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Crepet e i "prof nazisti": l'attacco sui genitori e la scuola

Per Paolo Crepet è "probabilissimo" che uno studente incontri un "prof nazista" e questa è "scuola di vita": l'attacco dello psichiatra sui genitori

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Che la società sia profondamente cambiata rispetto a qualche decennio fa è evidente, e la scuola non fa eccezione. Con il mutare dei contesti familiari, culturali e sociali, è cambiata anche la percezione dell’insegnamento e del ruolo degli insegnanti. Sempre più spesso si sente dire che i docenti non godono più dell’autorevolezza che un tempo veniva loro riconosciuta. Ma perché? Secondo Paolo Crepet è tutta "una questione di soldi". Non solo: negli anni, sostiene lo psichiatra, i genitori hanno occupato uno spazio crescente dentro la scuola, intervenendo in dinamiche che, a suo avviso, dovrebbero restare nelle mani di chi la scuola la vive ogni giorno, ovvero gli studenti e il personale scolastico. Per Crepet, infatti, la scuola è come la vita, un luogo dove è "probabilissimo" incontrare anche un "prof nazista", e dove un giovane deve imparare a farci i conti.

Perché gli insegnanti hanno perso "autorità" secondo Crepet

Il 23 giugno Paolo Crepet è stato ospite di Dedalo 2026, la rassegna curata dal giornalista Luca Sommi che si è tenuta a Parma. Nel suo intervento, lo psichiatra ha parlato molto di giovani, dal cosiddetto fenomeno della "fuga dei cervelli" alla scuola. Proprio sulla scuola, ha dedicato una lunga riflessione al ruolo degli insegnanti. Sommi gli ha chiesto come si sia arrivati a "disconoscere totalmente l’autorità del professore".

"Credo che sia una questione di soldi – ha risposto lo psichiatra – cioè da quando sono circolati i soldi ci siamo sentiti superiori solo perché ne avevamo un po’ di più". Secondo Crepet, un tempo contava ciò che faceva un bravo professionista, che fosse un professore, un idraulico, un falegname o un chirurgo. Col tempo, invece, l’attenzione si è spostata su "chi faceva più soldi", a prescindere dal ruolo e dall’attività svolta.

Crepet ha proseguito: "Questo è quello che è accaduto in tutte le nostre parti del mondo cosiddetto occidentale. E questo ci ha portato ad una visione egalitaria spaventosa". Per lui è stato ed è "un grave errore" pensare che la democrazia significhi "essere tutti uguali e non avere tutti gli stessi diritti". Sono "due cose totalmente diverse" ha precisato. "Io penso che noi siamo in democrazia perché abbiamo gli stessi diritti, ma non siamo affatto tutti uguali. E ci mancherebbe altro, perché Jackson Pollock non è come un pittoruncolo della domenica. Punto. Quindi la meritocrazia è ovvio che ci debba essere".

Questa visione, ha continuato, "ha portato ai decreti delegati degli anni Settanta. Una delle sciagure dei decreti delegati è aver detto che nella scuola doveva entrare la famiglia. Purtroppo all’inizio sembrava una bella idea". Ma oggi, ha aggiunto, "se fossi per un giorno, un’ora, ministro dell’istruzione, e l’ho anche detto ad alcuni ministri, la prima cosa che farei è: divieto assoluto per i genitori di avvicinarsi a un liceo a meno di 100 metro, come il braccialetto elettronico".

Crepet propone che le famiglie possano entrare a scuola per parlare con gli insegnanti una volta all’anno. "Dopodiché è una questione dei ragazzi, delle ragazze e di chi ci lavora. Bidello compreso".

Per Crepet è "probabilissimo" trovare un "prof nazista" a scuola

Secondo Crepet l’interferenza delle famiglie nelle questioni scolastiche dei figli rende i ragazzi più fragili, perché li solleva dalle loro responsabilità e non li aiuta, fin da piccoli, ad affrontare le sfide della vita.

"Perché che uno (studente) incontri un prof di matematica nazista è probabilissimo – ha detto lo psichiatra -. Ci devi fare i conti perché questo è sadico. Ti interroga tre giorni di seguito perché ha capito che sei innamorato. Lui lo sa, l’ha visto, ed è invidioso perché è brutto, è un insegnante brutto, e si accanisce. Allora – ha evidenziato – questa cosa qua è scuola di vita. Devi imparare che nella vita c’è anche quello invidioso, c’è anche quello che non sa niente e che pretende".

In queste situazioni, la mediazione della famiglia "vuol dire rendere i ragazzi e le ragazze, ma ancor prima i bambini e le bambine, fragili – ha puntualizzato -. Perché è evidente che se ti porto io lo zainetto a scuola tu sei più fragile. Ma perché non te lo devi portare tu questo zainetto? Io non ho mai capito delle cose banali, tipo perché un adulto deve portare un ragazzo a scuola. Ma perché?".

Per Crepet, a 16 anni dovrebbe essere "un diritto universale" vivere le proprie autonomie, come "dire aspetto Viola dietro al portico che l’accompagno io a scuola. Poi Viola probabilmente mi dice: ‘O te ne vai o chiamo mio fratello’, che è un’altra delle lezioni di vita, e forse hai capito che con Viola non ci sarà un grande futuro. Però ci devi provare. Magari devi cambiarti la maglietta, devi metterti una cosa diversa, devi inventarti degli argomenti. Niente è scontato, niente è comodo. Questo è l’antitesi di questo mondo che è fondato sulla comodità", ha concluso Paolo Crepet.