Salta al contenuto
Cosa direbbe Umberto Eco dell’Intelligenza artificiale ANSA

Cosa direbbe Umberto Eco dell’Intelligenza artificiale

È stato chiesto all'intelligenza artificiale cosa penserebbe il celebre filosofo e scrittore Umberto Eco di questa nuova tecnologia

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Umberto Eco è scomparso nel 2016 e in occasione del decennale dalla morte è stato organizzato il convegno scientifico internazionale "Ereditare Eco. Umberto Eco, l’Università di Bologna e tutti i saperi del mondo". Durante l’incontro si è riflettuto su cosa direbbe il celebre scrittore e filosofo dell’intelligenza artificiale, quesito che è stato posto alla stessa IA.

Cosa penserebbe Eco sull’IA

Al convegno in ricordo dell’intellettuale, organizzato dall’università di Bologna e dal Centro internazionale di Studi umanistici Umberto Eco, Riccardo Fedriga, professore associato di Storia delle idee all’Unibo, ha osservato che, alla domanda su cosa direbbe lo scrittore dell’intelligenza artificiale, probabilmente risponderebbe "che è stupida, nel senso che ci dice molto sugli spazi che restano all’umano".

Umberto Eco era interessatissimo al digitale e capace di anticipare il futuro. In una lectio magistralis tenuta all’università di Torino, nel giugno del 2015, scatenò un ampio dibattito pubblico sui social media affermando che "danno diritto di parola a legioni di imbecilli".

Riguardo all’intelligenza artificiale, il professor Roberto Vecchi, coordinatore del Centro internazionale di studi umanistici Umberto Eco ha ricordato che lo scrittore "parlava di tre memorie: la memoria vegetale dei libri, organica degli uomini e digitale, quella del silicio".

Il docente ha rivelato che sarebbe stato interessante chiedere all’intelligenza artificiale cosa avrebbe pensato Eco dell’assistente virtuale e per questo hanno provato a porre la domanda. L’esito? "Naturalmente ha risposto in modo positivo", ha detto Vecchi.

L’eredità intellettuale di Umberto Eco

Il professor Fedriga ha invece ricordato quanto Eco sia stato "un profeta, voleva che si depositasse la polvere sui suoi studi. E oggi tantissimi giovani sono venuti qui, nella sua università, a parlare di lui".

"Un ricordo personale – ha aggiunto il docente – è legato al rigore con cui correggeva in continuazione e personalmente tutti gli scritti. Il tratto di penna rivelava un pensiero che non conosceva esitazioni".

L’eredità intellettuale dello scrittore e filosofo italiano "è straordinaria: tutte le sue creazioni accademiche, il Dams e gli altri centri di ricerca, il suo genio, l’interdisciplinarità. Studiava la metafisica, la teologia, i fumetti, la pluralità di aspetti culturali della conoscenza. Una rarità", ha sottolineato Jean Petitot dell’École des hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Le opere di Umberto Eco

La produzione letteraria di Umberto Eco continua a far porre domande agli studiosi. Claudio Paolucci, allievo di Eco e professore ordinario di Semiotica all’Università di Bologna, ha evidenziato come al convegno a Bologna non ci siano stati "solo gli allievi di Eco, ma gli allievi degli allievi. Questo significa che il suo pensiero è diventato un classico".

Umberto Eco ha infatti scritto numerosi testi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo come "Il nome della rosa", vincitore del Premio Strega e tradotto in 47 lingue diverse.

L’opera è nota e apprezzata in tutto il mondo essendo diventata un bestseller di fama internazionale con oltre 50 milioni di copie vendute. Dal romanzo sono stati tratti un film di successo, una serie televisiva e persino un fumetto di Milo Manara.

"Il nome della rosa" o "L’isola del giorno prima" sono considerate delle vere e proprie enciclopedie, con riferimenti di carattere filosofico, artistico, e scientifico.

Ne "Il pendolo di Foucault Eco" ha affrontato temi come la ricerca del sacro Graal e la storia dei cavalieri Templari, mentre in "Baudolino" ha dato vita a un personaggio medioevale picaresco.

Riguardo alla produzione narrativa, sono da citare anche "La misteriosa fiamma della regina Loana", "Il cimitero di Praga" e soprattutto il suo ultimo romanzo, "Numero zero", nel quale ha ripreso temi da sempre a lui cari quali il falso e la costruzione del complotto e delle notizie, soffermandosi sulla storia italiana recente con il racconto di fatti realmente accaduti, ma riletti attraverso una chiave complottistica.