Come stanno i docenti italiani: "Stanchi ma soddisfatti”
La quarta indagine docenti italiani ha rivelato che, nonostante lavoro eccessivo e minaccia dell'AI, gli insegnanti sono orgogliosi del loro lavoro
I docenti italiani lamentano sovraccarichi di lavoro, sono spesso alle prese con trasferimenti o spostamenti da una scuola all’altra, sottopagati e, ultimamente, anche minacciati dall’irruzione a scuola dell’intelligenza artificiale. Eppure, secondo una recente indagine, sono molto soddisfatti del mestiere che svolgono.
Come stanno i docenti italiani
Al Sole 24 Ore, Gianluca Argentin ha commentato i risultati della quarta indagine sui docenti italiani, curata dal professore e pubblicata nel libro edito da Il Mulino "In costante divenire".
In generale, nonostante carichi di lavoro eccessivi, svalutazione sociale, minaccia dall’intelligenza artificiale, gli insegnanti italiani restano molto soddisfatti del proprio lavoro.
L’84% dei prof e dei maestri soffre per l’eccessivo lavoro e non mancano allarmi di esaurimento psicofisico.
La stessa percentuale lamenta anche, rispetto al passato, una svalutazione sociale del proprio ruolo. Eppure quasi il 90%, se potesse tornare indietro farebbe la stessa scelta professionale.
"Nonostante si tratti di un compito estremamente complesso, multitasking, fatto quotidianamente di un sacco di attività differenti e di molte più ore di quelle che si tendono a immaginare, gli insegnanti lo fanno con passione, con interesse e lo fanno trovando, dentro a una professione che è fatta di molte sfaccettature, il modo, il contenuto che. a loro viene meglio, che li fa sentire più efficaci e che li fa stare bene", ha detto Argentin.
Docenti e intelligenza artificiale
Riguardo all’intelligenza artificiale, nella primavera 2025 un po’ più della metà dei docenti diceva di essere favorevole all’uso dell’AI da parte degli studenti.
Intervistati nuovamente a novembre 2025, il favore nei confronti delle tecnologie avanzate non è cambiato ma si è trasformato l’atteggiamento degli insegnanti con alcuni che si erano avvicinati all’intelligenza artificiale, soprattutto i prof delle scuole secondarie di secondo grado, altri sviluppando elementi di prudenza.
In generale, davanti alle innovazioni, i docenti sono in prima linea, si trovano allo stesso tempo ad avere il compito di "apprendere un nuovo strumento, inglobarlo nelle loro pratiche, portarlo in aula ed educare gli studenti al suo uso", ha spiegato Gianluca Argentin.
"È un compito molto complesso e difficile e gli insegnanti lo fanno con la consapevolezza di professionisti che si interrogano su quello che stanno facendo", ha aggiunto.
Maggi e Galiano, perché si sceglie di fare l’insegnante
Due prof noti sono Andrea Maggi ed Enrico Galiano. Maggi ha raccontato di aver lasciato la facoltà d’Ingegneria per quella di Lettere perché voleva diventare un docente.
"Ho deciso di fare l’insegnante perché volevo un lavoro che mi mantenesse in stretto contatto con la letteratura", ha detto a La Conferenza stampa su Raiplay.
Maggi ha osservato che molti colleghi avrebbero risposto di aver scelto la scuola per stare vicino ai ragazzi, ma ha ribadito che per lui la motivazione principale era un’altra: "Volevo parlare di letteratura. E con chi? Con il pubblico più propenso ad ascoltare, cioè i giovani".
"Ho insegnato anche al liceo, ma insegno soprattutto alla scuola secondaria di primo grado. Insegno italiano, storia e geografia, ma potrei insegnare anche latino. Poi se volete posso tagliare anche la siepe, faccio un sacco di cose", ha poi aggiunto con ironia.
In un post, invece, Enrico Galiano ha replicato all’ipotetica domanda: "chi te lo fa fare d’insegnare".
"Me lo fa fare L., che arriva da me tutta abbacchiata – ha scritto il prof – perché ha visto tanti segni rossi sul suo compito, ma quando le dico ‘Ehi, ma lo sai che scrivi proprio bene?’, una scintilla le si accende negli occhi. Perché gli errori con l’esercizio si imparano a evitare: certe sensibilità, certe delicatezze dell’anima che si nascondono nella filigrana della scrittura, o le hai o non le hai".