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Come nascono le idee, Crepet smonta il mito della "lampadina"

Paolo Crepet smonta il mito della "lampadina", immagine associata all'idea: perché secondo lo psichiatra le idee sono "palline da ping pong"

3 min di lettura

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Come nascono le idee? L’idea è solitamente associata all’immagine di una lampadina che si accende, come un pensiero che compare all’improvviso nella mente. Basta aprire WhatsApp, entrare nella sezione delle emoticon e digitare "idea" nella barra di ricerca: a comparire sarà proprio una lampadina illuminata. Una mito ormai entrato nell’immaginario comune, che però è stato messo in discussione da Paolo Crepet. Durante un incontro pubblico, il noto psichiatra ha spiegato che le idee "non sono lampadine, ma palline da ping pong".

Perché per Crepet "le idee non sono lampadine che si accendono"

Venerdì 11 settembre Paolo Crepet ha presentato il suo spettacolo nella cornice del parco di Villa Corinna a Villanova Mondovì (Cuneo) di fronte a oltre 60o persone. Lo psichiatra ha fatto il suo ingresso sul palco sulle note di Another brick in the wall, una delle canzoni più celebri dei Pink Floyd, come riportato da L’Unione Monregalese.

Durante il suo intervento, Crepet ha parlato anche delle emozioni negative come strumento necessario per affrontare la vita. Lo ha ribadito spesso: il dolore è un sentimento con cui ci si dovrebbe confrontare fin da piccoli, perché inevitabile. Ed è proprio nell’infanzia che si iniziano a sviluppare gli anticorpi per imparare a rialzarsi dalle cadute. Per questo, secondo lo psichiatra, non deve essere nascosto o anestetizzato.

Parlando di dolore, Crepet ha citato la poetessa Alda Merini, che una volta gli disse: "Guardi che anche l’angoscia può essere creativa". "Che verità – ha commentato Crepet – anche in quel momento che tutti disprezzano tiri fuori qualcosa che non è male. Si diventa resilienti".

Ha poi ricordato una conversazione avuta con l’architetto Renzo Piano, con cui ha progettato una scuola dove non sono stati installati pavimenti antitrauma perché "i bambini devono cadere e farsi male".

Nello scambio intercorso tra Crepet e Piano, è stata smontato il mito dell’idea come una lampadina che si accende all’improvviso. "Le idee – ha detto lo psichiatra – non sono lampadine che si accendono, ma palline da ping pong. Si parte con uno spunto interessante, l’interlocutore lo restituisce aggiungendo un altro spunto. E la cosa prende un’altra direzione".

Le idee, per Crepet, non possono prescindere dal confronto. Nascono, si alimentano e si trasformano attraverso lo scambio con gli altri, quando punti di vista diversi si incontrano e si modificano a vicenda. Il dialogo, a suo avviso, è il terreno in cui le idee prendono forma e possono imboccare una direzione che, all’inizio, non era stata immaginata.

L’allarme di Paolo Crepet: "Ci hanno preso il cervello"

Nella sua riflessione, Crepet ha parlato anche di tecnologia e intelligenza artificiale, mettendo in guardia dai rischi legati all’uso degli strumenti digitali, dall’indebolimento delle relazioni umane, e dunque del confronto confronto con gli altri, all’omologazione del pensiero.

Ha descritto una società in cui ci sono persone dipendenti dagli smartphone, che non escono di casa e si fanno recapitare il cibo da raider sottopagati. Persone che rifuggono il confronto e finiscono per dialogare con l’IA, che è "compiacente" e dice sempre ciò che vogliamo sentirci dire.

"I Pink Floyd dicevano che non abbiamo bisogno di nessuno che ci controlli il cervello. Beati loro che lo dicevano. Sono passati 40-45 anni e ci siamo: il cervello ce lo hanno preso", ha chiosato Crepet.