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Come diventare influencer: corsi di laurea dall'Italia agli Usa iStock

Come diventare influencer: corsi di laurea dall'Italia agli Usa

Negli Stati Uniti prendono il via corsi per ottenere il titolo di studio in influencing, in Italia si contano circa 40.000 creatori di contenuti

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Quello dell’influencer è un mestiere vero e proprio, spesso dietro alla creazione di contenuti c’è un team di persone che pensa all’idea da realizzare in video, c’è chi si occupa delle riprese, chi del montaggio. Bisogna poi conoscere alcune tecniche che permettono di entrare in trend che aumentano la visibilità dei propri prodotti facendo aumentare il numero di follower e di interazioni. Negli Usa, per formare i giovani a diventare creatori di contenuti, sono nati dei corsi di laurea specifici.

I corsi di laurea per diventare influencer

Recentemente Goldman Sachs ha stimato che l’economia dei creatori di contenuti potrebbe valere quasi 500 miliardi di dollari entro il 2027.

E negli Stati Uniti stanno nascendo i primi corsi di laurea in influencing. Come riporta Repubblica, l’Arizona State University, secondo quanto riporta il sito della stessa università, ha recentemente introdotto un corso di laurea triennale in creazione di contenuti per coloro che "sognano di monetizzare il proprio canale video o di fare dei social media la propria professione".

In autunno – riporta la Cnn – anche la Syracuse University, nello Stato di New York, dovrebbe lanciare "un corso di laurea interdisciplinare pensato per preparare gli studenti a carriere nella creazione di contenuti, nell’imprenditoria digitale e nel più ampio ecosistema che supporta i creatori e le attività online".

Nello specifico, il corso dell’Arizone State University ha spiegato che il suo corso prepara gli studenti a carriere che spaziano dallo storytelling di marca al podcasting. I corsi includono "Come diventare un influencer" e un progetto finale presso il Content Creation Studio della scuola a Los Angeles.

Gli influencer in Italia

In Italia, a un anno dall’introduzione del codice Ateco per gli influencer, si contano circa 40.000 professionisti. Seppure nel nostro Paese non ci sia ancora una classe di laurea specifica per diventare creatore di contenuti, vari atenei, sia telematici che tradizionali, stanno iniziando a proporre indirizzi specifici all’interno di Scienze della Comunicazione o corsi in Comunicazione Digitale e Social Media.

Sempre Repubblica riporta che l’università e-Campus sul suo sito ufficiale pubblicizza un "Corso di Laurea triennale in Influencer" della durata di 3 anni. Anche l’università telematica La Fenice ha un nuovo corso di laurea per diventare influencer.

Ma quanto guadagnano gli influencer italiani? In media avrebbero fatturati che si aggirano attorno ai 24mila euro all’anno, sono per il 66% uomini, con età media di 32 anni, e nel 74% appartengono alle fasce "nano" e "micro", cioè con community che vanno fino a 100mila follower.

Il caso della Cina

In Cina, invece, per fare l’influencer in determinati settori serve una laurea specifica riguardante la materia che si tratta nei propri contenuti video.

Da ottobre 2025 gli influencer devono dimostrare di avere una laurea o un titolo abilitante per poter parlare online di salute, diritto, finanza o educazione. L’obbligo è stato imposto da una nuova normativa introdotta dalla Cyberspace Administration of China (CAC).

Secondo Pechino, la figura dell’influencer non può più essere lasciata priva di qualsiasi regolamentazione in settori così delicati.

Le nuove regole impongono a chi desidera "divulgare" di esibire una laurea riconosciuta e anche di far certificare i propri titoli dalle piattaforme stesse (Douyin, Bilibili, Weibo, ecc.) che saranno responsabili della verifica. Questa regola ha l’obiettivo di contrastare le fake news e, in particolare, la diffusione di consigli errati su salute, guarigioni miracolose, prodotti non autorizzati, investimenti rischiosi o pratiche legali scorrette.