Crepet cita Sinner e attacca i genitori: "Altro che alieno!"
Paolo Crepet tira (ancora) in ballo il campione di tennis Jannik Sinner e attacca i genitori: "Non è un alieno, è un ragazzo come tuo figlio"
"Jannik Sinner non è un alieno, è un ragazzo come tuo figlio", ha detto Paolo Crepet in un’intervista in cui non ha risparmiato critiche nei confronti dei genitori di oggi, descritti come iperprotettivi e ossessionati dal controllo, contribuendo così a rendere i giovani sempre più fragili. Fragilità che può facilmente trasformarsi in frustrazione, che, come ha ricordato lo psichiatra e sociologo, è alla radice della violenza. A questo si aggiunge l'"anestesia" prodotta dall’iperesposizione alle notizie, consumate in continuazione attraverso lo scrolling sui social.
- Lo sfogo di Paolo Crepet: "Sinner non è un alieno"
- Crepet attacca i genitori: "Perché andiamo a prendere i figli a scuola?"
- Perché lo scrolling sullo smartphone è un problema per Crepet
Lo sfogo di Paolo Crepet: "Sinner non è un alieno"
Paolo Crepet è stato ospite di Qualcosa di personale, serie video podcast di La Repubblica, dove ha trattato molti degli argomenti al centro dei suoi studi, dai giovani al rapporto con i loro genitori fino ai social.
L’esperto ha osservato che, nella società contemporanea, invece di educare i bambini a stare insieme, a giocare, a disegnare, e magari anche a "perdersi con altri cinque in un bosco", "abbiamo preferito che stessero in camera". Prima con la tv, poi con le console, "li abbiamo rimbecilliti". Così facendo, ha aggiunto, "li anestetizziamo e li prepariamo alla morte cerebrale".
Crepet ha poi messo il luce un "paradosso": "Allo stesso tempo i genitori sono sbracati sui divani a idolatrare due ragazzi come Sinner e Alcaraz. Ci pace questo, è come vedere dei robot, no? Nelle pagine sportive diciamo che Sinner è un alieno. No, è un ragazzo come tuo figlio".
E rivolgendosi ai genitori ha incalzato: "Perché non sarebbe potuto esserlo anche tuo figlio? Perché non fa il velista? Perché non fa il viaggiatore? Perché non se ne va in Alaska a vedere se c’è un posto di lavoro? Ma che ci fa a casa tua?".
Crepet attacca i genitori: "Perché andiamo a prendere i figli a scuola?"
Lo psichiatra ha quindi affrontato il tema della fragilità delle nuove generazioni: "Noi li portiamo in psicoterapia, sono tutti in psicoterapia. Che è successo, un’epidemia? Ma certo, a forza di soffiargli il nasetto, non a un anno, a 10 anni, e poi forse lo fai anche a 20, cresci fragile".
Secondo Crepet, genitori ed educatori in generale dovrebbero far giocare i bambini e permettere loro di farsi male. Il gioco, come ha più volte ribadito, è una prova di crescita importante, perché giocando impari a confrontarti, a cadere e a perdere. Tutti passaggi essenziali per diventare adulti responsabili e capaci di fronteggiare le sfide della vita.
Ma perché i genitori sono diventati sempre più controllanti? "Non ci fidiamo di loro (i figli), questo è poco ma sicuro, e non ci fidiamo di noi", ha risposto l’esperto. "Li andiamo a prendere a scuola, perché? Non l’ho mai capito. Un genitore una volta m’ha detto: ‘Ah, perché sennò chissà dove va’. Capito cosa pensiamo? Che tuo figlio sia così intelligente che non tornerebbe a casa, andrebbe in Papuasia sicuramente", ha aggiunto con tono ironico. "E quindi meno male che vai te o mandi il nonno con la Panda a ritirarlo come un pacco di Amazon".
Perché lo scrolling sullo smartphone è un problema per Crepet
Paolo Crepet è poi passato al tema dei social network e dello scrolling, sottolineando che "l’iperesposizione crea anestesia". E oggi "10 notizie di qualsiasi giornale sono di bombardamenti, a Kiev, in una città dell’Iran oppure a Gaza, oppure in qualsiasi altro posto". L’iperesposizione è alimentata dai social: "Scrolling vuol dire migliaia di notizie diventate foto o brevissimi filmati. E se io te li faccio scrollare il senso di ognuna si perde".
Ha così portato l’esempio dell’immagine della strage di Capaci, dove nel 1992 persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta. "Tu ragionavi su quell’immagine, ti fermavi lì e dicevi ‘mio Dio’. E poi passavano 2-3 giorni, c’erano i funerali e c’era la moglie di quell’uomo della scorta che diceva ‘voi non cambierete mai’. Questa cosa qua rimbombava nelle nostre orecchie ed era motivo di discussione tra di noi e anche di minuti di silenzio".
Ora, invece, "tutto questo è saltato, perché oggi quella strage sarebbe una cosa e poi passi all’ippopotamo che è entrato nel fango, e poi vai avanti", ha osservato lo psichiatra.
"Io ho visto con i miei occhi una donna che ha tirato fuori un bellissimo telefonino con le paperette e la figlia, che avrà avuto 2-3 anni, stava a guardare questa cosa qua. Cominceremo durante la gravidanza. Ci sarà, non lo so, un modo per introdurre un telefonino microscopico all’interno dell’utero, così si principia subito e qualcuno a Silicon Valley dirà: ‘Oh, e ci voleva'", ha concluso Paolo Crepet.