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Crepet attacca sui compiti per le vacanze di Natale: "Delittuoso"

Dopo l'invito alle scuole di ridurre i compiti per le vacanze di Natale dell'assessore altoatesino Galateo, anche Crepet ha detto la sua: "Delittuoso"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Con l’arrivo delle vacanze di Natale torna puntuale il dibattito sui compiti. Nella provincia autonoma di Bolzano, l’assessore all’Istruzione di Fratelli d’Italia (FdI) Marco Galateo ha inviato una lettera a tutte le scuole chiedendo agli insegnanti di non esagerare con il carico di lavoro durante le feste. Una posizione che si scontra con quella dello psichiatra Paolo Crepet, che ha lanciato l’attacco: “Delittuoso“.

FdI alle scuole di Bolzano: “Non esagerate con i compiti per le vacanze”

A Bolzano, l’assessore provinciale all’Istruzione Marco Galateo ha inviato una lettera ai dirigenti e agli insegnanti invitandoli a moderare i compiti da assegnare durante le feste di Natale.

“Le vacanze natalizie rappresentano un’occasione preziosa per rigenerarsi, trascorrere tempo in famiglia e con gli amici, recuperare energie e ritrovare un equilibrio sereno”, ha scritto Galateo.

L’assessore di FdI ha proseguito: “Studi scientifici confermano che brevi periodi di riposo contribuiscono in modo significativo a migliorare memoria, concentrazione e motivazione, elementi essenziali per affrontare con rinnovata energia il nuovo anno scolastico. Per questi motivi vi invito a considerare un equilibrio più moderato nella quantità di compiti per casa assegnati durante le vacanze natalizie“.

Galateo aveva avanzato una proposta simile alle scuole anche in occasione delle festività dello scorso anno.

Cosa ne pensa Paolo Crepet dei compiti a casa per le vacanze

I compiti non sono una punizione“, ha dichiarato Paolo Crepet al Corriere dell’Alto Adige. Al contrario, secondo lo psichiatra possono trasformarsi in “una piacevole occasione per fare ciò che quotidianamente è più difficile”.

Per Crepet, anche leggere un libro e poi raccontare, al rientro a scuola, cosa ha colpito di più e perché, è già un compito. E impedirlo, ha sottolineato, sarebbe “delittuoso“.

Il vero problema, ha aggiunto, non sta nei compiti, ma negli adulti: “Ci rendiamo conto o no che gli adulti non ci sono?“. Le vacanze di Natale, osserva, sono spesso riempite da skipass, spa e ritiri di benessere, mentre ai ragazzi resta un tempo vuoto che finisce per essere colmato con i social.

In questo contesto, la retorica del “lasciateli in pace” appare a Crepet come un atteggiamento ipocrita, una scorciatoia per ottenere l’applauso facile dei più giovani, senza affrontare davvero la questione educativa.

Il parere degli esperti sui compiti per le vacanze di Natale

Oltre a quella di Crepet, il Corriere dell’Alto Adige ha raccolto altre opinioni di esperti sui compiti per le vacanze e sull’invito alle scuole dell’assessore altoatesino Marco Galateo.

La psicoanalista Laura Pigozzi, in linea con Crepet, ritiene che i compiti siano utili e necessari: possono essere temi che stimolano lo studente a esprimere il proprio punto di vista, lavori che intrecciano più discipline, esercizi pensati per essere svolti in autonomia, senza il supporto dei genitori. “Fare i compiti protegge“, ha spiegato, perché consente ai ragazzi di ritagliarsi uno spazio personale all’interno della frenesia familiare delle feste.

Dubito che sia competenza di un assessore decidere quanti compiti vanno dati“, ha commentato l’avvocato e scrittore Giovanni Montanaro a proposito della lettera inviata da Galateo alle scuole. Il rischio, avverte, è far passare l’idea che lo studio sia opzionale, un peso da alleggerire. Al contrario, l’indicazione dovrebbe essere opposta: valorizzare lo sforzo e la fatica come parte della crescita. “Le cose belle della vita sono le cose che sai e che sai fare. E per imparare serve esercizio, anche quando costa fatica“, ha concluso.

Infine, l’avvocato e scrittore Romolo Bugaro ha messo in guardia dal pericolo di ridurre tutto al “riposo”. Secondo lui, l’invito rischia di oscurare il vero nodo: convincere i ragazzi che studiare abbia un valore reale, che lo sforzo mantenga un significato anche in un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale e dall’incertezza. Dietro questa frattura, osserva, emerge un dubbio ancora più scomodo: che a credere sempre meno nello studio, ormai, siano proprio gli adulti.

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