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Chi ascolta la trap diventa un drogato? La risposta di Crepet

La risposta di Crepet alla domanda "chi ascolta la trap diventa un drogato?": cos'ha detto lo psichiatra sulla musica rap (e i suoi rapper preferiti)

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet non ha mai nascosto il suo grande amore per la musica, soprattutto per il rock. Nei suoi interventi cita spesso i Rolling Stones, i Led Zeppelin e, tra gli italiani, Ornella Vanoni. Ha più volte indicato i musicisti come modelli di vita e le canzoni come manifesti capaci di segnare intere generazioni. Ma cosa pensa della trap? Ospite alla radio, allo psichiatra è stata chiesta una precisazione su una frase pronunciata in tv: “Chi ascolta la trap diventa un drogato“. Vediamo la risposta di Crepet.

Cos’ha detto Paolo Crepet sulla musica trap

Il 16 aprile Paolo Crepet è stato ospite di Say Waaad? su Radio Deejay. In quell’occasione, il conduttore Michele Wad Caporosso ha ricordato allo psichiatra una frase da lui pronunciata a In altre parole su La7: “Chi ascolta la trap diventa un drogato”.

Ma no, non in maniera così diretta – ha ribattuto Crepet -. La trap mi piace meno del rap. Trap vuol dire gabbia“, ha aggiunto.

Caporosso ha incalzato: “Ma perché questa iperbole, cioè uno ascolta la trap e diventa drogato? Quindi uno guarda Scarface e diventa spacciatore?”.

“No, non diventa spacciatore. Assolutamente no – ha risposto lo psichiatra -. Ma la musica può influenzare tanto una persona culturalmente. Le parole sono pietre“.

Crepet ha poi fatto un esempio: “A me non piace che un ragazzo dica della sua ragazza ‘è una tipa’. La ‘mia tipa’ mi pare offensivo. Vale anche al contrario. Tipo? Io non sono un tipo, io mi chiamo Paolo. Già questo è aggressivo“. E ha invitato tutti a “leggersi i testi delle canzoni” trap, cosa che “io ho fatto”, ha precisato.

Nonostante le critiche, Crepet ha chiarito di essere contro alla censura, anche dei testi trapper: “Non li censurerei, semplicemente non li ascolto. Io non sono per nessuna censura al mondo, però non ascolto quella cosa lì”.

Perché a Crepet interessano i rapper (e chi sono i suoi preferiti)

Se da un lato non ama la trap, Crepet ha invece svelato di apprezzare il rap. E ha raccontato di aver conosciuto molti rapper quando stava a New York, dove frequentava un’associazione che organizzava iniziative dedicate a quel mondo musicale.

I rapper mi interessano perché c’è una storia dietro, anche di periferie urbane che a me interessano molto. Rap e trap non è la stessa cosa. Eminem è un grande. È straordinario, è stato uno dei più grandi rapper della storia”, ha evidenziato lo psichiatra.

Tra gli italiani, ha citato Ultimo: “Mi pare un bravo ragazzo. Mi sembra molto interessante. Mi interessa perché parla della sua sofferenza, della sofferenza di essere un un ragazzo nato in una periferia romana con tutte le le difficoltà che si porta dentro, le cicatrici che ha. Questo mi piace molto“.

I trapper, invece, secondo Crepet tendono a trasformare quelle difficoltà “in odio, in disprezzo, in classismo, sessismo, eccetera eccetera, ‘io c’ho il macchinone, tu sei uno sfigato'”. E “bisogna spiegare che chi c’ha un macchinone non è più intelligente di chi ha la Panda“, ha concluso lo psichiatra.

A proposito di musica. Nel suo intervento a Say Waaad?, Crepet ha anche menzionato il suo amico Harry Styles, definendolo “un ragazzo meraviglioso”.