Crepet all'attacco sui metal detector a scuola: "Idee deliranti"
Paolo Crepet torna all'attacco sull'introduzione dei metal detector a scuola: perché per lo psichiatra questo tipo di misure sono "idee deliranti"
Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Di fronte alla violenza giovanile, Paolo Crepet ripete da tempo che non bastano nuove regole o controlli più rigidi: serve capire davvero il fenomeno. È in questo contesto che si inserisce la sua critica alla proposta di installare metal detector a scuola, avanzata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per prevenire l’ingresso di coltelli o altre armi negli istituti italiani. Questo tipo di misure sono "idee deliranti", ha tuonato lo psichiatra.
Perché i metal detector a scuola sono "idee deliranti" per Crepet
Commentando a Open alcuni casi di cronaca, come i fatti di Modena e l’accoltellamento di una professoressa da parte di uno studente di 13 anni a Trescore Balneario (Bergamo), Paolo Crepet è tornato all’attacco contro l’idea di introdurre i metal detector nelle scuole.
"Sono idee deliranti", ha detto lo psichiatra, convinto che misure di questo tipo siano solo un "tentativo di risolvere il problema ‘qui e ora’ per avere consenso immediato". Ma in questo modo, ha sottolineato, "non si affronta la questione vera".
Su questo fronte, Crepet ha parlato di "una delusione politica totale" che non riguarda solamente "l’attuale governo".
A proposito dei fatti di Modena, dove un 31enne che tra il 2022 e il 2024 è stato seguito dai servizi territoriali per un disturbo schizoide di personalità si è scagliato con l’auto contro i pedoni provocando otto feriti, Crepet ha insistito sul ruolo della prevenzione.
Per lui non è solo una questione etica o democratica, ma anche economica. "Se un ragazzo ha problemi di dipendenze o psichiatrici, tutta la famiglia entra in crisi. Il padre perde giornate di lavoro, la madre magari deve passare al part-time. Sono costi indiretti enormi. Aiutare quel ragazzo significa aiutare lui, ma anche la famiglia, il lavoro, la società. La prevenzione riduce i costi futuri e il rischio di situazioni più gravi", ha concluso Crepet.
Sicurezza a scuola, cosa bisognerebbe fare per Paolo Crepet
Lo scorso gennaio, dopo il tragico caso di uno studente morto per essere stato accoltellato da un compagno di classe in una scuola di La Spezia, il ministro Giuseppe Valditara ha proposto di introdurre i metal detector all’ingresso delle scuole italiane. Proposta che ha trovato spazio anche in una circolare congiunta con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per prevenire atti di violenza all’interno degli istituti scolastici "a rischio".
Già allora Paolo Crepet, così come altri esperti e insegnanti come il pedagogista Daniele Novara e i prof Enrico Galiano e Andrea Maggi, aveva espresso la sua contrarietà: "Il metal detector all’ingresso delle scuole è l’ultimo dei miei pensieri francamente", aveva dichiarato a Battitori Liberi su Radio Cusano Campus.
Prima di pensare ai dispositivi di sicurezza, secondo Crepet è necessario "capire il fenomeno". E questo, a suo avviso, richiede anche il coraggio di porre "domande scomode" ai ragazzi, una su tutte: "Quanto vi piace la violenza?". Una domanda che, per lui, non viene mai rivolta ai giovani perché "abbiamo paura di fare domande".
La questione è tornata alla ribalta a marzo, dopo che un’insegnante è stata accoltellata da uno studente di 13 anni nei corridoi di una scuola media di Trescore Balneario. Anche in questo caso Crepet non aveva risparmiato critiche in un’intervista al Corriere del Veneto: "Non ha senso agire all’ultimo secondo per prevenire i reati se non si fa nulla prima. Al ministero dell’Istruzione sono pagati per trasformare tutte queste tragedie in riforme, piuttosto che mandare i carabinieri a cercare tirapugni negli zainetti".