Coluzzi e la Maturità 2026: "Tracce difficili, c'è un problema"
Il professor Coluzzi, analizzando le tracce della prima prova della Maturità 2026, ha svelato che c'è un problema di fondo nella scelta dei temi
Le tracce della prima prova della Maturità 2026 erano facili o difficili? Tanti studenti e studentesse alle prove con il classico tema hanno ammesso di aver avuto qualche difficoltà, ma ci sono anche degli addetti ai lavori che non le hanno trovate proprio semplicissime. Come il professor Daniele Coluzzi, che in un video su Instagram ha spiegato per quale motivo le ha trovate difficili. In altri reel il docente ha svelato non solo quale proposta avrebbe scelto lui, se fosse stato un maturando, ma anche qual è un grosso problema della Maturità italiana.
Perché per Prof Colucci le tracce della Maturità 2026 erano difficili
RaiNews24 e il professor Daniele Coluzzi hanno condiviso sui social un video per commentare "insieme le tracce della prima prova di Maturità". Il docente, divulgatore e scrittore ha fatto una premessa nel suo intervento: "Non erano per niente facili e adesso vi spiego perché".
"Perché erano difficili queste prove?", ha chiesto prof Colucci, svelando che "erano difficili perché erano molto vaghe, generiche". L’insegnante è entrato poi nel dettaglio: "Parliamo in generale di democrazia, parliamo in generale di meraviglia, parliamo in generale di fatica: sono termini troppo ampi e ve lo dico da professore di lettere, il rischio è che i ragazzi siano retorici".
Secondo Daniele Coluzzi, "di nuovo, come succede spesso, chiediamo ai ragazzi di aderire a dei valori assoluti, piuttosto che mettere in discussione delle tematiche calde".
Quale traccia avrebbe scelto il professore di lettere
In un video, inoltre, prof Colucci ha svelato quale traccia avrebbe fatto lui se avesse dovuto affrontare l’esame di Maturità quest’anno. "Avrei avuto sicuramente parecchie difficoltà", ha ammesso, aggiungendo: "Avrei scelto una traccia che mi rendo conto adesso, rileggendola, che forse è un po’ più da adulti. Cioè, mette in campo delle riflessioni e degli interessi che arrivano dopo e che forse non sono, diciamo, seguitissimi dagli adolescenti".
Il docente avrebbe scelto la traccia B3, di Frank Furedi, che per lui è "una buona traccia". Colucci ha fatto una premessa: "Quando ho letto il titolo dell’opera da cui la traccia è estratta mi è preso un colpo, perché il titolo è ‘I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere‘". Aveva paura che fosse un tema "sovranista". Lui è andato anche a leggere chi è l’autore, perché non lo conosceva: "Ho scoperto che è ungherese e che sembrerebbe abbastanza vicino all’ex governo Viktor Orban". Lui non ha letto il testo, ma gli sembra di aver capito che parli dell'"importanza dell’Occidente di riscoprire le proprie frontiere, di tracciare linee nette tra chi siamo noi e chi sono loro, tra, diciamo, popolazioni", da come ha potuto capire leggendo delle recensioni.
"Io comunque preferisco tracce che affrontino queste tematiche, perché sono temi caldi di cui dibatte la società reale piuttosto che quelle tracce generiche, esistenziali sul nulla" di cui parlava anche nell’altro video. La traccia, però, non parla di geopolitica, ma di "confini generazionali, tra l’età adulta e l’età adolescenziale e parla degli adultescenti, che è un termine che mi piace molto, cioè un termine che indica tutti coloro che si rifiutano categoricamente di prendere impegni, responsabilità da adulti, anche se sono adulti". Il rischio, secondo Colucci, è non capire più chi sia l’adulto e chi sia l’adolescente nella nostra società e lui lo vede spesso confrontandosi con i genitori.
"Questo è un tema" che secondo lui è adatto "per dei ragazzi che stanno per diventare adulti e vedono sicuramente l’età adulta come un insieme di responsabilità pesantissime che non vogliono prendersi". Colucci ha ammesso che è un argomento parecchio difficile, ma lui lo avrebbe sicuramente affrontato
Prof Colucci e la polemica sulla disparità di genere nelle tracce
Nella clip in cui parla delle difficoltà riscontrate nelle tracce della prima prova scritta della Maturità 2026, il professor Colucci ha fatto anche una parentesi, che riprende una polemica già proposta sui social da un collega, Enrico Galiano. "Bene che escano autori che non avete studiato nel programma dell’anno, perché in realtà la competenza di analizzare un testo va al di là di quello che voi sapete o non sapete; non è un tema di letteratura". Poi, però, ha sottolineato che è un "male, invece, che in ben 27 anni di analisi del testo non sia mai uscita una scrittrice, nemmeno quest’anno che erano 100 anni dalla vittoria del Premio Nobel di Grazia Deledda".
In un reel Colucci ha rilasciato sull’argomento un commento a caldo. "Ma è possibile che in 27 anni in cui esiste la tipologia A, che è la tipologia in cui viene proposta l’analisi di un testo letterario non sia mai stato proposto un testo di una scrittrice?". Secondo il docente "abbiamo un problema. Io ne parlo spesso sul mio profilo di scrittura femminile, ho parlato spesso quest’anno di Grazia Deledda, ma oltre a Grazia Deledda c’è tanto altro: Alda Merini, Patrizia Cavalli, Matilde Serao, Elena Ferrante, Elsa Morante. Abbiamo nomi di personaggi che si stanno distinguendo e che si sono distinti nella storia della nostra letteratura. Goliarda Sapienza ultimamente è stata riscoperta…".
Colucci avvisa i suoi follower: "Non venite a raccontarmi la storiella: ‘Eh perché tu vuoi le quote rosa, se lo devono meritare‘. Se lo meritano. Grazia Deledda quest’anno sono 100 anni che ha vinto il Premio Nobel, Elsa Morante ha vinto il Premio Strega, potrei fare una lista infinita di premi che hanno vinto queste scrittrici, che hanno dimostrato anche in libreria di avere un grande seguito, un grande impatto".
Il professore ha poi spiegato che "la scrittura femminile, cioè che un’opera l’abbia scritta una donna o un uomo, non è forma, è sostanza. Chi studia letteratura questa cosa la sa, perché il punto di vista di chi scrive cambia tutta l’impostazione di un’opera letteraria. E quindi studiare, leggere, analizzare un testo scritto da una donna significa accedere a chi dell’esperienza umana ha una visione diversa, a chi dell’esperienza umana ha raccontato qualcosa di diverso e questo è il potere arricchente della letterature".
Concludendo il suo intervento, Colucci si chiede se "è possibile che noi di emozioni possiamo parlare sempre e solo attraverso lo sguardo maschile. Ma per carità, fantastico, Pavese fantastico, ma possibile che si possa parlare di emozioni soltanto attraverso questo sguardo, che è uno solo? Perché ce ne sono tanti altri e sì sono anche diversi e possono arricchirci. Quindi a me questa cosa dà molto fastidio, vi dico la verità".