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crepet e zuckerberg ANSA

Crepet celebra il dolore e attacca Zuckerberg: "Sembra Mussolini"

Durante un'intervista, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet celebra il dolore e la fragilità e attacca Mark Zuckerberg: "Mi sembra Mussolini"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Si può davvero eliminare il dolore dalle nostre vite? Secondo Paolo Crepet non solo è impossibile, ma non è neanche auspicabile. Il noto psichiatra e sociologo critica l’ossessione contemporanea per l’anestesia emotiva e rivendica il valore del dolore come parte integrante dell’esistenza. Perché, ricorda, sono proprio le ombre a dare senso alla luce. Nel suo intervento, Crepet fa anche un parallelismo tra Mark Zuckerberg e Benito Mussolini per denunciare la retorica della forza e del machismo, invitando a guardare alla fragilità come vero tratto distintivo dell’umanità

Perché non si può eliminare il dolore per Paolo Crepet

Ospite di RadioNowhere, Paolo Crepet ha riflettuto sul desiderio diffuso di eliminare il dolore dalla vita elencando una serie di pratiche con cui, a suo avviso, la società tenta di evitarlo: dagli anestetici al parto cesareo, dalla richiesta di abolire i voti a scuola fino all’uso delle emoticon nei messaggi per evitare un confronto diretto.

Ognuno a suo modo, secondo lo psichiatra tutti questi comportamenti sono "convergenti nel pensare a una cultura anestetizzata in cui qualsiasi forma di dolore è vista come un neo, qualche cosa da togliere", ha detto.

Crepet ha spiegato: "Io non faccio esercizi mentali, non sono un coach mentale, quindi non dico: ‘Attenzione, abracadabra, adesso la mamma è morta ma vedrai che starai meglio’, perché questo lo lascio dire a qualche altro pagliaccio che ha fatto il mio mestiere o che ha pensato di fare il mio mestiere. Io penso che la vita sia così. Punto. Che non è che ci dobbiamo tanto mettere lì a pensare, a dire, a fare".

Lo psichiatra ha aggiunto: "Non credo nella redenzione del dolore". Per lui bisogna solo accettarlo come parte dell’esistenza.

"Il nonno prima o poi muore – ha continuato -. Magari muore, come dice Musk, a 130 anni, quindi sarà tutto molto rallentato. Credo che perfino Musk convenga che a un certo punto la nostra vita terrena avrà un suo epilogo", ha affermato ironicamente. Per lui il vero tema sarebbe piuttosto interrogarsi su "questo accanirsi per allungare la nostra esistenza oltre ogni ragionevole dubbio".

La lezione di Crepet sulla fragilità (e che c’entrano Zuckerberg e Mussolini)

"Mi sembra anche una forma di giovanilismo", ha commentato Crepet. E ha citato Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e ceo di Meta, che il 10 agosto ha pubblicato sui social un video in cui affronta il lottatore georgiano Merab Dvalishvili, soprannominato "The Machine", in un match di arti marziali miste su una piattaforma galleggiante nel lago Tahoe, al confine tra California e Nevada, negli Stati Uniti.

"Vedere Zuckerberg che combatte contro un campione di lotta di non so cosa su un’isoletta artificiale, su un lago forse anche quello artificiale, di un mondo artificiale, eccetera eccetera eccetera, mi fa ridere perché mi sembra Mussolini quando tagliava il grano in piena estate a torso nudo – ha dichiarato Crepet -. La comunicazione è sempre quella, alla fine cascano tutti lì: ‘Io sono io, sono macho, sono forte, sono invincibile, dovete credere in me perché sono forte‘".

Al contrario, sostiene lo psichiatra, "sarebbe molto bello che ci fosse un leader che dicesse: ‘Dovete credere in me perché sono fragile’. Per me quello sarebbe un leader. I miei leader, i miei grandi innamoramenti umani, diciamo così, sono state tutte persone fragili".

Fragili, ha precisato, "non nel senso di persone che stavano lì su una panchina a piagnucolare, non vuol dire questo". Per chiarire il suo punto di vista, ha parlato di uni dei suoi grandi maestri, lo psichiatra e neurologo Franco Basaglia. "Una volta mi disse: ‘A me chi bada?’. Come a dire, ‘voi pensate che io non abbia i miei momenti terribili, invece li ho. E chi li ascolta?’. Lui che doveva ascoltare tutti, a partire dall’ultimo schizofrenico".

Crepet ha concluso: "Questa è una cosa bellissima: la soggettività dell’esperienza di vita. Perché magari tante volte uno che esercita quella professione viene visto come la sua funzione e non come una persona che ha delle problematiche, delle fragilità come le abbiamo tutti. Chi accetta la fragilità è più forte di chi non l’accetta".