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Famiglia nel bosco: Nathan Trevallion e Catherine Birmingham Ansa

Cosa insegnerà la maestra ai bimbi della famiglia nel bosco

È stata la scelta la maestra per i tre bambini della famiglia che viveva nel bosco: ecco cosa insegnerà loro e com'è andato il primo incontro

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

I bimbi della famiglia nel bosco hanno incontrato per la prima volta la loro nuova maestra, la docente che ha acconsentito di recarsi nella casa famiglia dove vivono per dare loro l’istruzione che finora non hanno ricevuto. Non è stato semplice trovare un insegnante disponibile, visto anche il clamore mediatico sollevato da questa vicenda. Cosa insegnerà la maestra ai bimbi della famiglia nel bosco e com’è andato il primo giorno insieme?

Il primo incontro della maestra con i bimbi della famiglia nel bosco

I tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham (una bimba di 8 anni e due gemelli di 6 anni) hanno conosciuto la loro insegnante, la maestra Lidia. La docente è entrata alle 8 di mattina nella casa famiglia di Vasto dove risiedono, iniziando una giornata di scuola insieme nel salone dove li ha accolti con il suo sorriso: “Ci vuole empatia, attenzione”, ha raccontato a La Repubblica.

Ha parlato con loro in italiano, anche perché è l’unica lingua che la docente conosce. Li ha ascoltati ed è stata con loro: la figlia primogenita aveva già avuto un’esperienza nella scuola pubblica, ma era durata poco, per il troppo rumore che c’era in classe. Hanno giocato insieme e hanno imparato alcune parole. La lezione è durata poco, solo un’ora e mezza, per conoscersi e imparare a stare insieme.

All’uscita dalla casa famiglia ad attendere la maestra Lidia c’erano i giornalisti, ai quali ha confidato: “Da questa esperienza cerco un po’ di gioia e tanta pace”. Con i tre bambini farà quattro giorni di lezioni, dal lunedì al giovedì, più lunghe di quanto è durato il primo incontro. Salutando chi era presente ad accoglierla dopo il suo primo giorno di lavoro ha detto: “Risentiamoci a maggio e capiremo se il lavoro ha dato i suoi frutti”.

Cosa insegnerà la maestra ai tre bambini

Ai giornalisti la maestra Lidia ha raccontato che “i bambini parlano un po’ d’italiano, di sicuro lo capiscono, io mi sono espressa solo in italiano”. Cosa farà con loro nel tempo che ha a disposizione? “Aiuterò questi bambini. Insegnerò loro a leggere, a scrivere, e a far di conto, come si diceva una volta”.

Per insegnare ai bambini della famiglia nel bosco attingerà ai metodi che già usava alla scuola primaria: “Per l’apprendimento della lettura e della scrittura a scuola usavo il metodo fonematico, quello di Giovanni Germano, l’organizzazione delle attività prima sul piano fonico e poi fonico-grafico utilizzando esercizi ludici. Nel corso dei giorni lo adatteremo all’esperienza”. Per lei è come affrontare “l’inizio di una prima elementare: finché non entri in classe e non vedi chi hai davanti, non puoi decidere un metodo. Il mio approccio è sempre stato adattato alla classe. So che servono preparazione e una grande capacità di collaborare. Bisogna sapersi adattare alle situazioni impreviste e, soprattutto, serve una pazienza infinita verso le mamme”.

Chi è la maestra dei bimbi della famiglia nel bosco

Lidia Camilla Vallarolo è un’insegnante di 66 anni in pensione dal primo settembre 2024. Ha sempre lavorato alla primaria, nella scuola pubblica. Originaria di Torino, ha insegnato per 43 anni: negli ultimi tempi si era specializzata nei bambini con deficit culturali o sociali. A chiederle “un favore” è stata la preside dell’Istituto comprensivo numero 1, che ha visto in lei e nella sua professionalità la figura giusta per aiutare i tre bambini cresciuti nella natura.

La maestra ha spiegato che comprende “le colleghe che hanno rifiutato per il timore di essere travolte dal clamore, per le difficoltà immaginate dopo la lettura dei giornali. Io, per fortuna, leggo poco e guardo poco la tv, solo notizie di guerra che mi mettono ansia, e così ho detto sì”. Poi ha aggiunto ai giornalisti: “Se avessi immaginato tutta questa confusione mediatica, forse avrei lasciato perdere anch’io. Vorrei continuare a lavorare nell’anonimato”.

La docente ha spiegato che in realtà la sua idea della pensione “era un’altra, mi ero offerta di dare una mano come volontaria nella scuola dove ho insegnato, alla primaria, dal 1996. Pensavo di aiutare le mie ex colleghe con i bambini stranieri che stanno arrivando numerosi e che non parlano l’italiano. Poi la dirigente scolastica mi ha chiesto di occuparmi di questa situazione specifica”. La maestra Lidia ha specificato che “quando una persona decide di mettersi a disposizione per dare un aiuto, non deve poi scegliere dove andare in base alle proprie preferenze, deve servire dove c’è bisogno, dove le istituzioni segnalano un problema effettivo”. Questo è stato il suo “caso, qui ci sono tre creature che necessitano aiuto, e sono pronta”.

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