Crepet e gli eroi di oggi, il duro attacco sulla meritocrazia
"Ma per carità!", il noto psichiatra Paolo Crepet parla degli "eroi" di oggi e sferra un duro attacco sulla meritocrazia: ecco cosa ha detto
Secondo Paolo Crepet, oggi la meritocrazia non esiste. Analizzando il rapporto tra televisione, social network e società, il noto psichiatra lancia un duro attacco a un sistema che produce gli "eroi" di oggi, figure costruite più dal denaro e dagli algoritmi che dal talento.
Perché oggi la meritocrazia non esiste per Crepet
Oggi esiste la meritocrazia? "No, ma per carità. Non bestemmi a San Pietro!", ha risposto Paolo Crepet intervistato da Marika Costarelli per Mow Mag. Parlando del mondo dello spettacolo, lo psichiatra ha osservato che "la televisione non ha alcuna propensione per la meritocrazia".
Ogni tanto, ha ammesso, può capitare che emerga qualcuno che merita davvero, "ma è casuale". E ha portato l’esempio del Grande Fratello, da cui in vent’anni "non sono usciti Mastroianni o Gassman".
Per Crepet non si salvano neanche i talent show, che dovrebbero essere per definizione il luogo di scoperta dei talenti: "La stessa mentalità di X Factor è un po’ contro il concetto di meritocrazia". A finire nel mirino del professore c’è la centralità rivestita dalle cover all’interno del programma: "Se tu fai una cover vuol dire che elimini già il tuo livello di creatività e talento", ha spiegato, aggiungendo: "Se già il prodotto è ‘non fare niente di originale, ma copia tutto’, cosa vuole che produca tutto questo? Robetta, mica Gino Paoli".
Durante l’intervista lo psichiatra ha anche criticato Delia Buglisi, ex concorrente di X Factor, finita al centro delle polemiche dopo la sua esibizione al Concertone del Primo maggio. Interpretando Bella ciao sul palco di piazza san Giovanni a Roma, la cantante ha sostituito la parola "partigiano" con "essere umano". "Una roba terrificante. Come si è permessa? Ma che si vergogni", ha commentato Crepet.
Cos’ha detto Paolo Crepet sugli eroi di oggi e i social
Per Crepet, gli "eroi" contemporanei non nascono più dalla televisione, ma dai social network. E non nascono dal merito. "Sui social basta mettere i soldi e si spostano i follower, è un gioco da ragazzi diventare eroi sui social", ha affermato, sottolineando che "non costa neanche tantissimo". Sui social, ha fatto notare, non c’è selezione, non c’è un percorso: c’è un algoritmo che risponde a chi paga. Basta investire denaro e i numeri crescono, così come la percezione del successo.
La tv, intanto, ha perso centralità: "I ragazzi seguono i social. La tv conta solo per Sanremo e se fossimo andati ai mondiali". Il problema è che, a suo avviso, la tv ha smarrito "gran parte di quello che una volta era l’intrattenimento", lasciando spazio soprattutto a "talk show politici e cronaca nera a go go".
Sul rischio di emulazione da parte dei giovani di quello che vedono in tv e sui social ha ricordato: "Il rischio di emulazione esiste da metà dell’Ottocento". È "un vecchio dibattito che viene dal cinema, da capolavori come Arancia Meccanica, che voleva essere contro la violenza, ma nel frattempo la replicava", ha evidenziato.
"All’epoca i ragazzi andavano al cinema, pensa com’eravamo scemi! Adesso che sono tutti intelligenti, stanno chiusi in gabinetto a vedersi non so che cosa su un telefonino", ha concluso Paolo Crepet.