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Crepet e i genitori "servi" dei figli: "Lo abbiamo voluto noi?"

Il nuovo attacco dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet ai genitori di oggi, da lui definiti "servi" dei propri figli: "Lo abbiamo voluto noi?"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Nel dibattito contemporaneo sull’educazione, Paolo Crepet torna spesso a parlare dell’evoluzione del rapporto tra genitori e figli, denunciando una trasformazione diffusa che vede le figure genitoriali sempre più deboli, fino a diventare dei "servi". Un’immagine provocatoria, scelta dal noto psichiatra e sociologo per mettere in luce la difficoltà degli adulti di oggi nel mantenere autorevolezza, imporre limiti e accompagnare davvero le nuove generazioni verso l’autonomia.

Cos’ha detto Crepet sui genitori "servi" dei figli

Durante uno spettacolo ripreso in un video pubblicato su Instagram, intitolato "Lo abbiamo voluto noi?", Paolo Crepet ha espresso la sua posizione sul rapporto tra genitori e figli nella società contemporanea.

Lo psichiatra ha dichiarato: "Adesso facciamo i conti, perché tante cose non vanno. Non so se questo lo abbiamo veramente voluto o ci è sfuggito di mano, non lo so. Ci sono dei genitori che appartenevano a una generazione che io ben conosco, che hanno contestato i loro genitori e sono finiti a fare i servi dei loro figli. È una cosa strana, non credete? Un capovolgimento. Non so se è la cosa giusta".

Secondo Crepet, c’è stata una sorta di ribaltamento generazionale. Chi negli anni della giovinezza chiedeva maggiore libertà, rifiutando modelli educativi troppo rigidi, oggi si ritrova in una situazione opposta, finendo per diventare "servo" dei propri figli. Il desiderio di essere amici dei figli, rinunciando all’autorevolezza, e di proteggerli da ogni difficoltà, avrebbe portato molti genitori verso una forma di subordinazione.

Questo atteggiamento, ha più volte evidenziato il professore, rischia di creare ragazzi fragili, poco autonomi e incapaci di affrontare le frustrazioni della vita.

Cos’è il "figliarcato" di cui parla Paolo Crepet

Paolo Crepet ha più volte introdotto il concetto di "figliarcato", che ha approfondito durante un’intervista al programma La biblioteca dei sentimenti, andato in onda a dicembre 2025 su Rai 3. In quell’occasione, lo psichiatra ha parlato anche di "figliocrazia", due termini che utilizza per descrivere il rapporto sempre più sbilanciato tra genitori e figli.

Questi concetti, ha spiegato Crepet, "significano che siamo strani" perché "noi che abbiamo amato le libertà, le abbiamo declinate in tanti modi, poi ci siamo trovati a essere schiavi dei nostri figli".

E ha fatto un esempio: "Una cosa che non ho mai capito bene è perché accompagniamo i figli a scuola? Non sto parlando dell’asilo nido, sto parlando del liceo". Secondo lo psichiatra, per gli adolescenti il tragitto casa-scuola rappresenta un momento importante di crescita, indipendenza e socializzazione: "Ce lo ricordiamo tutti quanto era bello allungare la strada per accompagnare Caterina o parlare con Franco o chissà chi e di che cosa".

Da qui nasce la contraddizione evidenziata da Crepet: da una parte i genitori si sono trasformati in "servi" dei loro figli, dall’altra tentano di controllare ogni aspetto della loro vita. "Da un lato siamo iperprotettivi, addirittura li geolocalizziamo, cose inaudite, e dall’altra parte non riusciamo più a dare delle regole e ci vergogniamo dei divieti perché è vietato vietare", ha sottolineato lo psichiatra.

"Vietato vietare" è una di quelle cose "che ha detto la mia generazione", ha ripreso lo psichiatra. Ma "è un’enorme sciocchezza, perché se fosse vietato vietare saremmo in una sorta di caos anche abbastanza triste, tutto sommato", ha concluso Paolo Crepet.