migliaia di ragazzi che affollano i settori giovanili, arriva al professionismo una percentuale che sfiora l’1% – ha spiegato -. Troppi giovani delusi, frustrati e senza titolo di studio. Una fabbrica di falliti", ha chiuso l’ex centravanti della Roma nello scudetto 2000-2001.