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Contributo volontario per le scuole iStock

Contributo volontario, quanto spendono le famiglie per la scuola

Il contributo volontario è una nota dolente per scuole e per famiglie: sono in poche a versarlo e i motivi sono tanti, a partire dai costi elevati

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Ogni anno a settembre le famiglie italiane sanno che dovranno prevedere un budget consistente per quello che riguarda le spese per l’istruzioni di bambini e ragazzi in età scolare. Tra le varie voci c’è anche il famigerato contributo volontario, una somma che gli istituti scolastici richiedono ai genitori degli alunni iscritti per contribuire all’ampliamento dell’offerta formativa e a comprare eventuale materiale scolastico necessario in classe. Quanto spendono le famiglie per la scuola, se si considera il contributo scolastico richiesto?

Il contributo volontario chiesto alle famiglie

Le spese per i figli che vanno a scuola sono ogni anno numerose. Ci sono i costi, spesso molto elevati, per comprare i libri scolastici, che si possono un po’ smorzare ricorrendo a bonus e incentivi o al mercato dell’usato. E poi bisogna mettere in conto l’acquisto di zaini, astucci, cancelleria, abbigliamento e molto altro ancora.

Tra le voci di spesa ci sono anche quelle che riguardano l’assicurazione scolastica obbligatoria e il contributo volontario, che ogni anno le scuole chiedono alle famiglie. Se fino alle medie i costi sono contenuti, alle scuole superiori le cifre possono aumentare in modo notevole e non sempre i genitori riescono a far fronte a tutto quanto. A farne le spese, ovviamente, è proprio il contributo che, lo ricordiamo, è facoltativo.

Qual è il costo del contributo volontario nelle scuole italiane

La Repubblica ha raccolto un po’ i dati di diversi istituti di Bologna, per capire qual è il contributo volontario richiesto alle famiglie di ragazzi e ragazze che frequentano le scuole superiori nella città emiliana.

Al Liceo ginnasio statale “Luigi Galvani” e al Liceo Laura Bassi la richiesta è di 150 euro. Una mamma ha lamentato che “non è proprio volontario visto che il primo anno va presentato all’atto dell’iscrizione”. Al Liceo classico statale Marco Minghetti e al Liceo scientifico Augusto Righi il contributo è di 120 euro, mentre al professionale Aldrovandi Rubbiani è diverso a seconda dell’indirizzo scelto (100 euro per il grafico e moda e 85 per l’economico).

Alle scuole medie tra contributo e assicurazione si spendono in media 30 euro, anche se non mancano picchi di 65 euro.

Quante famiglie versano il contributo volontario

Cosmo Damiano Modugno, del Coordinamento dei Presidenti di consiglio di istituto, al quotidiano ha spiegato che spesso il pagamento del contributo volontario viene evitato non solo perché è obbligatorio farlo in modo digitale (solitamente tramite Spid), ma anche “perché spesso le famiglie nemmeno sanno per cosa versano”.

Lui ha raccontato la sua esperienza personale: “Quando sono arrivato con i miei tre figli all’Ic 18, che raggruppa le scuole De Amicis, Monterumici e De Andrè, non pagava nemmeno il 50% delle famiglie e tanti nemmeno versavamo la quota per l’assicurazione”. Adesso paga il 90% delle famiglie, perché si è intervenuti spiegando a cosa serve e facilitando i pagamenti: “Da 6000 euro che raccoglievamo prima, siamo passati a 14mila euro”.

La dirigente dell’Ic12 Filomena Massaro che guida le scuole Viscardi, Farini e Padre Marella ha spiegato che dopo il Covid le famiglie sono meno “generose”: “Io ho 1300 alunni e fino alla pandemia il contributo veniva versato da quasi tutti. Ora evidentemente le famiglie fanno più fatica, per cui ci rendiamo conto che serve una grande opera di sensibilizzazione, spiegare a cosa serve, raccontare i progetti che sosteniamo. Ma servono 2 o 3 solleciti l’anno. Quando non li abbiamo fatti siamo scesi sotto il 50%”.

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