Cos'è il documento del 15 maggio e le novità per la Maturità 2026
Cos'è e come funziona il documento del 15 maggio per l'esame di Maturità 2026: le novità e quello che c'è da sapere sul suo rapporto col colloquio
Entro oggi, venerdì 15 maggio, i consigli di classe dovranno presentare il celebre documento del 15 maggio che avrà un ruolo fondamentale anche alla Maturità 2026. Vediamo cos’è e le novità.
Cos’è il documento del 15 maggio per la Maturità
Il documento del 15 maggio è un testo che ogni consiglio di classe deve redigere entro il 15 maggio in vista dell’esame di Maturità. Si tratta di una sorta di "carta d’identità" del percorso formativo della classe, che certifica i programmi svolti durante l’anno per offrire alla commissione esaminatrice una mappa del lavoro fatto.
L’ordinanza ministeriale 54/2026, che disciplina lo svolgimento dell’esame di Maturità 2026, ne definisce con chiarezza i contenuti. All’articolo 10 si legge che il documento deve esplicitare:
- contenuti, metodi, mezzi, spazi e tempi del percorso formativo;
- criteri e strumenti di valutazione adottati;
- obiettivi raggiunti;
- progetti, attività e percorsi significativi svolti durante l’anno;
- obiettivi specifici di apprendimento delle discipline;
- risultati di apprendimento dell’insegnamento trasversale di Educazione civica.
Il documento può inoltre includere allegati come atti e certificazioni "relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l’anno in preparazione dell’esame di maturità, alle attività di formazione scuola-lavoro, agli stage e ai tirocini eventualmente effettuati, alle attività, ai percorsi e ai progetti svolti nell’ambito dell’insegnamento di Educazione civica".
Prima della stesura definitiva, il consiglio di classe può consultare studenti e genitori per raccogliere osservazioni e proposte.
Come funziona il documento del 15 maggio alla Maturità 2026
Con la riforma dell’esame di Stato che farà il suo debutto a giugno, il colloquio cambia profondamente impostazione. La trasformazione più evidente riguarda l’ambito disciplinare: l’orale non potrà più spaziare sull’intero programma dell’ultimo anno, ma si concentrerà esclusivamente su quattro materie, individuate ogni anno entro la fine di gennaio da un apposito decreto del ministero dell’Istruzione e del Merito.
Questo nuovo assetto, però, non interrompe il rapporto tra l’orale della Maturità 2026 (e seguenti) e il documento del 15 maggio. Anzi, il legame è centrale: il documento continua a rappresentare il riferimento formale a cui la commissione deve attenersi nello svolgimento del colloquio.
Come si legge sul decreto ministeriale 13/2026, che ha individuato le quattro discipline oggetto dell’orale e le modalità di svolgimento della prova, "nella conduzione del colloquio, la commissione tiene conto del percorso didattico effettivamente svolto, in coerenza con il documento di ciascun consiglio di classe (ovvero il documento del 15 maggio), al fine di considerare le metodologie adottate, i progetti e le esperienze realizzati, con riguardo anche alle iniziative di personalizzazione eventualmente intraprese nel percorso di studi, nel rispetto delle Indicazioni nazionali per i licei e delle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali".
Cosa che è ribadita anche nell’ordinanza 54/2026, in cui si sottolinea che "la commissione si attiene ai contenuti del documento nell’espletamento del colloquio".
Secondo quanto previsto dall’articolo 2 del dm 13/2026, il colloquio si apre con una "breve riflessione del candidato sul proprio percorso scolastico e personale, anche alla luce delle informazioni contenute nel Curriculum della studentessa e dello studente". Solo dopo questa introduzione prende avvio la parte disciplinare dell’esame, con "domande e approfondimenti sulle quattro discipline" individuate dal ministero.
Durante l’orale, il maturando ha comunque la possibilità di ampliare il discorso e creare collegamenti con altre discipline o con argomenti non compresi nelle quattro materie d’esame. La capacità di intrecciare temi diversi può molto essere apprezzata dalla commissione. Si tratta però di una scelta del candidato: i commissari non possono fare domande al di fuori delle quattro materie stabilite dal decreto ministeriale.