Crepet lancia l'allarme sul futuro dei nostri figli: il suo sfogo
Lo psichiatra Paolo Crepet si lascia andare a un duro sfogo sulla tecnologia e il mondo contemporaneo: "Come facciamo a dare un futuro ai figli?"
Paolo Crepet è tornato a parlare delle contraddizioni del nostro tempo, soffermandosi in particolare sulle trasformazioni legate alla tecnologia e sul destino dei giovani. Nel suo intervento, il noto psichiatra si è lasciato andare a un duro sfogo sul modo in cui stiamo costruendo e immaginando il nostro domani. "Come facciamo a dare un futuro ai figli?" si è chiesto Crepet, lanciando un allarme sulle prospettive delle nuove generazioni.
Lo sfogo di Paolo Crepet sul futuro e l’IA
"Dieci anni fa scrivevo dei pericoli del digitale e mi davano del boomer. Oggi Andrea Pignataro, l’uomo più ricco d’Italia che fa business con i software, dice: ‘Attenzione, l’intelligenza artificiale ci frega‘. Se lo dice lui, che non fa il liutaio ma l’imprenditore tecnologico, forse dovremmo svegliarci", ha dichiarato Paolo Crepet in una intervista rilasciata al Corriere dell’Alto Adige.
Secondo lo psichiatra, "siamo soggiogati da un sistema distopico", e viviamo in un mondo "dove non ti fidi più di nulla", perché il web è pieno di fake news e di contenuti creati dall’intelligenza artificiale, che rendono difficile distinguere il vero dal falso. "Vedi una foto di Trump e non sai se è un deepfake, se le parole del presidente degli Stati Uniti siano vere". In questo contesto, "come facciamo a dare un futuro ai nostri figli?", ha domandato Crepet.
Ha poi citato Elon Musk, che "ci dice che i robot a breve saranno più degli umani". Una prospettiva che, secondo lui, alimenta un normale smarrimento nelle persone: "E allora il nonno di Feltre o la zia di Trento cosa devono pensare? Che il futuro è inutile? Che non c’è posto per suo nipote?".
Per Crepet questa visione del domani rappresenta "l’esaltazione del nulla". Uno scenario che a suo avviso rischia di togliere il senso stesso del lavoro, dello studio e dell’impegno in generale, spegnendo il talento, le passioni e, con questi, il desiderio di andare oltre, di stupirsi, di intraprendere imprese e fare arte.
L’appello di Crepet ai giovani contro la nostalgia
Nonostante una visione pessimistica sul presente e il futuro, Crepet non consiglia ai giovani di rifugiarsi nella nostalgia, ma di guardare con attenzione al passato per trarne insegnamenti. "Io leggevo Camus perché era un genio, non perché fosse morto. La Peste è un caposaldo, non un reperto. C’è una boria insopportabile, oggi, nel dire ‘me ne frego del passato’. Il passato è ristoratore se sai usarlo, è una trappola se ti ci siedi dentro", ha spiegato.
Per chiarire meglio la differenza tra nostalgia e memoria, lo psichiatra ha citato una famosa scena di Nuovo Cinema Paradiso, film del 1988 di Giuseppe Tornatore, in cui un anziano si rivolge a un ragazzo dicendogli: "Non ti fare fot**re dalla nostalgia". È lo stesso consiglio che lo psichiatra rivolge alle nuove generazioni, perché "la nostalgia ti blocca, ma la memoria ti nutre".
Crepet ha continuato: "Il nuovo mondo tecnologico è un inganno: chiamiamo un driver disgraziato che pedala 70 chilometri al giorno per portarci una pizza scadente sul divano e lo spacciamo per progresso". Ma, avverte, "non c’è niente di nuovo rispetto a Charlie Chaplin e ai Tempi moderni".
Nella celebre pellicola del 1936, l’attore e regista statunitense interpretava un operaio di una fabbrica la cui attività era quella di stringere i bulloni di una catena di montaggio. Secondo Crepet, ieri come oggi "c’è un padrone che fa i miliardi e un operaio che gira le viti, anche se le viti oggi sono digitali".
Paolo Crepet ha concluso il suo intervento lanciando un messaggio ai giovani d’oggi, esortandoli a "inseguire l’estenuante ribellione personale", perché solo "se non ti adegui alle cose, allora puoi cambiarle".