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Lo psichiatra Paolo Crepet Ipa

Crepet demolisce l'IA: "Siamo diventati un po' idioti"

Paolo Crepet è intervenuto di nuovo a parlare di intelligenza artificiale e dei rischi che si corrono con l'abuso di tali strumenti tecnologici

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Paolo Crepet ancora una volta si è scagliato contro l’intelligenza artificiale, sottolineando che di fronte ai tanti strumenti tecnologici che abbiamo oggi a disposizione "siamo diventati un po’ idioti". Lo psichiatra già in passato aveva rivolto profonde critiche nei confronti dei chatbot e del loro utilizzo, anche da parte dei più giovani. Con poche parole Paolo Crepet è stato in grado di demolire completamente l’IA.

Perché Crepet ha criticato l’intelligenza artificiale

Paolo Crepet ha partecipato al Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione "Stregati da Sophia". Nella sua Lectio Magistralis presso il Teatro San Marco di Benevento, lo psichiatra ha riflettuto sul fatto che "oggi la libertà sembra essere diventata una merce, un prezzo da pagare", come riferito da Ntr24. Spiegare ai più giovani che non sarà la violenza a vincere, ma la resistenza del pensiero non è semplice, ma proprio per questo il sociologo ha lanciato un appello: "Salvatevi", ha detto.

"Le tecnologie sono in mano a pochi che vi hanno imposto modelli ridicoli, ma siamo abbastanza intelligenti per pensare a noi stessi", ha continuato Paolo Crepet nel suo discorso, lanciando un’accusa pesante all’abuso dell’intelligenza artificiale: "A me sembra molto banale quello che fa un robot. Siamo diventati un po’ idioti: ci sono ragazzi che interrogano i chatbot anche solo per decidere se prendere un caffè".

Rinunciare a prendere anche piccole decisioni nella quotidianità è per l’esperto un pericoloso primo passo verso quella comfort zone che rappresenta un ostacolo alla nostra crescita personale. Riferendosi all’IA, Crepet ha sottolineato che "chi l’ha inventata vuole il male dell’umanità, perché ci priva dell’avventura, dell’imprevisto e della fatica. Tutto quello che vi danno gratis è orrendo e non vale niente".

Le parole di Crepet sul trionfo dell’intelligenza umana sull’IA

Intervistato dal quotidiano Il Mattino, in occasione di una lectio sul "reato di pensare" al Teatro Augusteo di Napoli, il sociologo ha spiegato che l’intelligenza artificiale "ha cambiato il nostro modo di vivere, non c’è dubbio, e lo farà sempre di più". Questo strumento "risolve per noi i problemi, ci permette di stare seduti sul divano mentre un povero cristo sta correndo in motorino per consegnarci la pizza".

Delegando all’IA compiti che potremmo fare noi, "come utilizziamo il tempo che abbiamo a disposizione?". Paolo Crepet si è risposto che lo usiamo restando "stravaccati sul divano, con lo sguardo inebetito sui social". Non ci chiediamo mai se "questa è la vita che fa per noi", se "in questo modo siamo felici". Ma lui è certo che non lo siamo: "L’essere umano è felice quando capisce chi è e come può essere felice. Per capire se stessi è indispensabile confrontarsi di persona con altri esseri umani, innamorarsi di persone reali, litigare con esseri pensanti, passeggiare con la mente impegnata a farsi domande, non ad anestetizzarsi".

Per essere felici abbiamo bisogno di sperimentare, mentre quello che ci offre l’intelligenza artificiale è "crogiolarsi in un’autocrazia personale. È l’antitesi del progresso, quello vero". L’unica via d’uscita è ritrovare l’umanità che è "lo strumento più efficace per far trionfare l’intelligenza umana su quella artificiale".

La brutta esperienza avuta da Crepet con l’IA

Intervistato da Il Resto del Carlino, Paolo Crepet ha raccontato di aver avuto una brutta esperienza con l’intelligenza artificiale. "Di recente mi sono trovato sul web un tizio come me, che teneva delle conferenze con quella che pareva la mia voce. E non ero io, né quelli erano miei contenuti".

In quell’occasione si è chiesto con chi se la sarebbe potuta prendere, con i fondatori di OpenIA, l’organizzazione che ha sviluppato ChatGPT? O con chi altro? Nel suo caso il suo "alias finto" non ha rilasciato dichiarazioni pericolose, ma è ben più "grave quando con quegli artifizi si danno false informazioni scientifiche".