Che scuola vorrebbe Raoul Bova: "Sentimenti e inclusività”
L'attore è protagonista in una serie che ha al centro una scuola inclusiva e ha parlato di cosa servirebbe negli istituti italiani
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Raoul Bova è protagonista della serie "Tutto l’amore che resta", nella quale interpreta il preside di una scuola che accoglie studenti con e senza disabilità in un unico percorso di crescita e condivisione. In un’intervista ha parlato di come gli piacerebbe che fossero le scuole italiane riguardo sentimenti e inclusività.
Che scuola vorrebbe Raoul Bova
Raoul Bova è molto attento al tema dell’inclusività a scuola.
Parlando della serie di cui è protagonista, ha spiegato che la scuola della serie "è una scuola che il mio personaggio Stefano ha sempre sognato, una scuola di inclusività, di apertura, di abbattimento, di barriere, che punta più sulla parte sentimentale, sulla relazione tra i ragazzi, sull’aiuto reciproco, che fa parte proprio del concetto principale di inclusività".
"Di scuole così ce ne sono molto poche – ha aggiunto – quindi la speranza è che si prendano anche un po’ di spunti da questi sogni, che comunque sono di una scuola aperta dove i sentimenti e le relazioni sono fondamentali".
Per l’attore sarebbe fondamentale anche l’educazione affettiva .
"Revenge porn, bullismo nelle scuole sono tutti frutto, secondo me, di una poca attenzione sulla parte sentimentale e sull’inclusione. La differenza – ha evidenziato – non è soltanto se uno è disabile o non disabile, la differenza è anche per come sei tu personalmente".
Bova ha spiegato che "da genitore mi sono reso conto, anche perché ho due figlie molto piccole, che basta poco per renderle infelici, per creare dei drammi interiori a livello dei ragazzi, ma basta anche molto poco di attenzione per quanto riguarda gli insegnanti per creare delle persone libere che non si vergognano e quindi vengono stimolate anche sentendosi forse con qualche difficoltà, ma sono diciamo fiduciose che la possono superare, quindi serve dare fiducia".
Cosa servirebbe alla scuola secondo Giulia Bevilacqua
Anche Giulia Bevilacqua , che in "Tutto l’amore che resta" è un’ispettrice del Ministero dell’Istruzione, spera "che questa serie possa diventare un esempio concreto".
Parlando delle scuole, l’attrice ha detto che ci sarebbe bisogno "di una scuola dove l’inclusione, l’integrazione sono alla base di tutto, dove i ragazzi si possono sentire imperfetti e per questo giusti".
"Questo è un po’ quello che mi auguro per una scuola ideale – ha affermato ancora – dove spero che anche i miei figli possano vivere la loro diversità, e il loro sentirsi diversi veramente come una risorsa, come un valore".
La serie "Tutto l’amore che resta"
"Tutto l’amore che resta" è una serie che ha al centro il Liceo Helen Keller, un istituto pubblico immaginario in cui ragazzi con e senza disabilità, fisiche o legate alla neurodivergenza, frequentano le stesse classi e condividono lo stesso cammino.
A dirigerlo è Stefano Fogli, interpretato da Raoul Bova, che della scuola è anche il fondatore. Il dirigente ha un progetto personale per l’istituto, nato anche dall’esperienza vissuta in famiglia.
Il figlio Luca, infatti, convive con l’osteogenesi imperfetta, la cosiddetta malattia delle ossa di cristallo, e tende a chiudersi sempre di più rispetto al mondo esterno, una situazione che pesa molto sul padre.
Nel corso delle puntate il preside dovrà difendere il suo modello educativo da genitori scettici e da controlli istituzionali, mentre alcune vicende finiranno per toccare da vicino la sua stessa casa.