Come proteggere i figli dal bullismo: la lezione di Novara
Per il pedagogista Daniele Novara, se un figlio è vittima di bullismo andrebbe ascoltato senza soffocarlo e non bisogna iper proteggerlo
Il bullismo tra coetanei, bambini e adolescenti, è diffuso e sono tante le scuole che hanno dato vita a programmi e progetti di contrasto alle prepotenze di alcuni studenti contro minori più indifesi. Molti genitori si chiedono cosa si possa fare per proteggere i propri figli da questo tipo di situazioni. In un post su Facebook, il pedagogista Daniele Novara ha risposto con qualche consiglio per le madri e i padri.
Come proteggere i figli dal bullismo
In un post su Facebook, Daniele Novara ha scritto che spesso gli capita “di parlare con genitori che chiedono come proteggere i propri figli da atti di bullismo”.
Il pedagogista ha spiegato che è facilmente comprensibile il senso di impotenza che possono provare una madre e un padre quando vedono un figlio soffrire e che il primo istinto è quello di “chiuderlo sotto una campana di vetro”.
Questa soluzione è però proprio quella che si dovrebbe evitare perché il giovane non deve essere isolato o trattato come fragile o diverso.
Il consiglio di Novara ai genitori, se sospettano o si accorgono di atti di bullismo contro il proprio figlio, è quello di “ascoltarlo senza soffocarlo, incoraggiarlo senza essere iper-protettivi”.
È inoltre indispensabile creare reti tra scuola, famiglia, amici ed educatori perché sono le relazioni sociali “il miglior antidoto al bullismo”.
Per il pedagogista, i giovani devono avere la “possibilità di fare esperienza di conflitti sani, di imparare a confrontarsi, di sentirsi parte di un gruppo in cui ognuno ha dignità e valore. Proteggere un figlio non significa eliminarne i problemi, ma dargli strumenti per affrontarli con coraggio e accompagnarlo con fermezza e fiducia”.
Quando si può parlare di bullismo
Daniele Novara ha dedicato anni allo studio del bullismo e delle sue dinamiche. Lo specialista ritiene che non si possa parlare del fenomeno prima dei nove o dieci anni e che l’atto è diverso dal litigio.
Il pedagogista evidenzia che non si può confondere una lite tra coetanei, che fa parte del normale processo di crescita, con il bullismo che è un fenomeno continuativo e con disparità di forze tra chi agisce e chi subisce.
Novara sottolinea che la componente principale del bullo è l’intenzionalità di colpire qualcuno più vulnerabile.
Perché nasce il bullismo
Il bullismo, secondo il pedagogista, nasce proprio “dall’incapacità di gestire i conflitti”. Questo tipo di comportamento ha origine quando “i ragazzi non imparano a litigare bene, a reggere la tensione, a rispettare i limiti”.
In queste situazioni, “il rischio è che il conflitto degeneri in violenza, umiliazione, sopraffazione” perché il bullo, non sapendo litigare, trasforma la fragilità in aggressività.
Per prevenire atti di prevaricazione, bisogna quindi insegnare ai giovani a gestire il conflitto dandogli la possibilità “di litigare in modo positivo, imparare a difendere le proprie ragioni senza distruggere l’altro, trovare soluzioni creative e crescere nelle esperienze condivise”.
In pratica i ragazzi devono diventare capaci di difendere le proprie ragioni senza annientare l’altro e di trovare soluzioni creative a un conflitto, così da crescere attraverso esperienze condivise e reggere la frustrazione e la tensione emotiva senza ricorrere alla violenza.