Salta al contenuto
Come affrontare il disordine adolescenziale: messaggio di Novara iStock

Come affrontare il disordine adolescenziale: lo spiega Novara

Una delle principali caratteristiche dell'adolescenza è il disordine, il pedagogista invita i genitori a non spaventarsi e non giudicare i figli

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

L’adolescenza è forse la fase della crescita più complessa per un giovane e anche per i suoi genitori. Il corpo è in trasformazione e anche la mente si evolve per abbandonare l’infanzia ed entrare nel mondo degli adulti. Questo periodo è carico di confusione e i ragazzi e le ragazze tendono a essere più ribelli, irrequieti e con sbalzi d’umore. Per madri e padri può essere complesso gestire i figli adolescenti, il pedagogista Daniele Novara, in un post, spiega come affrontare questa fase.

Come affrontare il disordine adolescenziale per Novara

In un post su Facebook, il pedagogista Daniele Novara ha parlato del disordine adolescenziale sottolineando che proprio il caos è una delle principali caratteristiche di questa fase della crescita.

Lo specialista ha riportato il caso di una sua amica che, alcuni anni fa, gli fece vedere "con una certa arrabbiatura, e senza nascondere una sorta di ribrezzo" la foto della camera della figlia diciassettenne.

"Un vero e proprio cimitero di vestiti sparsi ovunque senza quasi la possibilità per la mamma di entrare", ha scritto Novara.

"L’amica non mi nascose la sua preoccupazione per quello ‘spettacolo’. Io le ricordai che non esistono adolescenti ordinati o disordinati – ha proseguito – ma esistono adolescenti per i quali l’ordine o il disordine possono costituire un momento di apprendimento e di scoperta".

Per il pedagogista "non ha senso presupporre che un adolescente disordinato lo sarà altrettanto nel resto della vita, così come non si può presupporre che un bambino vivace continuerà a correre come un forsennato e diventerà un grande atleta".

L’esperto ha invitato i genitori a tenere conto che "il disordine adolescenziale è prevedibile: non rappresenta una malattia, non occorre spaventarsi, fa parte di quel bisogno di caratterizzazione per potersi allontanare dal mondo dell’infanzia".

"Urlare, arrabbiarsi, giudicare e tentare di controllare l’incontrollabile – ha spiegato Novara – finisce con il creare le condizioni perché questa situazione si cristallizzi, sia nel comportamento, sia nell’opposizione a chiunque cerchi di riportarlo all’infanzia e ai suoi rimproveri. Territorio a cui ragazzi e ragazze non hanno alcuna intenzione di ritornare".

Il ruolo dei genitori durante l’adolescenza

Durante una lezione nella sua Scuola Genitori, il pedagogista ha parlato del ruolo dei genitori durante l’adolescenza.

Ricordando che in questo periodo i "figli cambiano profondamente" e attraversano "un passaggio delicato, pieno di domande, scelte, ribellioni e nuove scoperte", ha consigliato ai genitori di non sparire, "ma neppure diventare amiconi e abdicare al loro ruolo educativo".

Il pedagogista ha ricordato che il compito principale dei genitori è essere gli educatori dei propri figli. Durante l’adolescenza, il loro ruolo dovrebbe essere meno centrato sull’eccessiva presenza e più orientato "sulle autonomie".

In questo modo ragazzi e ragazze possano "sentirsi sostenuti nel diventare se stessi, affrontando con fiducia le sfide — enormi e bellissime — della crescita".

Perché i genitori devono "mollare" i figli

In un’intervista a La Stampa, Daniele Novara ha invitato i genitori a "mollare" i loro figli. I genitori di oggi, secondo il pedagogista, tenderebbero a proiettare sui loro ragazzi le proprie istanze narcisistiche, con eccessi di apprensione.

L’esperto invece ritiene che si debba imparare a gestire la libertà dei figli imponendo dei paletti come un orario di rientro, un modo di usare lo smartphone, la paghetta che vuol dire che quello sono i soldi che il ragazzo ha a disposizione e deve impararli a usare adeguatamente. Così non si invade lo spazio del giovane, gli si insegna a diventare autonomo, mantenendo il ruolo di educatore.