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Lo psichiatra Paolo Crepet Ipa

Crepet contro tutti tra genitori e scuola, la nuova provocazione

Paolo Crepet ha lanciato l'ennesima provocazione, puntando il dito contro genitori e scuola colpevoli di aver cresciuto "male" le nuove generazioni

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Lo psichiatra Paolo Crepet è intervenuto di nuovo per parlare degli atti di violenza compiuti a scuola da ragazzi e ragazze giovanissimi. Lo ha fatto in merito alla vicenda che ha scosso tutta l’Italia: un 13enne, frequentante il terzo anno delle medie, ha aggredito con un coltello la sua professoressa di francese nei corridoi della scuola. Il sociologo italiano ha lanciato una nuova provocazione, prendendosela in modo particolare con i genitori e con la scuola.

La provocazione di Crepet e la sua risposta al problema

Lo psichiatra è stato intervistato da L’Arena, dopo il caso del tredicenne che ha accoltellato a scuola "per vendetta" la prof di francese. Dopo la stoccata al ministero dell’Istruzione sulla vicenda, Paolo Crepet è tornato sull’argomento lanciando una provocazione e dando anche una soluzione al problema.

Sottolineando che si tratta di "un fenomeno moda diffuso tra i ragazzi", l’esperto ha svelato che "la situazione è preoccupante", ma nonostante questo "continuiamo a non fare nulla. Ad ogni nuovo caso, si parla per giorni e poi… poi niente, torna il silenzio e resta tutto come prima fino alla tragedia successiva quando il circo ricomincia: proclami, allarmi, talk show. E avanti così".

Lanciando una provocazione, Crepet si è domandato: "Quanti studenti alle medie fanno la punta alla matita? Manco sanno cos’è un temperamatite: quando si rompe, si ricompera, anzi, la mamma prende scatole da 50 pezzi al colpo che manco userai mai. Il mondo gira così, oggi".

Per l’esperto ci vorrebbero maggiore "ascolto in famiglia, divieti da rispettare perché le regole sono fondamentali, maggiore età anticipata", ma anche "aziende che non fanno business con i social aperti ai piccoli, scuola che toglie i cellulari ed offre nel contempo alternative al vuoto lasciato dalla rete, cose da fare, progettualità. Il fare è la medicina. Le idee".

Il dato che riguarda i giovani e che spaventa Crepet

Nella sua analisi, Paolo Crepet ha spiegato che "quando non hai idee, hai la violenza. E allora ti affascinano le armi e ciò che è tremendo. Sesso, droga and rock and roll, per usare una metafora".

C’è un dato, però, che gli fa paura e "cioè che i due terzi della ricchezza nel nostro Paese sono basati sull’eredità. Il nonno ti lascia tutto e non serve che tu faccia nulla per te stesso". Questo può portare a non avere "più ambizioni, desideri" e da tutto questo può nascere la "frustrazione sociale declinata anche sui ragazzini".

Secondo Paolo Crepet genitori e scuola non fanno nulla

Di chi è la colpa della situazione allarmante che si è venuta a creare? Paolo Crepet ha puntato il dito contro i genitori: "Li hanno maleducati questi figli cioè li hanno tirati su male: hanno troppa roba e zero ‘no’". Il problema è anche legato a "madri e padri assenti, che hanno sempre altro da fare". I ragazzi, poi, non trovano più risposte nemmeno nell'"altra agenzia educativa più importante", la scuola. "Vivono un disagio sociale dato dalla mancanza di prospettive e non ricevendo soluzioni negli ambienti in cui dovrebbero averle, si ritrovano in una condizione di frustrazione, continuamente alimentata invece che risolta. Non vedono futuro e così si perdono".

Lo psichiatra ha sottolineato che "la scuola e più su ancora lo Stato hanno, avrebbero, un ruolo altrettanto importante" nell’educazione di ragazzi e ragazze. "Negli ultimi 30 anni è cambiato il mondo ma la nostra scuola no. I tredicenni di oggi non sono come lo eravamo noi a quell’età. Abbiamo fatto di tutto perché i bambini diventassero grandi in fretta: l’adolescenza l’abbiamo fatta iniziare prima". Ed è successo "perché c’è chi doveva guadagnarci: chi ha inventato i social, chi vende l’alcol, chi campa di pubblicità e di consumismo esasperato. Se a 13 anni sono già capaci di comperarsi le armi in rete, di ubriacarsi e fumare le canne, di andare in giro a fare i bulli con i coltelli in tasca, l’abbiamo voluto noi. Hanno tecnologia, libertà, soldi, moralità diversa, opportunità differenti perché qualcuno glieli ha dati senza renderli responsabili delle loro azioni".

La proposta di Crepet di abbassare la maggiore età

Lo psichiatra Paolo Crepet a tal proposito ha spesso proposto di abbassare la maggiore età, passando dagli attuali 18 anni ai 16 anni. "Abbiamo precocemente adultizzati i figli, giusto quindi che rispondano di ciò che fanno, nel male e nel bene", ha spiegato lo psichiatra.

"Stiamo osannando in questi giorni i giovani perché sono andati in massa a votare al Referendum: hanno dato una direzione al voto, hanno fatto la differenza": secondo lui è un bene, ma è convinto che adesso lo Stato debba "approfittare di questa dimostrazione di impegno civile e metterli fin dai 16 anni nella condizione di avere più diritti e più doveri. Che significa anche rispondere personalmente quando, ad esempio, vanno in giro armati e compiono reati".

Per lo psichiatra, invece, si tratta dell'"ennesima occasione perduta: se tu Stato credi nei tuoi ragazzi, devi anticipare la maggiore età, come fu fatto ai miei tempi dai 21 anni ai 18. Sarebbero i sedicenni per primi ad esserne contenti e a cambiare nei comportamenti. Ma non succederà".