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La tuffatrice Chiara Pellacani Ansa

Chiara Pellacani e i 5 ori: polemica su sport e studio in Italia

Chiara Pellacani, che ha trionfato agli Europei di Tuffi di Parigi 2026, ha svelato che in Italia una mentalità così non esiste: la sua polemica

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Chiara Pellacani è entrata nella storia dei tuffi grazie alle cinque ori conquistati ai Campionati Europei di Parigi 2026. L’atleta azzurra, infatti, ha vinto cinque gare su cinque, conquistando delle medaglie molto importanti. Dopo la delusione avuta ai Giochi Olimpici, con quei quarti posti che l’hanno fatta vacillare sul trampolino, ecco che l’atleta è riuscita a riscattarsi e a portare in alto i colori della bandiera azzurra. Chiara Pellacani oltre ad essere una sportiva, è anche una studentessa: proprio in merito alla difficoltà di coniugare sport e studio, l’azzurra ha polemizzato in un’intervista.

Chiara Pellacani e la difficoltà di conciliare sport e studio

A inizio agosto 2026 Chiara Pellacani ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport prima di entrare nella storia. Aveva appena conquistato tre ori, che poi sono diventati cinque nei giorni successivi, grazie alle sue imprese dal trampolino agli Europei di Parigi 2026. L’atleta azzurra ha raccontato com’è oggi la sua vita, che si divide tra Miami e Roma.

Vivere negli Stati Uniti l’ha un po’ cambiata: "Sono cresciuta come atleta, ma soprattutto come persona. Intanto, mi sento più padrona dell’inglese: all’inizio ero terrorizzata nel parlare in classe davanti ai compagni. Vivere da sola dall’altra parte del mondo mi ha resa molto indipendente".

Negli USA lei si è "appassionata anche allo sport universitario e con il college ho vinto un campionato del circuito NCAA. Sono andata a vedere le partite dei Miami Dolphins. Mi piace quell’atmosfera: è tutto molto grande, molto spettacolare e anche divertente". L’università lì funziona in modo diverso: "La differenza principale è che lì lo studente-atleta viene sostenuto. Professori e università ti aiutano a conciliare studio e sport. In Italia questa mentalità deve ancora crescere", ha aggiunto polemizzando sulle difficoltà che gli atleti italiani incontrano quando vogliono conciliare sport e studio.

Per lei studiare è fondamentale, non solo per se stessa, ma anche per la sua attività sportiva: "Studiare lo stress e capire cosa succede al corpo sotto pressione mi ha aiutato a interpretare meglio certe sensazioni e a gestirle durante le gare".

Che scuola ha fatto Chiara Pellacani

Chiara Pellacani è nata a Roma il 12 settembre 2002: ha iniziato a gareggiare come tuffatrice da giovanissima, mentre studiava a scuola. La sportiva ha conseguito il diploma di Maturità presso l’Istituto San Cuono di Acerra, prima di trasferirsi all’estero dove ha continuato a studiare. Chiara Pellacani vive negli Stati Uniti d’America, dove si è laureata in Psicologia nel 2025 all’Università di Miami. Dopo la laurea, l’azzurra ha deciso di frequentare anche un master in Management dello Sport.

A Il Foglio ha raccontato delle difficoltà vissute dopo le Olimpiadi, dopo i due quarti posti ottenuti: "Ho messo in dubbio l’amore per il mio sport: la delusione aveva superato il resto e anche qui è stato fondamentale il supporto della mia famiglia, delle persone che avevo attorno e dei miei allenatori che hanno compreso la situazione. Sono tornata a Roma, ho passato due mesi a casa senza nessuna pressione, aiutata da una psicologa: pian piano è ritornata la voglia di andare in piscina. Quei quarti posti mi hanno insegnato a conoscere un po’ meglio me stessa, a saper affrontare le situazioni. Bruciano, ma ho appreso qualcosa".

La tuffatrice ha raccontato di riuscire "a mantenere la calma anche in situazioni difficili o stressanti, sia nei tuffi che nella vita di sempre. Invece, se qualcosa non mi riesce mi innervosisco praticamente subito". Negli States è soddisfatta del percorso di studi intrapreso: "Mi dispiace che in Italia non ci sia un modello così, mi sono trovata bene. È vero: le giornate sono frenetiche tra allenamenti e lezioni, però ne vale la pena, è un percorso umano e sportivo visto che nell’anno facciamo tante gare, questo è utile"