Come sono cambiati i temi della Maturità in 50 anni: lo studio
Uno studio ha svelato come sono cambiati i temi della Maturità in 50 anni, dall'esame 1967 a quello 2012: i risultati sfatano alcuni luoghi comuni
L’esame di Maturità è da sempre uno dei momenti più significativi per gli studenti, e i temi di italiano rappresentano una prova di scrittura e di riflessione che segna intere generazioni. Ma come sono cambiati i temi di Maturità in 50 anni? Uno studio ha analizzato l’evoluzione della prima prova tra il 1967 e il 2012. I risultati offrono uno spaccato interessante su come si sia trasformato il modo di scrivere e di pensare dei maturandi.
- Lo studio su oltre 40 anni di temi all'esame di Maturità
- Com'è cambiato il linguaggio nel tema di italiano in 40 anni
- Cosa hanno detto gli studiosi sugli errori lessicali nel tema di Maturità
Lo studio su oltre 40 anni di temi all’esame di Maturità
Chi l’ha detto che gli studenti di oggi scrivono peggio rispetto alle generazioni passate? A sfatare questo luogo comune è stato uno studio promosso da Zanichelli e realizzato dal dipartimento di Filologia classica e Italianistica dell’Università di Bologna, che ha analizzato oltre 3.300 temi di Maturità prodotti tra il 1967 e il 2012 in 16 istituti scolastici di sette regioni italiane.
“Come custodi della lingua italiana ci interessava conoscere in base a evidenze scientifiche cosa accade davvero in classe”, ha spiegato l’amministratore delegato di Zanichelli Giuseppe Ferrari, come riportato da La Repubblica.
Dalla ricerca emerge che i ragazzi del Duemila scrivono meno e con frasi più brevi, ma la qualità complessiva non è crollata.
Com’è cambiato il linguaggio nel tema di italiano in 40 anni
Nei 46 anni presi in considerazione (dal 1967 al 2012), il linguaggio utilizzato dagli studenti nei temi di Maturità è ovviamente cambiato. Negli anni Settanta e Ottanta prevalevano formule più formali. Nel Duemila, invece, il linguaggio è più semplice, immediato e vicino alla lingua parlata.
Lo studio ha rilevato che gli studenti del Duemila tendono a costruire frasi più brevi, con una lunghezza media dei periodi passata da 30 parole negli anni Sessanta a 22 del 2012. Però, hanno evidenziato gli esperti, questo non significa necessariamente povertà linguistica, ma piuttosto un diverso approccio alla scrittura: più pragmatico, meno retorico.
“I risultati sono stati meno attesi del previsto, ci ha stupito la permanenza rispetto ai cambiamenti“, ha commentato Matteo Viale, docente di Didattica della lingua italiana all’Università di Bologna.
“C’è stata, è vero, una semplificazione della scrittura: frasi più brevi, modifiche della sintassi e compiti più corti” ma, ha aggiunto, “non quel crollo verticale delle competenze da molte parti ventilato“.
Negli anni Duemila, complice anche la riforma Berlinguer che ha introdotto nuove tipologie di temi alla Maturità, “la scrittura diventa più comunicativa e meno scolastica, e una maggiore semplicità non è detto che sia un male“, ha spiegato Viale.
Il professore ha evidenziato che, almeno nel contesto della Maturità, “la scrittura studentesca non si è impoverita“.
Cosa hanno detto gli studiosi sugli errori lessicali nel tema di Maturità
Anche per quanto riguarda gli errori lessicali, la situazione resta sostanzialmente costante nel tempo. Alcuni refusi, come “l’inclinarsi di un rapporto” al posto di “incrinarsi”, ricorrono in tutte le generazioni.
Gli studiosi hanno inoltre individuato le cosiddette “parole spia”, termini che col tempo sono caduti in disuso o, al contrario, hanno guadagnato terreno. È il caso di “sebbene”, progressivamente abbandonato, mentre “nonostante” continua a rimanere presente.
Dal 2026 gli elaborati passati in rassegna verranno messi a disposizione della comunità scientifica, e la ricerca proseguirà ampliando il periodo di indagine e le materie analizzate per capire se l’avvento dei social abbia introdotto cambiamenti più radicali nello stile di scrittura degli studenti.
Intanto, questi primi risultati rilevano che, nonostante la platea degli studenti alla Maturità sia costantemente cresciuta negli anni (nel 1967 era il 26% dei 18enni, nel 2012 il 77%), la scuola italiana ha retto l’urto della scolarizzazione di massa. “Si può migliorare, insegnare a dar forma a un testo, ma la scuola ha fatto bene il suo mestiere“, ha concluso l’ad di Zanichelli Giuseppe Ferrari.
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