Come bisogna insegnare italiano (secondo il linguista Antonelli)
Il linguista Antonelli ha spiegato perché lo studio della lingua dovrebbe uscire dall'università e come dovrebbe essere insegnato l'italiano a scuola
Giuseppe Antonelli è un linguista fondatore della prima officina della lingua italiana, "Si fa per dire". L’esperto in linguistica ha scelto di raccontare le riflessioni legate alla nostra lingua anche fuori dalle aule dell’università, per offrire interessanti spunti a tutti coloro che sono curiosi di approfondire l’argomento. Il professore ordinario di Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Pavia ha spiegato che a scuola dovrebbe cambiare il modo con cui si insegna la lingua italiana e ha svelato anche come modificare le lezioni in classe.
Antonelli e l’insegnamento dell’italiano a scuola
Intervistato dal Corriere della Sera, il linguista si è detto ottimista sull’influenza che social e media hanno sul nostro linguaggio. "Guardando al passato, oggi abbiamo una diffusione dell’italiano impensabile fino a pochi decenni fa. È una conquista enorme". Non mancano, però, dei rischi, come "la frammentazione del testo, l’abitudine a scrivere a pezzi, la perdita della capacità di costruire un discorso articolato". Questo accade perché "scrivere e digitare non sono la stessa cosa, così come leggere e "scrollare" non lo sono".
Per Antonelli il problema maggiore "è che senza capacità di argomentare si finisce più facilmente nello scontro, nell’insulto". A fare la differenza ci dovrebbe pensare la scuola, che rappresenta "il luogo in cui si deve mantenere la capacità di leggere, scrivere e pensare".
Per usare meglio l’italiano quotidianamente, l’esperto non ha dubbi su cosa dovremmo fare. Dovremmo smettere di "pensare alla lingua come a un ‘vestito buono’, da usare solo in certe occasioni", perché "usare bene l’italiano significa saper usare registri diversi". Citando De Mauro, il linguista ha sottolineato che "la scuola non deve insegnare qual è il modo giusto di dire una cosa, ma in quanti modi si può dire. Serve una ‘dieta linguistica’ varia: libri, social, canzoni, fumetti. E poi fermarsi a riflettere prima di parlare e soprattutto prima di scrivere. Perché noi pensiamo attraverso la lingua".
A chi deve la passione per la lingua italiana Giuseppe Antonelli
Nell’intervista Giuseppe Antonelli ha rivelato che ha capito che la lingua sarebbe stata la sua strada grazie al suo maestro, Luca Serianni: "Ho capito che quella sarebbe stata la mia vita al secondo anno di università, alla Sapienza di Roma: Serianni riusciva ad appassionarci anche su cose complesse, con una chiarezza straordinaria".
Il linguista ha ricordato che erano "un gruppo di studenti – quello che poi è diventato l’’Accademia degli Scrausi‘ – e da lì è nata la vocazione. Io non sapevo neanche che esistesse una materia come la storia della lingua italiana. Poi ho visto lui insegnarla così e ho pensato: voglio fare questo anch’io". In seguito Antonelli ha ammesso di aver "avuto la fortuna di studiare, raccontare e insegnare una materia inesauribile, perché la lingua cambia continuamente, insieme alla società, agli usi, ai costumi, alla musica. È una miniera infinita".
Perché per il linguista l’italiano deve "uscire" dall’università
Con la sua officina dedicata all’italiano, il linguista vuole uscire dalle aule universitarie per "portare la lingua fuori da una riflessione solo teorica e metterla a confronto con ambiti in cui sembra non essere centrale, ma invece è decisiva".
Giuseppe Antonelli ha riflettuto sul fatto che "di solito si dice che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare", ma per come la vede lui "tra il dire e il fare ci sono di mezzo le parole". L’idea del suo progetto è quella di "mettere a confronto chi studia la lingua e chi la usa concretamente: dal cinema alla scienza, fino alla giustizia".