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Crepet bocciato a concorso da prof: la sua sconfitta "prodigiosa"

Lo psichiatra Paolo Crepet racconta di quando è stato bocciato al concorso per diventare prof: perché quella è stata una "sconfitta prodigiosa"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Le bocciature, quando arrivano, possono rivelarsi anche molto positive. Ne è convinto lo psichiatra Paolo Crepet, che ha raccontato quando è stato bocciato al concorso per diventare professore. Un episodio che, per lui, è stato "una prodigiosa sconfitta".

Crepet racconta quando è stato bocciato al concorso da prof

Paolo Crepet torna spesso sul tema delle bocciature. Ha più volte ribadito che a scuola "bisogna tornare a bocciare chi non studia o non è preparato" per responsabilizzare i giovani e prepararli alla vita.

E, più in generale, il fallimento, dal suo punto di vista, è una componente inevitabile e formativa dell’esistenza: è nelle cadute che si sviluppano resilienza, creatività, capacità di reagire e di realizzare le proprie ambizioni. Ma anche una maggiore consapevolezza di sé e dei propri limiti, che spesso diventano la base per ripartire con più lucidità, ridefinendo i propri obiettivi.

Accanto alle sconfitte che fanno crescere esistono anche quelle che cambiano la traiettoria di una vita. Le "prodigiose sconfitte", come le chiama il noto psichiatra, sono quelle bocciature che aprono strade nuove e, spesso, orientano un individuo verso una direzione più giusta. Una di queste, per Paolo Crepet, è stata la bocciatura ai concorsi per diventare professore, come ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera.

"Ci teneva papà. Ma col senno di poi le sconfitte prodigiose mi hanno messo su una via che non era quella dell’accademia, del riverire il prof. Non sono nato mandarino. Sono un ribelle e sono stato più felice restando libero", ha spiegato lo psichiatra.

Perché Paolo Crepet è stato bocciato a scuola

Forse non tutti sanno che Paolo Crepet è stato bocciato anche a scuola. Lo ha rivelato in un’intervista a Prima fila su Rai Radio 1 nel dicembre 2025. Lo psichiatra ha spiegato che a metterlo nei guai è stata la musica rock, che quando era ragazzo ha rappresentato una frattura culturale enorme.

"Il conformismo c’è sempre stato. C’abbiamo messo un bel po’ a sgangherare quella roba. È arrivato tutto quel tumulto, e cito Radio Luxembourg, che per noi adolescenti è stata il punto di rottura. Era di notte, bisognava ascoltarla in maniera clandestina come Radio Londra. Io fui bocciato perché m’aveva talmente tanto preso. Io stavo con questo transistor sotto le coperte. Se fosse entrata mia madre quel transistor sarebbe volato dalla finestra", ha ricordato Crepet.

Radio Luxembourg, storica emittente internazionale, portava nelle case italiane "il primo vero rock", ha precisato lo psichiatra, una musica che rompeva con Claudio Villa e Milva, simboli della tradizione. "Questi momenti di rottura erano il preludio ad accogliere un’altra rivoluzione: la rivoluzione sessuale, la rivoluzione dei modi di stare assieme. E questo era in rottura con la generazione precedente a noi", ha aggiunto.

Crepet ha poi evocato la libertà, anche di sbagliare, che caratterizzava i giovani degli anni Settanta: "A Woodstock non ci sono state né le mamme né i papà. Erano tutti scappati di casa, grazie a Dio. Questo ha fatto parte di un upgrade generazionale libero, cioè eravamo liberi di fare cretinate. Adesso molto meno", ha concluso lo psichiatra.