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Cervello e intelligenza artificiale iStock

Cos'è il Brain Fry: quando l'IA ci "frigge" il cervello

L'IA se non viene usata correttamente può portare a un fenomeno in crescita, il Brain Fry, che tradotto dall'inglese significa "cervello fritto"

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

L’intelligenza artificiale non è sempre nostra alleata: talvolta si innescano dei meccanismi che causano ben più di un problema. Il Brain Fry è un fenomeno molto diffuso e in espansione, che si manifesta quando l’IA provoca in chi lo usa una strana sensazione, quella di avere "il cervello fritto in padella". Se usata bene questa tecnologia può essere davvero molto utile, ma bisogna prestare molta attenzione all’utilizzo che se ne fa e alle modalità di fruizione.

Brain Fry o cervello fritto e rischi dell’uso dell’IA

Brain Fry in inglese significa "cervello fritto". È quella sensazione che si prova quando non si usa bene l’intelligenza artificiale: si prova una stanchezza "invisibile", che non è tangibile e non è individuabile in segnali fisici come la presenza di occhiaie profonde o di muscoli indolenziti o doloranti.

Il problema è dato dal fatto che il nostro cervello non riesce a star dietro alla velocità con cui l’intelligenza artificiale lavora. È utile e comodo poter scrivere in poco tempo una mail, realizzare report in un attimo, analizzare dati in modo veloce. Tutta questa rapidità, però, si scontra con il nostro organismo che non è pronto ad affrontare i task quotidiani in questo modo.

Siamo più produttivi, ma al tempo stesso siamo anche più stanchi dal punto di vista mentale: questa sensazione alla lunga può portarci a non lavorare bene, ad avere difficoltà di concentrazione e a non riuscire a pensare con la lucidità necessaria.

La mente umana non può processare troppi stimoli al secondo, cosa che, invece, riesce benissimo all’intelligenza artificiale. Ogni decisione presa ha bisogno di energia cognitiva: più le decisioni si accumulano, più questa energia è destinata a terminare. Quando questo accade, si manifesta il Brain Fry, con sintomi come irritabilità, difficoltà a concentrarsi, errori continui, sensazione di frustrazione.

Confrontarsi con la velocità dell’IA è una gara che non possiamo pensare minimamente di vincere: le regole che usa questa tecnologia non appartengono all’organismo umano e questo causa in chi la usa insoddisfazione e insicurezza, che possono provocare burnout.

Quando l’intelligenza artificiale può essere utile

L’intelligenza artificiale può però diventare utile se usata bene: può liberarci da compiti ripetitivi, noiosi, monotoni che ci portano via tantissimo tempo. Ci aiuta, in tal senso, a ridurre il carico mentale. Dobbiamo considerarla come uno strumento operativo del quale avvalersi al bisogno.

Per evitare un sovraccarico di energie mentali bisogna sapere cosa si vuole ottenere: se non abbiamo chiaro in mente cosa cerchiamo da lei, questa tecnologia può portarci allo sfinimento, proponendo una serie di soluzioni praticamente infinite che possono portarci via tempo prezioso. Non dobbiamo competere con l’intelligenza artificiale, ma liberarci da ciò che è superfluo per riuscire così a concentrarci meglio, imparando a delegare quello che possiamo, per non finire con il "cervello fritto" dai troppi input che l’IA finisce per darci.

La differenza tra Brain Fry e Brain Fog, la nebbia mentale

Il Brain Fry è un fenomeno diverso dal Brain Fog, quell’offuscamento mentale che rende tutto più difficile da affrontare. Questa "nebbia cognitiva" è un insieme di sintomi mentali come deficit di attenzione, difficoltà di concentrazione, rallentamento psichico che si possono associare a diverse patologie (è anche uno degli effetti a lungo termine del Covid-19).

Nel caso del Brain Fry, però, non è un problema di "rallentamento", ma di eccessiva velocità: l’IA ci dà input di continuo e il nostro cervello li deve analizzare, controllare, correggere, valutare, approvare praticamente all’istante, senza pause e senza possibilità di fermarsi un attimo. Si tratta di un flusso continuo che potrebbe alla lunga creare un vero e proprio cortocircuito nel nostro cervello che lavora con tempi diversi, ma soprattutto con pause che l’intelligenza artificiale non è disposta a darci quando viene interpellata per un task.