Come descriveresti la tua scuola? Le risposte sono un caso
Ad alcuni ragazzi delle scuole superiori è stato chiesto di descrivere la scuola attraverso delle metafore: le risposte hanno già destato scalpore
Cos’è la scuola per i ragazzi che la frequentano e la vivono ogni giorno? Come descrivere la scuola, con quali parole e con quali metafore? Queste domande sono state poste in uno studio italiano che ha intervistato alcuni studenti e alcune studentesse su come viene percepito il luogo dove trascorrono gran parte della giornata, per imparare, socializzare, crescere. Le risposte date dai giovani intervistati hanno sollevato un caso nel nostro Paese.
Come vedono la scuola i ragazzi: lo studio
“Cosa farò da grande?” è un progetto di orientamento portato avanti dall’Università Guglielmo Marconi. Nella ricerca sono stati coinvolti 150 studenti del terzo e del quarto anno di un liceo classico, di un liceo scientifico, di un liceo artistico, di un liceo linguistico e di un istituto tecnico, in diverse zone della Città metropolitana di Roma. I risultati sono stati pubblicati su Scuola Democratica e firmati dalla sociologa Rita Fornari con il titolo “Dare voce agli studenti: metafore dell’esperienza scolastica“.
Il progetto è stato realizzato proprio chiedendo ai giovani studenti di spiegare con una metafora cos’è per loro la scuola e come vivono quotidianamente l’esperienza scolastica. Come spiegato a La Repubblica dalla docente, nel questionario preliminare è stata inserita una domanda importante: “Se dovessi descrivere la scuola come una metafora, quale immagine useresti?”. Mostrando ai ragazzi le slide con le risposte, i giovani erano stupiti: “Ma lo abbiamo detto noi?”.
Le metafore usate per descrivere la scuola italiana
Quali sono state, allora, le metafore che gli studenti delle scuole superiori interpellati hanno usato per descrivere la loro scuola? La maggior parte fa riferimento a un malessere condiviso tra i banchi di scuola e a situazioni opprimenti. La scuola è vista come una gabbia, un manicomio, il purgatorio, l’inferno. I ragazzi parlano di regole, vincoli, barriere che caratterizzano l’esperienza scolastica.
C’è chi ha parlato di un posto buio, chi di un luogo in stile Matrix, ma anche c’è chi ha paragonato la scuola all’Urlo di Munch, alle montagne russe, a un mare che da un’apparente tranquillità “che dà certezze e gioia” può improvvisamente passare alla burrasca “che dà ansia e delusione”.
Le metafore, ha spiegato Fornari, descrivono la rigidità degli spazi, la decadenza di alcune struttura, la chiusura degli ambienti in cui i ragazzi trascorrono le loro giornate, senza nemmeno mai avere una finestra grande a disposizione per guardare fuori. A pesare sono anche altri aspetti, come le richieste di andare in bagno, che sono “regolamentate e centellinate. Si deve chiedere il permesso, talvolta la grazia. Non a caso è il punto su cui si è giocata da subito la fiducia nei riguardi di noi docenti orientatori, perché, come ha spiegato una studentessa, quel chiedere il permesso crea un’enorme barriera tra l’alunno e il professore“.
Per molti ragazzi la scuola è anche pedalata, ostacoli, impegno, tenere duro, ma spesso si corre tanto e non si intravede mai il traguardo finale. Invece, per alcuni rappresenta la casa e l’accademia greca, con immagini un po’ più serene dell’ambiente scolastico. Per tanti intervistati la scuola è come la casa di paglia dei tre porcellini, un luogo destinato a crollare, perché vecchio, obsoleto, poco sicuro, mentre per altri è un circo dove tutti sono clown, un inferno divertente, un parco giochi e persino un canile.
La sociologa Rita Fornari ha spiegato che sembra che i ragazzi intervistati non sperino in un miglioramento della scuola e per lei “è l’indice più chiaro della crisi“.
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