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Prof Enrico Galiano Ipa

Cosa deve ricordarsi sempre un prof, il toccante post di Galiano

Prof Enrico Galiano ha scritto un toccante post su Facebook nel quale ha spiegato quali sono le cose che un insegnante non dovrebbe mai dimenticare

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Prof Galiano, in un lungo post sui social, ha svelato qual è la cosa che un professore dovrebbe sempre ricordarsi. Spesso non è facile, perché le giornate di un docente non sono tutte uguali. Non sempre si riesce ad avere sempre lo stesso atteggiamento o essere l’insegnante che si vorrebbe essere (o che la classe desidererebbe avere).

Galiano spiega le mille sfaccettature dei docenti

Prof Enrico Galiano ha pubblicato sui suoi account social una foto che lo ritrae davanti a una lavagna: è uno scatto di qualche tempo fa, utilizzato a corredo di un intervento nel quale il docente ha voluto svelare le cose che i prof non dovrebbero mai dimenticarsi. La sua è un’analisi profonda della professione, di che tipo di insegnante si vorrebbe essere e di come spesso si è di fronte alle difficoltà di un mestiere sempre in divenire.

Galiano ha ricordato quelle volte in cui “resti sveglio fino alle due a correggere compiti miniandoli con note a margine degne di un copista cluniacense e glieli riporti il giorno dopo”, ma anche quando “passano mesi e ti dimentichi di averli in borsa, finché la ragazzina timida alza il ditino e a una settimana dalla fine della scuola ti chiede: ‘Scusi prof, i compiti fatti a settembre li ha corretti?'”.

Ci sono delle volte in cui “per una singola ora di lezione metti insieme video, effetti speciali, ci infili citazioni da testi universitari che perfino il bibliotecario ti ha mandato a quel paese quando glieli hai fatti tirare fuori dalla cripta”, mentre altre “volte sei preso così tardi tra verbali, PNRR, PTOF, CCCP e FIGC, che ti siedi in cattedra con gli occhiali da sole e la faccia piena di sonno e dici: ‘Ok ragazzi, oggi film‘”.

Ci sono le giornate in cui i prof riescono “a mantenere la calma e l’imperturbabilità di un monaco zen anche in mezzo a sollevazioni di classe, lanci di oggetti e persone, urla con la stessa quantità di decibel di un Boeing 747 in partenza”, mentre in altre occasioni “basta un colpo di tosse in più, una matita che cade per terra, un sussurro di troppo e ti trasformi in un’Erinni inferocita assetata di sangue”.

Talvolta il rapporto con i colleghi è “tutto sorrisi e scambi di idee, progetti messi su insieme, un lavoro di squadra che Pep Guardiola non sei nessuno”. Mentre in alcune giornate “l’aula insegnanti si trasforma in un’arena di gladiatori e fiere e riesci a uscire vivo solo se armato di scudi e lance”.

Anche con gli alunni ci sono giornate diverse: “A volte ascolti tutti i loro problemi, offri un caldo ristoro ai loro pianti, accudisci con amore le loro sofferenze, sei porto sicuro ad ogni nave in tempesta”, mentre altre “volte di fronte all’ennesimo ‘Prof, coso mi prende in giro!’ fai sì sì con la testa ma dentro di te c’è solo una voce, e quella voce dice ‘E sticazzi!'”.

Senza dimenticare quelle volte che “coi genitori sei gentile e disponibile, pacato e affabile” e quelle altre volte in cui non lo si è per niente. Senza dimenticare quando “arrivi con un sorriso a mille denti, comunichi entusiasmo con ogni tuo gesto, mancano solo gli uccellini di Biancaneve che ti portano la borsa in classe cinguettando”. Un momento idilliaco compensato da quei giorni nei quali “quell’entusiasmo lì ce l’hai, sì: ma all’uscita, dopo l’ultima campanella“.

Cosa devono ricordare sempre i prof secondo Galiano

“A volte sei il prof che tutti vorrebbero. A volte sei quello che neanche tu vorresti“, ha aggiunto prof Enrico Galiano, che insegna insegnaitaliano, storia e geografia, svelando in chiusura del suo post cosa un docente, però, in nessuna occasione dovrebbe mai dimenticare: “Sempre, in ogni caso sempre, ricordati il motivo per cui sei lì: accendere una luce. Innaffiare una radice. Essere mano sulla spalla: orecchio, più che voce”.

Secondo il docente è importante rammentare questa cosa: “Sei lì, proprio lì, dove le cose ancora possono cambiare. Sei dove diventa perfino possibile sognare. Sei in uno dei pochi posti rimasti dove ancora ci si può salvare”.

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