Crepet avvisa i giovani sulle manifestazioni: l'errore da evitare
Paolo Crepet avvisa i giovani che stanno protestando in Italia a sostegno del popolo palestinese: qual è l'errore da evitare nelle manifestazioni
In un momento storico segnato da proteste, conflitti e tensioni globali, lo psichiatra e scrittore Paolo Crepet ha lanciato un messaggio ai giovani che scendono in piazza per manifestare. In un’intervista, il noto psichiatra ha riflettuto sul ruolo delle nuove generazioni nelle mobilitazioni pubbliche, evidenziando qual è, a suo avviso, l’errore da evitare quando si partecipa alle manifestazioni.
- Cos'ha detto Paolo Crepet sui giovani che manifestano
- Paolo Crepet sui giovani che "coltivano l'indifferenza"
- Quale errore devono evitare i giovani nelle manifestazioni (per Crepet)
Cos’ha detto Paolo Crepet sui giovani che manifestano
“Ci sono tanti giovani che stanno facendo tante cose“, ha esordito Paolo Crepet nell’intervista a Radio Radio del 30 settembre parlando delle manifestazioni in solidarietà con la popolazione palestinese.
Sono, infatti, giorni di protesta in Italia (e non solo). Il 22 settembre numerosi studenti e lavoratori sono scesi in piazza per manifestare il loro sostegno al popolo palestinese. L’1 ottobre, in concomitanza con l’abbordaggio delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla da parte di Israele, in migliaia hanno partecipato ai cortei organizzati in molte città italiane. Alcune facoltà sono state occupate in diverse università. E il 3 ottobre è previsto uno sciopero nazionale che riguarderà anche la scuola.
Nei giovani che manifestano, Crepet vede “uno squarcio di energia in un mondo che sta diventando sempre più piatto“, ha detto nel suo intervento.
Paolo Crepet sui giovani che “coltivano l’indifferenza”
“Però ce n’è anche di quelli che coltivano l’indifferenza – ha proseguito Crepet -. E questi mi rendono un po’ più perplesso“. I ragazzi e le ragazze “indifferenti”, ha aggiunto, “forse pensano di avere già tutto il necessario per avere un futuro, mentre il futuro del mondo è molto complicato ed è legato anche al pensiero, alla libertà di pensiero”.
Il professore ha anche espresso la sua amarezza per quanto sta accadendo nel mondo: “Trent’anni fa non avrei mai pensato di arrivare al 2025 con così pochi diritti per i cittadini della Terra. E questo mi rammarica, forse è anche colpa della mia generazione. Abbiamo dato per scontata la libertà“.
Crepet ha poi citato un articolo del New York Times: “Il titolo è emblematico: ‘Pensare è diventata una cosa per privilegiati’ – ha spiegato -. E beh, insomma, riflettiamo su questo. È così. E non credo che si riferisca solo alle varie tirannie che ci sono in giro per il pianeta. Credo che ci si riferisca anche a un’altra tirannia, molto meno visibile, che si chiama tecnologia digitale. E questo ci ha resi molto più omologhi di quello speravamo di essere, o che almeno io speravo”.
Quale errore devono evitare i giovani nelle manifestazioni (per Crepet)
Tornando sulle manifestazioni, Paolo Crepet ha messo in guardia da chi confonde l’impegno civile con la violenza. “Io sono contro la violenza – ha puntualizzato -. Perché se qualcuno giustamente oggi prova orrore nei confronti della violenza di un esercito che spara sui bambini a Gaza, bene: la risposta è non violenta. Sennò è la stessa minestra rigirata“.
L’esperto ha continuato: “Ce lo hanno insegnato i grandi, Gandhi per esempio. Nelson Mandela ha cambiato il mondo con la pace, non spaccando le vetrine delle banche“.
I giovani hanno “tutto il diritto e il dovere di manifestare le proprie idee, ma ci mancherebbe altro. Dopodiché mi si deve spiegare cosa c’entra bloccare un treno di un povero pendolare che dalle 5 di mattina è in piedi e vorrebbe solo tornare a mangiarsi una minestra. Se questa non la chiamate violenza, allora la pensiamo in maniera diversa”, ha concluso Paolo Crepet.
Resta sempre aggiornato: iscriviti al nostro canale WhatsApp!Resta sempre aggiornato: iscriviti al nostro canale WhatsApp!