Crepet e i regali ai figli: la sua denuncia prima del Natale
Il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet riflette sul rapporto tra genitori e figli: a pochi giorni dal Natale arriva la sua denuncia sui regali
In vista del Natale, il tema dei regali ai figli torna a interrogare molte famiglie, tra desideri, aspettative e significati educativi. In questo contesto si inserisce la denuncia dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet su ciò che i genitori comprano ai loro bambini e ragazzi.
Cos’ha detto Crepet (prima di Natale) sui regali ai figli
“Quando un bambino non sta mai fermo, la cosa ti preoccupa molto. Invece è un indice di desiderio. Il desiderio è anche fisico. È spaziale in tutte e due le interpretazioni dell’aggettivo: ‘spaziale’ nel senso che è uno spazio e ‘spaziale’ perché è prodigioso”. Lo ha detto Paolo Crepet intervistato da Damiano Realini a Lo Specchio sul canale YouTube RSI Info.
Secondo lo psichiatra, “i bambini dovrebbero essere sempre agitati”. Questo comportamento, a suo avviso, non va represso: è l’espressione naturale del desiderio, un motore che nei bambini e negli adolescenti dovrebbe rimanere vivo e acceso.
Per Crepet, i più piccoli hanno bisogno di spazio per desiderare, sperimentare e costruire i propri mondi interiori. E non dovrebbero essere protetti da ogni frustrazione o inquietudine, ma accompagnati mentre coltivano curiosità, immaginazione e capacità di inventare.
Richiamando la canzone Stairway to Heaven, in cui i Led Zeppelin “prendevano in giro” una donna convinta di poter acquistare la sua scala per il paradiso, il professore mette in guardia da una deriva educativa: non tutto si può comprare, e il valore delle cose non coincide con il loro prezzo.
Il giornalista Damiano Realini ha sintetizzato così il pensiero di Crepet: “Quindi i problemi sono arrivati con l’agio, cioè noi compriamo tutto ai nostri figli, anche la scala per il cielo. Pensiamo di poterla comprare davanti a uno scaffale dove tutto è confezionato”. E lo psichiatra ha confermato: “Ma certo”.
In vista del Natale, quello di Crepet diventa un monito per i genitori a non trasformare ogni richiesta dei figli in un acquisto immediato, ricordando che è proprio dalla mancanza che nascono il desiderio, l’immaginazione e quella creatività che aiuta i giovani a crescere.
Crepet e il racconto del rapporto con sua figlia
Nel corso dell’intervista, Paolo Crepet ha raccontato di aver deciso di parlare pubblicamente di suo padre per la prima volta all’età di 70 anni. Si tratta, ha spiegato, di una questione di “rispetto”. Per parlare dei genitori, dei nonni, e della vita personale in generale “ci vuole tempo” e “bisogna pensarci molto”. La vita personale, ha aggiunto, “va centellinata, va esposta con molto giudizio. E va esposta laddove può essere, si spera, metafora per altri. Altrimenti diventano ricordi personali che dobbiamo tenerci in un cassetto, com’è giusto che sia”.
Sempre a proposito di paternità, Crepet ha svelato qualcosa del rapporto con sua figlia. “Gli errori sono stati innumerevoli, non ne ho il minimo dubbio“, ha ammesso.
“Penso che sia giusto quello che abbiamo detto all’inizio, almeno questa è la mia opinione: bisogna vivere una vita per parlare del padre. Quindi auguro a mia figlia di vivere una lunga vita per poi parlare di me“, ha concluso Paolo Crepet.
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