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Crepet cita Sinner e i suoi "demoni": la "lezione" di vita

Paolo Crepet porta ancora una volta l'esempio del tennista Jannik Sinner "che lotta con i suoi demoni": la "lezione" di vita dello psichiatra

4 min di lettura

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

C’è una parola che torna spesso nelle riflessioni di Paolo Crepet: fragilità. Un concetto che, secondo lo psichiatra e sociologo, racconta molto anche dello sport e del modo in cui guardiamo agli atleti, spesso trasformati in eroi ai quali non è concesso mostrare cedimenti. È proprio parlando di Jannik Sinner e della sua capacità di fare i conti con i propri "demoni" che Crepet ha offerto una "lezione" di vita rivolta ai giovani (e non solo).

Perché Sinner sta simpatico a Paolo Crepet

Che Jannik Sinner piaccia a Paolo Crepet è ormai risaputo. Lo psichiatra lo cita spesso nei suoi interventi pubblici, presentandolo come un esempio di impegno, passione e costanza. Lo scorso 11 settembre Crepet è stato ospite de Il tempo delle donne, il festival del Corriere della Sera che si è tenuto alla Triennale di Milano. L’appuntamento, intitolato "Sinner, la magnifica ossessione", era proprio dedicato alla figura del numero uno del tennis mondiale.

Nella sua riflessione, Crepet è partito dal concetto di fragilità, che può riguardare anche un campione di livello internazionale, come accaduto a Sinner sulla terra rossa del Roland Garros. Di fronte alle difficoltà di un atleta, però, secondo lo psichiatra emerge una reazione sempre troppo legata a una certa idea di sport come prova di forza: "C’è una risposta del mondo sportivo che, ahimè, è molto maschile. Lo sport è tutto molto maschile, perché tutta questa roba ‘Oddio, si ritira dal torneo’, come se fosse una roba… Perché voi non vi siete mai ritirati da qualche torneo?".

Crepet ha proseguito: "La vita è un torneo. A volte uno dice ‘Vado negli spogliatoi, non ce la faccio’ o semplicemente ‘Gli altri sono più bravi di me’. Non capisco questa visione un po’ goliardica, da eroi che non cedono mai".

Crepet ha poi tirato in ballo i social network, che a suo avviso hanno trasformato il giudizio in qualcosa di pubblico: "Con i social è sempre peggio: hanno amplificato la bruttezza delle cose. Perché uno non lo avrebbe mai detto una volta, o magari solo nelle osterie, che un giocatore meglio se non fosse mai sceso in campo. Adesso ci sono i social, che sono come la maionese", ha osservato.

Invece, è proprio da quando ha mostrato il suo lato più vulnerabile che "Sinner mi è più simpatico", ha affermato Crepet. Perché, ha aggiunto, "una persona che lotta con i suoi demoni, così istintivamente, mi è più simpatica rispetto a quelli che i demoni li cancellano, che pensano di poterli cancellare. Chi li affronta, li ho sempre amati".

La lezione di vita di Crepet tra fragilità e divertimento

Crepet ha poi ricordato l’inizio del celebre film di Woody Allen Match point, in cui una pallina da tennis rimane sospesa sopra la rete. "È una metafora della vita", ha sottolineato. Ma la direzione che prenderà, a suo avviso, non dipende dal caso. "Penso che se la pallina va di là invece che rimanere di qua, c’è sempre un po’ di merito. Cioè, io non sono per la sfiga".

Le cose della vita, secondo lo psichiatra, dipendono da come le affrontiamo: "Se va di là o resta di qua dipende dalla forza con cui hai mandato quella pallina, dipende dalla racchetta che hai, quindi dagli strumenti che possiedi, eccetera. Ci credo poco a questa cosa un po’ abbandonica, per cui ‘Ah, il destino’".

Crepet ha poi legato questa riflessione al concetto di fragilità, sottolineando come sia sempre più presente nel dibattito contemporaneo: "Non ho capito perché la parola fragilità la diciamo tanto adesso e 40 anni fa lo dicevamo pochissimo. E prima eravamo messi peggio da tanti punti di vista, era molto più complicato, ma oggi ci viene più ansia. Quindi c’è qualcosa che è andato storto".

Infine, Crepet ha citato il tennista spagnolo Carlos Alcaraz, osservando con ironia che "pare abbia un sacco di ragazze perché con l’allenatore precedente non aveva la possibilità di godersi la vita". Secondo lo psichiatra, oggi il giovane tennista "si diverte di più". Ma c’è un prezzo da pagare: "Se ti diverti di più, perdi di più. Infatti ha appena perso", ha osservato.

Dietro questa affermazione c’è una questione che riguarda tutti: quanto siamo disposti a sacrificare per raggiungere un obiettivo? E quanto siamo disposti a rinunciare oggi per ottenere qualcosa domani?

Per rispondere, lo psichiatra ha ricordato una "famosa battuta" del tennista Adriano Panatta. In un’intervista, quando il giornalista Aldo Cazzullo gli fece notare che nella sua carriera "avrebbe potuto vincere molto di più", Panatta rispose con una domanda: "Ma mi sarei divertito di più?". Con questo esempio, Crepet ha ribadito che è tutta una questione di scelte personali.

"Secondo me no, non si sarebbe divertito di più", ha commentato. "Se hai una fidanzata non è che vai a dormire alle 9.15 con una camomilla. C’hai quello sbilanciamento con il goderti la vita, che a 25 anni lo puoi e lo devi fare. Che poi probabilmente 40 anni dopo è più difficile", ha concluso Crepet.