Crepet contro i politici sui cervelli in fuga: "Brutto indizio"
Crepet dice che i politici italiani hanno "un'ossessione" per i cervelli in fuga: qual è il "brutto indizio" per lo psichiatra e cosa gli fa "orrore"
Perché i giovani che lasciano l’Italia per studiare o lavorare all’estero vengono comunemente definiti "cervelli in fuga"? Se lo chiede Paolo Crepet, che invita a spostare l’attenzione dal fenomeno della partenza a quello, ben più problematico, del mancato rientro. Per lo psichiatra, infatti, non c’è nulla di sbagliato nel fatto che ragazze e ragazzi scelgono di andare all’estero per studiare, lavorare e fare nuove esperienze. Il vero problema è che, troppo spesso, non tornano. Partire è necessario, sostiene Crepet. Per questi giovani, probabilmente, a non essere necessario è il ritorno. Ed è proprio su questo che, a suo avviso, le istituzioni dovrebbero interrogarsi e intervenire.
Cos’ha detto Paolo Crepet sulla fuga dei cervelli
Il 23 giugno Paolo Crepet è stato ospite di Dedalo 2026, la rassegna curata dal giornalista Luca Sommi che si è tenuta a Parma. Nel suo intervento, lo psichiatra ha dedicato una riflessione sul fenomeno dei cosiddetti "cervelli in fuga".
Crepet ha raccontato di essere stato invitato ad un convegno di Confindustria Giovani, dove ha potuto constatare che imprenditori e politici italiani "hanno un chiodo fisso, un’ossessione", ovvero "230.000 ragazzi e ragazze che dal 2010 hanno lasciato il Paese: la fuga dei cervelli".
E ha proseguito: "Tutti i politici a dire che è una vergogna terribile. E io ho pensato: ma perché è una vergogna? Se uno c’ha il cervello, è chiaro che fugge. Se non ce l’hai, dove vai? Quindi – ha aggiunto Crepet – se uno sta è un brutto indizio, secondo me".
L’esperto ha poi raccontato la sua esperienza personale, spiegando che fin dall’adolescenza è andato all’estero, prima per imparare l’inglese, poi come studente e infine per lavorare. In quelle occasioni, "io non sono stato in fuga, è che proprio me ne sono andato – ha precisato -. Non è che sono scappato dal mio papà, da mia nonna, da mia zia. Ho salutato e sono andato via. Eravamo in amicizia", ha sottolineato ironicamente.
"Proviamo a pensare a che cosa straordinaria è stata la nostra cultura, che non ha confini", ha affermato, aggiungendo che "i confini sono delle aberrazioni, dei segni geografici che non hanno senso".
Crepet ha ricordato i musicisti Niccolò Paganini e Giuseppe Verdi e il filosofo Giordano Bruno, "gente che girava come dei pazzi". Adesso, invece, "siamo arrivati al 2026 in cui ci stupiamo e quasi ricattiamo un ragazzo o una ragazza perché vanno ad Amsterdam, a Londra, a Dublino, a lavorare, a studiare, a fare qualche cosa".
Ha poi posto l’attenzione su un’altra questione: "Se poi a Dublino, a Londra, ad Amsterdam guadagnano più che da noi, chiediamoci questo eventualmente".
Crepet attacca: "È una perversione del sistema"
Crepet ha poi citato un banchiere italiano, senza fare il nome, che in un’intervista ha detto: "In questo Paese i soldi meglio ereditarli che farli". Lo psichiatra ha commentato: "Questa è grossa. Ma se ti legge uno di 20 anni e dice ‘questo è o non è il guru dell’economia, della politica, rispettatissimo? Quindi non è uno scappato di casa. Se dice questo allora siamo a posto. Il nonno non sta bene, basta aspettare. Andiamo qua a farci uno sprizzetto’. Ha ragione quel ragazzo a dire: ‘Ma chi me lo fa fare di andare?'", ha evidenziato Crepet.
Da qui la sua critica: "Tutta questa roba qua che ho detto è una perversione del sistema". Lo psichiatra ha riconosciuto che oggi "c’è un sistema che funziona, che ci dà cose. Io mi sono laureato in Medicina, all’epoca c’era appena la TAC per la testa. Che oggi si faccia in tre minuti un total body è meraviglioso, straordinario, nessuno mette in discussione queste cose qua, va benissimo". Però, "qual è la visione?", si è chiesto lo psichiatra. "Io non lo so. Se a voi basta questo, a me no. Cioè che ci sia in Cina un ospedale che funziona, da quando ti presenti a quando ti dimettono, con tutti robot, per me è un orrore", ha concluso Paolo Crepet.