Cos'è la norma anti maranza e cosa cambia per i minorenni
Il Governo ha varato un disegno di legge che cambia le regole sull'imputabilità dei minorenni, Meloni: "Chi sbaglia, risponde delle proprie azioni"
Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un disegno di legge per rendere più semplice processare i minorenni, la cosiddetta "norma anti maranza". Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio ha spiegato che "la novità riguarda la presunzione di imputabilità". La presidente del Consiglio ha affermato: "Chi sbaglia risponde delle proprie azioni, anche i minorenni".
Cos’è la norma anti maranza
La norma anti maranza rende meno complesso processare un minore che commette un reato modificando la presunzione d’imputabilità.
Carlo Nordio, ministro della Giustizia, ha chiarito che "non abbiamo abbassato l’età per la imputabilità del minore e non abbiamo inasprito le pene. La novità riguarda la presunzione di imputabilità. Oggi l’imputabilità del minore deve essere accertata positivamente caso per caso perché c’è una sorta di presunzione di non imputabilità, cioè di non capacità di intendere e di volere".
"Noi invertiamo l’onere della prova e da oggi l’imputabilità del minore, come per gli adulti, sarà presunta e non dovrà essere dimostrata ogni volta", ha aggiunto.
Per il Guardasigilli, "è il tassello finale di una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano, adottati in seguito all’aumento della delinquenza minorile. Una sorta di facilitazione del processo" perché "anche tutte le norme su età e imputabilità sono datate dal codice Rocco, dal codice fascista, quando era diversa la delinquenza minorile, quantitativamente e qualitativamente".
Il significato politico, ha sottolineato Nordio, è quello di "facilitare le indagini" perché, "si parte dal presupposto che una persona che commette reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che fa".
Cosa cambia per i minorenni
Il disegno di legge del governo interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto.
Di fatto cambia il criterio di accertamento, ovvero la capacità non deve più essere positivamente verificata caso per caso, ma si presume fino a prova contraria, restando ferma la possibilità di escludere l’imputabilità quando risulti, sulla base degli elementi acquisiti nel procedimento, che il minore ne fosse privo al momento del fatto.
Resta ferma la diminuzione della pena prevista per i minori imputabili. Il disegno di legge modifica, di conseguenza, l’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, prevedendo che il giudice e il pubblico ministero possano acquisire anche elementi ai fini del giudizio sull’imputabilità del minore.
Giorgia Meloni sulla norma anti maranza
La premier ha annunciato anche in un video sui social le misure contro la delinquenza minorile e contro i "maranza".
"Voglio spiegarvi— ha detto Giorgia Meloni — cosa cambia e perché. Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta, deve pagare sempre anche se ha 15 o 16 anni. Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire: arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo".
"Il nostro ordinamento – ha chiarito la presidente del Consiglio – prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia, prima si presumeva l’incapacità ora si presume la responsabilità".
"La fermezza senza alternative non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema" ha evidenziato. "È chiaro, la norma da sola non risolve il problema, né quando si parla di giovanissimi si può ragionare solo sul piano della repressione. Questo provvedimento – ha concluso – è un tassello in un percorso molto più difficile e spesso silenzioso. Perché un ragazzo di 15-16 anni che diventa violento e commette reati quasi mai ci arriva da solo. Molto spesso c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto. Riempire quel vuoto richiede molto lavoro, sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centro sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili e noi stiamo lavorando su tutti questo fronti tutto si tiene insieme".