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Chi legge tanto scrive davvero meglio?

Dalle neuroscienze ai consigli di scrittori e scrittrici, scopri come la lettura contribuisce a sviluppare una scrittura più efficace

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • La lettura amplia il vocabolario, migliora la comprensione della lingua e aiuta a costruire testi più chiari e coerenti.
  • Studi scientifici dimostrano che leggere con continuità favorisce lo sviluppo delle competenze necessarie per scrivere meglio.
  • Scrittori e scrittrici di successo concordano su un punto: leggere molto è uno degli strumenti più importanti per affinare la propria scrittura.

Per saper scrivere bene bisogna leggere tanto. È uno dei consigli che aspiranti scrittori, scrittrici e studenti sentono ripetere più spesso. Ma si tratta solo di un luogo comune oppure la lettura migliora davvero la capacità di scrivere? Le ricerche suggeriscono che il legame esiste ed è profondo. Leggere con regolarità arricchisce il vocabolario, migliora la comprensione della lingua e aiuta a costruire testi più coerenti ed efficaci. Questo non significa che leggere da solo basti per diventare bravi a scrivere, ma rappresenta una delle basi più solide su cui costruire questa competenza.

Perché la lettura è importante per scrivere bene

Ogni volta che entriamo in contatto con un testo, il cervello osserva inconsapevolmente il modo in cui le parole vengono scelte, le frasi costruite e le idee organizzate. È un processo di apprendimento implicito che contribuisce a sviluppare quelle competenze linguistiche necessarie per scrivere in modo efficace.

Uno degli aspetti più evidenti riguarda il vocabolario. Numerose ricerche mostrano che le persone che leggono abitualmente possiedono un lessico più ricco e vario rispetto a chi legge poco. La linguista Anne E. Cunningham, insieme a Keith Stanovich, ha dimostrato che la quantità di lettura svolta nel corso della vita è uno dei principali fattori associati allo sviluppo del vocabolario, della comprensione del testo e delle competenze linguistiche. Gli autori parlano del cosiddetto "effetto Matteo" (Matthew Effect): chi legge molto continua ad ampliare il proprio patrimonio lessicale e culturale, mentre chi legge poco tende ad accumulare un divario sempre maggiore.

La lettura migliora anche la conoscenza della grammatica e della sintassi. Molte regole linguistiche vengono interiorizzate non tanto studiandole in modo esplicito, quanto incontrandole ripetutamente nei testi. Leggere romanzi, saggi, articoli o racconti permette di familiarizzare con costruzioni sintattiche diverse e con modalità differenti di organizzare un discorso, rendendo più naturale produrre testi ben strutturati.

Anche le neuroscienze confermano questo legame. La lettura coinvolge infatti reti cerebrali responsabili della comprensione, della memoria di lavoro e dell’elaborazione del linguaggio, le stesse che vengono attivate durante la scrittura. Più queste reti vengono allenate, maggiore diventa la capacità di organizzare pensieri complessi e trasformarli in un testo coerente.

Non conta però soltanto quanto si legge, ma anche cosa si legge. Esporsi a generi diversi – narrativa, divulgazione scientifica, giornalismo, saggistica o poesia – permette di osservare registri linguistici differenti, ampliare il repertorio espressivo e sviluppare una maggiore flessibilità nella scrittura. Ogni testo offre infatti modelli diversi di argomentazione, descrizione e narrazione che possono essere interiorizzati e riutilizzati.

Infine, leggere sviluppa una competenza spesso trascurata: la capacità di riconoscere un testo ben scritto. Più esempi di buona scrittura si incontrano, più diventa semplice individuare cosa rende efficace un’introduzione, una conclusione o un passaggio argomentativo. In questo senso, la lettura rappresenta una vera e propria palestra per chiunque voglia migliorare la propria espressione scritta, anche senza aspirare a diventare scrittore o scrittrice.

Cosa dicono scrittori e scrittrici sull’importanza della lettura

Se la ricerca scientifica evidenzia il legame tra lettura e scrittura, anche molte delle più grandi voci della letteratura hanno sostenuto la stessa idea. Pur appartenendo a epoche e generi diversi, scrittori e scrittrici concordano su un punto: leggere è una condizione essenziale per imparare a scrivere.

Lo scrittore americano Stephen King, nel saggio On Writing ci dice che "se non hai tempo per leggere, non hai il tempo (né gli strumenti) per scrivere". Secondo King, la lettura permette di sviluppare intuitivamente il senso del ritmo, della costruzione narrativa e della scelta delle parole, elementi che difficilmente si apprendono soltanto attraverso manuali o corsi di scrittura.

Una convinzione simile è espressa da Margaret Atwood, che considera la lettura il modo migliore per osservare come altri autori e altre autrici affrontano problemi narrativi, costruiscono personaggi o mantengono alta l’attenzione di chi legge. Ogni libro diventa così una lezione.

Anche Umberto Eco ha spesso sottolineato il ruolo della lettura nella formazione culturale e linguistica. Per Eco, leggere significa entrare in dialogo con idee, stili e punti di vista differenti, sviluppando una competenza critica che si riflette inevitabilmente anche nella scrittura. Chi legge molto dispone infatti di un repertorio più ampio di riferimenti culturali e di strumenti espressivi.

La scrittrice Virginia Woolf invitava a leggere senza pregiudizi e con curiosità, lasciandosi guidare dai testi piuttosto che da regole rigide. Questa apertura, secondo Woolf, aiuta a trovare una voce personale anche nella scrittura, evitando di limitarsi a imitare gli altri.

Naturalmente leggere non basta. La scrittura è una competenza che richiede esercizio costante, revisione e capacità di accettare gli errori come parte del processo di apprendimento. Gli studi sulla cosiddetta deliberate practice, sviluppati dallo psicologo Anders Ericsson, mostrano che migliorare in qualsiasi attività complessa richiede una pratica intenzionale e continua. Vale anche per la scrittura: leggere offre modelli e stimoli, ma è soltanto scrivendo con regolarità che si imparano davvero a costruire testi efficaci.

Per questo motivo molte scuole di scrittura consigliano di alternare lettura e produzione di testi. Dopo aver letto un racconto o un articolo, può essere utile provare a riassumerlo, riscriverlo con uno stile diverso oppure analizzarne la struttura. Questi esercizi permettono di trasformare la lettura da attività passiva a occasione di apprendimento attivo.