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Paolo Crepet IPA

Crepet e i giovani: come si insegna loro che l'alcol fa male

Paolo Crepet critica il modo in cui si parla di uso e abuso di alcol ai giovani e spiega cosa andrebbe invece fatto per sensibilizzarli sul tema

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

La società è in continuo cambiamento e così anche le dinamiche nelle giovani generazioni, anche quando si parla di alcol. Un tema di cui ha trattato anche Paolo Crepet, sociologo, psichiatra e saggista da sempre attento alle questioni giovanili. Riprendendo alcune esternazioni di Mauro Corona, noto scalatore e scrittore, nelle quali spiegava il suo rapporto con l’alcol, l’esperto ha voluto mettere in chiaro quale sarebbe il modo ideale di sensibilizzare ragazzi e ragazze sul tema.

Giovani e alcol, Crepet spiega cosa è cambiato

Rispetto a 50 anni fa, ha rilevato Crepet, è cambiata radicalmente. Un tempo era normale che alcuni signori tornassero a casa (o andassero in osteria) dopo una giornata di faticoso lavoro, in falegnameria o come muratori, e bevessero un litro di vino: “Una coreografia abbastanza prevedibile” all’epoca, ma che oggi non lo è più.

Ora si parla di “ragazzini e ragazzine che con i soldi di papà si ubriacano tutte le sere in una piazza del centro storico di una delle nostre meravigliose città del Nord Est”, ha denunciato il sociologo al Corriere del Trentino.

La critica di Crepet alle parole di Mauro Corona

L’attacco di Crepet è nato dalla reazione alle parole di Mauro Corona, che ha confessato che dai 20 ai 28 anni, ogni giorno, arrivava a scolarsi da solo una intera bottiglia di whisky dopo essersi bevuto dodici birre e un litro di vino. A questa si è aggiunta anche la testimonianza di Carlo Budel, 52 anni, scrittore e per sette anni gestore della Capanna Punta Penìa sulla Marmolada, che lo scorso giugno da un letto di ospedale ha consigliato ai giovani di non bere raccontando la propria esperienza: “Sono caduto in depressione, dopo sette anni vedevo tutto brutto e ciò mi ha portato a consolarmi nella cosa più viscida e schifosa di questo mondo: l’alcol”.

Ma secondo Crepet (che di recente si è sfogato anche sull’uso di TikTok da parte dei genitori), nonostante rispetti il dolore di tali testimonianze, “non c’è niente di eroico in tutto questo”. Infatti, il parere dell’esperto è diverso: le confessioni pubbliche sui social e sui quotidiani, “anche se per dire di non seguire le proprie orme, non servono – ha affermato -. Non aiutano i giovani, non so se diano un alibi anche se non so cosa succede nei social perché non ci trascorro un minuto della mia vita”.

Come sensibilizzare i giovani sull’alcol secondo Crepet

Quale può essere un modo alternativo di sensibilizzare i giovani sull’uso e sull’abuso di alcol? Secondo lo psichiatra e sociologo servirebbe un’azione più concreta che non si limiti a dire di non bere: “Andare a girare con un telefonino in un reparto di rianimazione di un ospedale e vedere cosa arriva per via dell’alcol”, ha affermato Crepet.

In questo modo si può pensare di riuscire a far capire ad un ragazzo o a una ragazza “cosa succede se si torna a casa alle quattro della mattina con venti spritz nello stomaco. Se ti va bene vai a finire in un fosso“, ha concluso l’esperto.

I numeri dei giovani che consumano alcol in Italia

L’uso di alcol tra i giovani è stato ben fotografato dall’Istituto Superiore di Sanità con l’ultimo rapporto stilato dall’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA).

Analizzando i dati del 2023, è emerso che circa 1 milione e 26mila ragazze e ragazzi di età compresa fra gli 11 e i 24 anni hanno consumato alcol secondo modalità a rischio per la loro salute. Un’età in cui “il cervello deve ancora maturare la corteccia prefrontale e la capacità cognitiva razionale che è minacciata e interferita dall’uso di alcol con danni irreversibili alle sue funzioni”, come ha spiegato l’ISS.

Ma il dato più allarmante riguarda i minorenni: nel 2023 erano circa 615mila i minori 11-17enni consumatori a rischio: il 17,8% dei maschi e il 13,3% delle femmine.

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