Crepet chiede scusa sui giovani: il "mea culpa" dello psichiatra
Paolo Crepet ha chiesto apertamente scusa parlando dei giovani: perché il noto psichiatra e sociologo ha fatto "mea culpa" durante un'intervista
Paolo Crepet ha più volte espresso opinioni critiche nei confronti dei giovani d’oggi. Ma in una nuova intervista, il noto psichiatra e sociologo ha deciso di fare un passo indietro e ha chiesto scusa.
Perché Paolo Crepet ha chiesto scusa sui giovani
"Diventare vecchi vuol dire anche avere più esperienze e aver anche ragionato sulle cose, forse anche sui miei stessi errori. Uno di questi è la generalizzazione, di cui chiedo scusa. L’ho fatto perché per mestiere lo dovevo fare, ma non mi ha portato da nessuna parte. Dire ‘i giovani’ è già sbagliato", ha dichiarato Paolo Crepet parlando delle nuove generazioni nella nona puntata del video podcast di Luca Zaia Il fienile.
Lo psichiatra ha sottolineato che i giovani non sono "una categoria sindacale", ma una realtà estremamente variegata, fatta di individui con percorsi, sensibilità e passioni molto diverse tra di loro.
Ha così proposto un esempio: "Stamattina ho preso un caffè con un poeta che ha 27 anni. Meraviglioso. Forse ha letto anche più di me". Dall’altro lato, "c’è quello che accoltella la professoressa". Per questo, ha ribadito, non si può parlare di giovani in generale: "C’è una cosa e c’è l’altra".
E sulle nuove generazioni ha aggiunto: "Che un ragazzo o una ragazza siano inquieti mi sembra il minimo. Non mi inquieto delle loro inquietudini, anzi le cerco, perché siamo stati tutti un po’ inquieti".
Cosa bisogna dire ai giovani (secondo Crepet)
Dopo aver fatto "mea culpa", Crepet ha voluto lanciare un messaggio alle nuove generazioni: "Bisogna dire ai ragazzi: non rinunciate mai alle cose che sognate. Perché non si può vivere, e questa forse è la cosa peggiore che possiamo fare, di omissioni. È il concetto di libertà". Come ha più volte evidenziato, per lui il problema non è fallire, ma non averci provato.
Lo psichiatra ha poi insistito sull’importanza di rivolgere alcune domande ai giovani: "Io credo che, quando ci rivolgiamo ai ragazzi e alle ragazze, dovremmo fare qualche domanda. Per esempio: cosa fai? Cosa hai fatto oggi? Quante decisioni hai preso oggi? Hai cambiato amici? Hai deciso all’ultimo momento di non andare al cinema?". Domande semplici, ma a suo avviso fondamentali per stimolare la consapevolezza e la responsabilità.
Crepet ha così citato il chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards per spiegare il valore dell’azione: "Lui diceva ‘a band exists on what it does’, cioè un gruppo esiste in ciò che fa, dipende da ciò che fa". Per questo, anche un 18enne non può essere "dispensato dal fare", ha detto l’esperto, ricordando ai giovani che ogni giorno offre occasioni per scegliere, cambiare, costruire qualcosa, anche attraverso piccoli gesti.
Infine, ha parlato della tendenza della società contemporanea, che in un’altra occasione ha definito "ignobile", a evitare qualsiasi sofferenza e frustrazione: "Quando leggi le storie dei grandi, c’è sempre una parola che ricorre, che si chiama dolore. Siamo noi che siamo diventati ossessionati dall’anestesia. Non vogliamo patire per niente. Uno si prende la bicicletta con la pedalata assistita. Ma perché te la compri? Perché devi trovare sempre la versione comoda di un’esistenza che non può essere comoda?", ha chiesto Crepet.
"Questa quiet living, come la chiamano alcuni giovani, a me sembra un’offesa. È un’offesa alla vita. La vita non è quiet", ha concluso