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Giovani a scuola iStock

Come affrontano la scuola i giovani e come ne parlano: la ricerca

Una ricerca ha svelato cosa significa per i giovani "star insieme": la scuola è spesso presente nei discorsi online, ma non è vista come "istituzione"

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Cosa vuol dire per i giovani di oggi "stare insieme"? Come vivono la scuola e come parlano di questo ambiente che frequentano ogni giorno? Una ricerca ha indagato a fondo ragazzi e ragazze italiani, attraverso l’analisi di contenuti social pubblicati su TikTok, Instagram e YouTube. Il quadro che emerge è quello di una generazione profondamente relazionale e non individualista, come spesso si è portati a credere. Gli adolescenti oggi usano il digitale per ampliare e amplificare le relazioni e non per sostituirle.

Cosa significa per i giovani "stare insieme"

"Generazione Noi" è la ricerca promossa da Ringo e realizzata da Extreme, società specializzata nell’analisi strategica delle conversazioni web e social. L’analisi è stata condotta su più di 35mila contenuti social in lingua italiana e si basa su un modello di social listening qualitativo. Tramite ancore semantiche delineate partendo da slang, espressioni ricorrenti e codici linguistici usati da chi ha tra i 13 e i 18 anni, è stato possibile capire cosa vuol dire per i ragazzi e le ragazze "stare insieme".

Per 4 adolescenti su 10 significa "amicizia": è lo spazio dove condividere, dove essere complici, dove vivere la quotidianità. È online che gli adolescenti raccontano lo stare insieme: il 50% delle conversazioni è su TikTok, mentre il 49% su Instagram (lasciando poco spazio a tali argomenti su YouTube). Sulla prima piattaforma questa condivisione avviene attraverso meme, slang e micro-rituali, mentre su Instagram il racconto è più descrittivo ed è fatto di immagini e parole.

Soprattutto per le ragazze è l’amicizia il pilastro fondamentale e il cuore della socialità (54,2%), mentre per i ragazzi lo stare insieme è spesso collegato ad attività sportive o condivise (49,3%). Il tono delle conversazioni è positivo (51,1%) e si concentra su appartenenza attiva (37,1%), inclusione (28,4%), continuità nel tempo (25%) e orgoglio condiviso (9,5%).

Come vivono la scuola i giovani

Rispetto allo sport, la scuola compare in meno conversazioni, ma comunque il coinvolgimento è interessante (più di 5.300 like medi). Gli adolescenti non ne parlano come "istituzione", ma come spazio relazionale nel quale il gruppo è fondamentale per affrontare meglio la quotidianità. Compagni e compagne insieme riescono ad abbassare i livelli di ansia e pressione (45,5%), affrontando meglio verifiche, cambiamenti e sfide.

La scuola non è solo questo per ragazzi e ragazze: è anche il luogo del sostegno pratico e concreto (31,8%), dove aiutarsi, studiare insieme, prepararsi. Ma è anche lo spazio che permette di creare ricordi comuni (18,2%), che rendono più saldo il senso di appartenenza e permettono all’esperienza scolastica di diventare una storia condivisa.

Ci sono momenti importanti che assumono una rilevanza sociale non indifferente, come la merenda, che viene vissuta come un rito informale di gruppo in cui staccare, ritrovarsi, parlare, condividere.

Il linguaggio dei giovani come codice identitario

Se si parla di stare insieme, per le nuove generazioni è anche importante il linguaggio, perché è lo strumento con cui gli adolescenti creano il proprio gruppo di riferimento. Lo slang e i loro codici, che spesso appaiono ostici a chi non appartiene a quell’età, diventano un codice identitario condiviso.

Il lessico dei giovani mescola l’italiano con anglicismi, termini dal gaming, meme culture e dialetto "remixato". I format narrativi, come il POV ("Point of View"), sono ampiamente presenti, per trasformare la vita di tutti i giorni e quello che accade in micro-storie riconoscibili da condividere. Emoji, allungamenti vocalici e punti esclamativi vengono ampiamente usati per sostituire le dichiarazioni di emozione.

Il loro linguaggio è breve e comunitario: il "noi" è più importante dell'"io" e le parole non solo comunicano, ma creano legami e costruiscono il gruppo.