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Crepet cambia la scuola con 2 proposte (per studenti e genitori)

Lo psichiatra Paolo Crepet lancia due proposte sulla scuola per gli studenti e i genitori: l'avvertimento alle famiglie sul "danno incalcolabile"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Ospite del Festival Cultura Liberata 2026, che si è tenuto a giugno a Conegliano (Treviso), Paolo Crepet ha parlato di educazione senza risparmiare critiche al modo in cui gli adulti accompagnano oggi la crescita di bambini e ragazzi. Dall’eccesso di controllo esercitato dalle famiglie fino alla necessità di ripensare il modo di educare le nuove generazioni, lo psichiatra ha avanzato due proposte: da una parte l’idea di limitare la presenza dei genitori all’interno della scuola, dall’altra la necessità di restituire ai giovani curiosità, autonomia e capacità di costruire il proprio futuro attraverso esperienze concrete, lontano dalla dipendenza dagli adulti e dagli schermi.

Perché Crepet vuole "proibire" l’ingresso dei genitori a scuola

Secondo Paolo Crepet, uno dei problemi dell’educazione contemporanea è l’eccessiva presenza dei genitori nella vita dei figli. Lo psichiatra parla di un'"ossessione del controllo che comincia alle 8:30 del mattino", quando suona la prima campanella a scuola, dove è stato introdotto il registro elettronico: "Pensa le robe che abbiamo inventato per controllare anche se uno è interrogato, non interrogato", ha aggiunto, spiegando che un’eccessiva protezione rischia di trasmettere ai giovani l’idea di non essere in grado di affrontare da soli le difficoltà e le proprie responsabilità.

Da qui la sua proposta: "Se fossi ministro per un giorno, la prima cosa che farei sarebbe proibire l’ingresso degli adulti nelle scuole. Metti un bidello che dice: ‘Scusi, chi è lei?’. ‘Sono la mamma di, sono il papà di’. ‘No, non si può entrare'". E ha consigliato di prevedere un solo giorno all’interno dell’anno scolastico in cui i genitori possano entrare a scuola per incontrare gli insegnanti: "Io ho anche suggerito una volta al ministro qual era la mia idea: il 4 novembre, cioè il giorno della patria. Allora, in quel giorno lì tutti i genitori entrano a scuola".

E ancora, rivolto ai genitori: "Cosa ci andate a fare a scuola, i sindacalisti? Ma non c’avete niente da fare? Siete disoccupati? Non capiscono il danno che si fa. È un danno incalcolabile perché è chiaro che divento fragile se per ogni cosa ho un avvocato difensore, dalla rissa al bar al quattro in italiano".

Cosa (e perché) bisognerebbe insegnare a scuola agli studenti

Secondo Crepet, la "protettività" nei confronti dei giovani "è in qualche modo l’espressione di un senso di colpa degli adulti che non hanno fatto bene il mestiere che devono fare". Ma cosa dovrebbero fare, dunque? "Gli adulti devono creare i presupposti per un mondo migliore e i ragazzi devono creare un mondo migliore".

Lo psichiatra ha invitato quindi a ripensare il ruolo della scuola, che secondo lui dovrebbe educare attraverso esperienze di vita. "Perché in una scuola non si parla d’amore? Leggendo Leopardi si parla d’amore, ma anche facendo lezione di biologia si impara l’amore".

Ha poi lanciato la sua seconda proposta: "Perché in una scuola, per esempio, non si adotta un cucciolo?". In questo modo "i ragazzi, soprattutto se sono dei bambini, imparano che un cucciolo va rispettato, che ha i suoi sentimenti, ma che ha anche i suoi bisogni fisiologici". Così "impari ad accudire, e l’accudimento non è una roba che fai perché sei un signore, lo fai perché se tu accudisci e qualcuno imparerà ad accudire te".

Crepet ha infine criticato il rapporto sempre più stretto tra giovani e dispositivi digitali. Ha ricordato la recente visita della principessa Kate a Reggio Emilia, dove ha potuto osservare da vicino l’esperienza educativa di Reggio Children.

"E cosa ha visto la principessa Kate a Red Children? Ha visto dei bambini. I bambini, indovina indovinello, cosa facevano? Disegnavano con le matite colorate – ha raccontato Crepet -. Allora, se abbiamo detto che questa è la cosa migliore che può accadere a un bambino, perché poi lo facciamo scrollare?". Da qui il suo messaggio ai genitori: "E allora togliete uno schermo e date delle matite (ai vostri figli) se non volete che siano rimbecilliti a 42 anni".