Cos'è la poesia per Roberto Vecchioni (e cosa gli ha insegnato)
Roberto Vecchioni ha spiegato in un'intervista cos'è per lui la poesia e cosa gli ha insegnato: l'aneddoto del prof sull'intelligenza artificiale
Le parole hanno sempre avuto un posto privilegiato nella vita di Roberto Vecchioni. Cantautore, scrittore e insegnante, il suo percorso umano e professionale è sempre stato attraversato dalle parole in tutte le sue forme, compresa la poesia. In un’intervista, il prof ha spiegato che non si tratta solo di un genere letterario, ma di qualcosa di molto più profondo. E ha raccontato cosa gli ha insegnato nel corso degli anni, rivelando come questo linguaggio intimo e misterioso abbia inciso sulla sua identità.
- Vecchioni spiega che cos'è per lui la poesia
- Cosa ha insegnato la poesia a prof Vecchioni
- Cos'ha detto Roberto Vecchioni su poesia e IA
Vecchioni spiega che cos’è per lui la poesia
Secondo Roberto Vecchioni, la poesia è prima di tutto un atto di verità, come ha spiegato in un’intervista a La Stampa: "La poesia è un diario estetico e intrinseco formidabile: non devi spiegare nulla, scrivi quello che ti viene da dentro. Una confessione rapida che prima di tutto fai a te stesso, e solo dopo agli altri". Una forma di espressione che "corrisponde quasi sempre a uno sfogo, a una riparazione assurda di quel che si sta vivendo".
Ma a differenza della canzone, che deve "illuminare" e rendere immediatamente "comprensibile e accessibile a tutti" una metafora, la poesia "è fatta per il dubbio, per l’insicurezza, per il mistero", ha osservato. Nei componimenti "scrivi la metafora affinché il lettore la ami in sé, per il modo in cui un pensiero diventa universale, e non per il significato che c’è sotto", ha aggiunto il prof cantautore.
E ha ricordato la prima poesia che scrisse, all’età di 6 anni, dedicandola a sua madre: "Mia mamma è come un fiore di giugno, un giglio, che è anche del suo figlio".
Cosa ha insegnato la poesia a prof Vecchioni
Vecchioni ha raccontato che la poesia gli ha insegnato a conoscersi meglio e poi a riconoscere negli altri le stesse contraddizioni che abitavano lui.
Nei suoi versi, ha affermato, convivono sempre sensazioni opposte che "fanno a pugni tra loro", come "forza e debolezza, pianto e allegria, voglia di esplodere e di rintanarsi". Una duplicità che negli anni ha riconosciuto non essere solo sua, ma comune a molti, anche se negli altri era "spesso più sottotraccia".
Dentro all’Io che domina nelle sue poesie, Vecchioni ha finito per trovare gli altri: esperienze, fragilità e sentimenti che non appartenevano solo a lui, ma che la poesia gli ha permesso di riconoscere come universali. Però, ha avvertito, per scoprirlo serve fermarsi, "accorgersene", guardare oltre la routine quotidiana.
Cos’ha detto Roberto Vecchioni su poesia e IA
Vecchioni ha affrontato anche il tema del rapporto tra poesia e intelligenza artificiale, riconoscendo che "c’è il rischio" che la capacità di emozionare possa andare perduta. "Ci sono falsificazioni che sembrano naturali, e non solo nella poesia", ha fatto notare. E ha raccontato di aver chiesto all’IA di scrivere canzoni "alla Vecchioni" e di essere rimasto colpito dalla precisione con cui imitava il suo stile, il suo linguaggio.
"È stata bravissima, ha usato termini proprio miei. Però, alla fin fine, ciò che scriveva o ricordava una canzone che avevo già scritto oppure non mi commuoveva", ha concluso Roberto Vecchioni.