Cosa succede ai giovani di oggi e cos'è l'"adultità sospesa"
I giovani di oggi si caratterizzano per un fenomeno che gli esperti definiscono come "l'adultità sospesa": ecco le differenze con le altre generazioni
Come vivono oggi i giovani in Italia? Uno studio sulla condizione giovanile ha spiegato in cosa credono le nuove generazioni, valutando anche quali sono le aspettative di ragazzi e ragazze per il loro futuro. Dall’indagine è emerso che esiste il cosiddetto fenomeno dell'"adultità sospesa": ecco cos’è e perché i giovani di oggi sperimentano questa condizione che non permette loro di esprimersi al meglio e di fare troppi progetti per l’avvenire.
Qual è la condizione dei giovani in Italia
"La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2026" è un libro promosso dall’Istituto Toniolo e realizzato in collaborazione con Ipsos e con il sostegno di Fondazione Cariplo, che ci svela come vivono ragazzi e ragazze di oggi. È una generazione di individui che molti definiscono "sfiancati", perché non hanno prospettive, e altri "sfiduciati", perché cercano all’estero quel futuro che non riescono a immaginare nel loro Paese. C’è anche chi usa il termine di "svogliati", perché non vogliono essere sfruttati al lavoro e non accettano stipendi mal pagati.
Il Corriere della Sera ha riportato le parole di Alessandro Rosina, professore di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica di Milano e coordinatore dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo: "Le generazioni nate in questo secolo stanno costruendo il proprio futuro con strategie adattive, più che espansive". Secondo l’esperto, "i giovani spiccano per la forte attenzione nei confronti del senso e del valore: lavoro, relazioni, partecipazione non sono visti solo in chiave strumentale, ma in modo interdipendente come ambiti di realizzazione personale e contributo sociale".
Il professore ha poi aggiunto: "Da un lato, le ragazze e i ragazzi italiani presentano livelli di istruzione più elevati rispetto alle generazioni precedenti, maggiore apertura internazionale, una buona dotazione di competenze digitali e una forte sensibilità ai temi della sostenibilità e dell’equità. D’altro lato, queste competenze e sensibilità si scontrano con un contesto che fatica a riconoscerle e a valorizzarle".
In cosa credono i nativi digitali
Sono tante le cose in cui credono i nativi digitali: difendono l’ambiente, i diritti, la giustizia sociale. Lo hanno dimostrato con il referendum del 22 e 23 marzo 2026, in occasione del quale l’affluenza giovanile ha raggiunto il 67%, ma anche con il Giubileo, al quale hanno partecipato in 79.204, anche se la percentuale di ragazzi e ragazze che hanno dichiarato, in occasione di un’altra ricerca, di credere nella religione cristiana è scesa negli ultimi anni.
"Questi studi mostrano una trasformazione in coerenza con altre forme di partecipazione. Eventi come il Giubileo offrono occasioni di condivisione, identità e riflessione sul significato del proprio percorso. I membri delle nuove generazioni sono meno legati alle forme istituzionali e all’appartenenza formale tradizionale, ma certamente non meno interessati alla dimensione della spiritualità e alla ricerca di senso", ha spiegato il professore di Demografia e Statistica.
Cos’è l'"adultità sospesa" e perché i giovani la vivono
Alessandro Rosina ha poi spiegato che i giovani di oggi, visto il contesto in cui vivono, "tendono a mantenere aperte più opzioni contemporaneamente, evitando scelte irreversibili e rinviando decisioni impegnative legate a famiglia, figli e casa".
Il problema centrale, ha svelato l’esperto, è dato dal "disallineamento tra aspettative e realtà, tra capitale umano e opportunità. I percorsi di transizione alla vita adulta restano più lunghi, incerti e diseguali: lavoro instabile, bassi salari, difficoltà di accesso all’abitazione, ritardi nella formazione di una famiglia". Stiamo assistendo alla cosiddetta condizione di "adultità sospesa", che spinge ragazzi e ragazze a rinviare alcune decisione per "disorientamento e insufficienza di condizioni abilitanti" e "non per mancanza di aspirazioni".
Alle nuove generazioni non basta avere uno stipendio, ma hanno bisogno di "percepire che il proprio contributo abbia un valore", come ha svelato aggiunto il professore universitario.